Giorgio Lonardi, la Repubblica 16/5/2007, pag.43, 16 maggio 2007
Valentino. Il controllo della maison Valentino Fashion Group è conteso da due fondi di private equity, da una parte Permira, assistito da Eidos Partners e in cordata con Mediobanca e Citigroup, e dall´altra Carlyle, supportato da Jp Morgan
Valentino. Il controllo della maison Valentino Fashion Group è conteso da due fondi di private equity, da una parte Permira, assistito da Eidos Partners e in cordata con Mediobanca e Citigroup, e dall´altra Carlyle, supportato da Jp Morgan. Secondo alcune indiscrezioni è stata raggiunta un´intesa di massima tra Permira e la International Capital Growth (Icg, maggiore azionista Andrea Donà dalle Rose). Icg avrebbe deciso di cedere il 29,9% della società in suo possesso per un prezzo vicino a 35,65 euro. Valore dell´operazione: circa 800 milioni di euro. Manca ancora la firma, ma i rami delle famiglie Marzotto e Donà dalle Ros (controllano la Icg), si sarebbero convinti a vendere. A questi prezzi (venerdì scorso Valentino aveva chiuso a 35,18 euro, dopo una crescita di oltre il 14% nel giro di un mese) è prevedibile un´Opa lanciata da Permira per prendere il controllo della società. Finora il negoziato non è stato indolore. Le polemiche all’interno del Consiglio della Permira hanno portato alle dimissioni del consigliere Roger Abravanel, ex capo di McKinsey Italia. Entrambe le cordate avrebbero inoltre cercato di portare dalla propria parte il management guidato da Antonio Favrin, uno dei maggiori azionisti di Finanziaria Canova, che a sua volta controlla il 19,7% di Valentino. Al momento, però, Canova non ha venduto. Nessuna notizia nemmeno dagli altri due rami dei Marzotto: la Pfc di Paolo Marzotto - detiene il 7,44% -, e la Tidus - holding che riunisce Gaetano, Luca, Niccolò e Stefano con il 12,4%. L’incognita è rappresentata ancora da possibili mosse di Carlyle, che è ancora in tempo a rilanciare con gli altri azionisti. Chiunque sia il vincitore, comunque, dato il controllo di Valentino sul 51% di Hugo Boss, scatterebbe l´obbligo dell´Opa a cascata sulla stessa Hugo Boss, così da far lievitare il costo dell´operazione attorno ai 5 miliardi di euro.