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 2007  maggio 17 Giovedì calendario

BETORI Giuseppe

BETORI Giuseppe Foligno (Perugia) 25 febbraio 1947. Cardinale (dal 18 febbraio 2012). Già segretario generale della Cei, dal 2008 arcivescovo di Firenze. Sacerdote dal ’70, vescovo dal 2001 • Grande scalpore, nel maggio 2007, per alcune sue dichiarazioni nella cattedrale di Gubbio: «[...] ricordava nella sua omelia Sant’ Ubaldo, celebrato anche per aver fermato i nemici, le truppe del Barbarossa, alle porte della città. La “città” odierna ha nuovi nemici, nel 2007: si chiamano “il nichilismo e il relativismo, che in modo più o meno esplicito nutrono le tendenze egemoni nella nostra cultura: fanno del- l’embrione, l’essere umano più indifeso, un materiale disponibile per sperimentazioni mediche; danno copertura legale al crimine dell’aborto e si apprestano a farlo per le pratiche eutanasiche, infrangendo la sacralità dell’inizio e della fine della vita umana; introducono il concetto apparentemente innocuo di qualità della vita, che innesca l’emarginazione e la condanna dei più deboli e svantaggiati; coltivano sentimenti di arroganza e di violenza che fomentano le guerre e il terrorismo; delimitano gli spazi del riconoscimento dell’altro chiudendo all’accoglienza di chi è diverso per etnia, cultura e religione; negano possibilità di crescita per tutti mantenendo situazioni e strutture di ingiustizia sociale; oscurano la verità della dualità sessuale in nome di una improponibile libertà di autodeterminazione di sé; scardi- nano la natura stessa della famiglia fondata sul matrimonio di unuomoe di una donna”. È una lunga lista ma è necessario ri- produrla per rendere giustizia all’ampiezza delle preoccupazioni della Chiesa, e di cui i temi più attuali, come i “Dico”, mai citati per nome, costituiscono solo una parte, per quanto importante. Ma subito si sono accesi fuochi polemici in campo politico. L’Arcigay ha denunciato un ritorno al “medioevo” da parte della Cei; un esponente del Pdci, Pino Sgobio, ha parlato di una Chiesa ostile alla “rivoluzione dei lumi”, mentre il senatore dei verdi, Giampaolo Silvestri, si è spinto fino ad assimilare la concezione religiosa di monsignor Betori a quella del mullah Omar. A difesa del segretario della Conferenza episcopale italiana sono scesi in campo Luca Volonté, capogruppo dell’Udc a Montecitorio e la vice capogruppo di Forza Italia alla Camera, Isabella Bertolini. C’è una battaglia “decisiva” ha detto monsignor Betori, intorno “alla persona umana e alla sua dignità”. Nelle parole del presule non appare citato neanche il “Family Day”; ma è indubbio che ve ne si può leggere un riferimento nella seconda parte dell’omelia, in cui si parla dell’impegno dei cristiani. Il volto di Dio è l’amore, ha detto Betori, “non però l’amore debole che nasconde la verità, che crea ambiguità sotto il velo della falsa tolleranza, bensì quello esigente che non rinuncia a ferire per curare, a distinguere per poter allacciare ponti veri e non a voler rendere tutto fittiziamente omologo”. Questo genere di amore rappresenta una “visione alta della cari- tà, che non rinuncia alla verità, capace di generare progetti di novità di vita nella sfera individuale e in quella sociale”, e “è ciò che è chiesto oggi ai cattolici. Da un progetto di rinnovamento spirituale, culturale e sociale può scaturire quel dominio sui dèmoni del nostro tempo”. [...]» (Marco Tosatti, “La Stampa” 17/5/2007) • «[...] Di fatto ha individuato come i peggiori nemici della umanità - “fomentatori di guerre e terrorismo”, negatori “del riconoscimento dell’altro” a vantaggio del mantenimento di “situazioni e strut- ture di ingiustizia sociale” - le donne che abortiscono, le persone che riflettono sul testamento biologico e sul diritto a porre fine ad una vita che ha perso tutte le caratteristiche di vita umana, le coppie eterosessuali che convivono senza sposarsi e gli omosessuali in quanto attenterebbero alla dualità sessuale. Sono loro responsabili dei mali del mondo, non i dittatori politici ed economici, non coloro che fomentano guerre etniche e religiose, non gli sfruttatori di donne e bambini, non i mercanti di uomini e neppure coloro che in nome della morale sessuale si oppongono all’utilizzo di semplici precauzioni per evitare il diffondersi dell’Aids che da solo in alcune parti del mondo fa ancora più stragi delle guerre civili. È difficile provare rispetto ed avere attenzione per chi confonde terroristi e violenti veri e persone che, assumendosene tutta la responsabilità e talvolta la sofferenza, compiono scelte eticamente motivate, ancor- ché in modo difforme dalla morale cattolica. Per chi, tra l’altro, non distingue neppure, dal punto di vista della gravità rispetto al suo stesso concetto di morale, tra aborto e convivenza senza matrimonio, tra eutanasia e approvazione dei Dico e ritiene (contro le stesse più recenti acquisizioni della Chiesa) che l’omosessualità sia uno stile di vita, e non una condizione umana in cui ci si trova a nascere e vivere. Perciò teme, un po’ grottescamente, che se si riconoscessero le coppie omosessuali nessuno più farebbe coppie (e matrimoni) eterosessuali» (Chiara Saraceno, “La Stampa” 17/5/2007).