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 2007  maggio 12 Sabato calendario

Gli studenti toscani disertano la «lezione» della Baraldini. Il Giornale 12 maggio 2007. Il deserto accoglie Silvia Baraldini, per due giorni ospite d’onore della Livorno rossa e anarchica

Gli studenti toscani disertano la «lezione» della Baraldini. Il Giornale 12 maggio 2007. Il deserto accoglie Silvia Baraldini, per due giorni ospite d’onore della Livorno rossa e anarchica. Lo storico teatro Goldoni è spopolato, erano annunciati 500 studenti per l’incontro con la donna condannata come terrorista negli Usa e liberata dall’indulto in Italia, ma sui velluti rossi della platea sono sedute sì e no 50 persone compresi prof. giornalisti e fotografi. Tuttavia è quella della sinistra e delle istituzioni l’assenza più eclatante. Vuoto pneumatico, a parte le frange estreme catalizzate dalla Lega internazionale delle donne per la pace e la libertà e dalla commissione Pari opportunità della Provincia di Livorno. La presidente di questa commissione, Graziella Pierfederici, si è fatta sostituire pur essendo «presente con il cuore». La Provincia ha precisato di non aver patrocinato nè finanziato i due giorni pro Baraldini lasciando alle donne delle Pari opportunità paternità e sostegno economico (mille euro); idem il Comune, che ha sottolineato di aver respinto la proposta di cittadinanza onoraria. Anche la Fondazione Goldoni (che ha affittato l’ottocentesco teatro) si è sentita in obbligo di prendere le distanze dalla celebrazione di questa signora di 59 anni condannata nel 1983 dalla giustizia americana a 43 anni di carcere, riportata in Italia nel ’99 per scontare il residuo di pena a Rebibbia, posta dall’aprile 2001 agli arresti domiciliari dove si troverebbe ancora senza l’indulto. Che ora vive «in uno dei quartieri più alla moda di Roma, il Pigneto», ha «un compagno grande intenditore di vini» e si mantiene «lavorando da precaria per l’Arci, Rifondazione e la rivista ”LatinoAmerica” di Gianni Minà». La pattuglia di insegnanti post-sessantottini ipotizza contatti carbonari tra presidi per impedire l’afflusso studentesco. Livorno è scossa dalle polemiche per l’incontro con i ragazzi, la serata di poesia musica e teatro e l’inaugurazione della mostra figurativa di oggi pomeriggio. Iniziative che propongono la Baraldini come «un esempio per i giovani», «un simbolo che ha dedicato la vita ai diritti dei popoli oppressi dall’imperialismo», «la vittima di un sistema giudiziario che non tiene conto del diritto umanitario»: parole dette davanti agli studenti da Giovanna Pagani, presidente della Lega internazionale delle donne. Ma la Baraldini è meno ideologica dei suoi sostenitori. Rifiuta la patente di vittima perchè «in ogni circostanza dobbiamo lottare per essere padroni della nostra vita». Nega gratitudine ai governi di sinistra che l’hanno rimpatriata e liberata: «Devo dire grazie soltanto al movimento di opinione pubblica che ha costretto a negoziare. Se avessi potuto avrei votato il centrosinistra, anche se oggi non mi rappresenta perchè prigioniero di un dibattito di nessun interesse». E soprattutto, finalmente ammette di non essere stata condannata soltanto per le sue idee, come sproloquia chi la circonda. «Bisogna dirlo confessa alle tre classi di studenti livornesi ho partecipato alla liberazione dal carcere di una donna latinoamericana che ora vive a Cuba. Un’evasione. è fuorviante parlare di una detenzione ideologica: io ho scelto di agire e ne ho accettato le conseguenze, anche se una condanna a 40 anni è esagerata». Silvia Baraldini dunque rivendica l’azione sovversiva, «in una certa situazione, di fronte a certi problemi», e ottiene l’applauso degli studenti, uno dei pochi non pilotati. Un battimani preoccupante, che approva la violazione della legge. «Quella donna era stata arrestata ingiustamente, noi abbiamo deciso di liberarla come atto di resistenza alla repressione e io, che appartenevo al comitato legale di difesa, ho accettato di partecipare all’ operazione anche per fare vedere che i bianchi non si tiravano indietro». La «cattiva lezione» della Baraldini ha toccato anche altri temi. La droga: «Sono contraria a criminalizzare la marijuana e qualsiasi stupefacente, la droga è una malattia e i malati si curano in ospedale, non si chiudono in cella come hanno voluto Bossi e Fini». La famiglia: «Sono favorevole ai Dico e mi stupisce che membri di un governo di sinistra possano partecipare al Family Day». Quando descrive i lati in certo modo positivi del sistema penitenziario americano (lavoro, studio, sport), subito qualcuno le fa ricordare l’asprezza di due anni di detenzione di massima sicurezza. Ed ecco la domanda delle domande, l’ultima: saprebbe riaffrontare la prigionia per i suoi idealì Imbarazzo. «Se la situazione lo richiedesse non lo potrei escludere filosofeggia Silvia Baraldini -. Ma i tempi sono cambiati, ora ci sono altri modi per farsi sentire, come dimostrano i movimenti contro i treni veloci, la caserma di Vicenza, gli inceneritori, i rigassificatori. Ragazzi, io ho già dato». Stefano Filippi