Corriere della Sera 16/05/2007, pag.41 Francesco Giavazzi, 16 maggio 2007
L’educazione dei ragazzi e le aule sporche. Corriere della Sera 16 maggio 2007. Mi riferisco all’articolo di Francesco Giavazzi ( Corriere, 11 maggio) dal titolo «Aule sporche ma che scuola è?» e constato con sorpresa e amarezza che un docente, sia pure universitario, (e sia detto con tutto il rispetto che la carica richiede) identifica l’immagine di un Liceo classico di grande prestigio con lo stato delle sue strutture e soprattutto che attribuisce tout court al preside la responsabilità di tutto, probabilmente nulla sapendo del medesimo, non avendone mai conosciuto il vissuto scolastico e le tante difficoltà affrontate in quattro lunghi anni di fatiche sopportate, mandando avanti una scuola interessata da interventi di adeguamento normativo che la Provincia, con molto impiego di risorse, ha intrapreso da tempo e che si protrarranno ancora, con i conseguenti disagi
L’educazione dei ragazzi e le aule sporche. Corriere della Sera 16 maggio 2007. Mi riferisco all’articolo di Francesco Giavazzi ( Corriere, 11 maggio) dal titolo «Aule sporche ma che scuola è?» e constato con sorpresa e amarezza che un docente, sia pure universitario, (e sia detto con tutto il rispetto che la carica richiede) identifica l’immagine di un Liceo classico di grande prestigio con lo stato delle sue strutture e soprattutto che attribuisce tout court al preside la responsabilità di tutto, probabilmente nulla sapendo del medesimo, non avendone mai conosciuto il vissuto scolastico e le tante difficoltà affrontate in quattro lunghi anni di fatiche sopportate, mandando avanti una scuola interessata da interventi di adeguamento normativo che la Provincia, con molto impiego di risorse, ha intrapreso da tempo e che si protrarranno ancora, con i conseguenti disagi. Spiace constatare che questa società che dà tanto peso all’immagine e spesso assai poco alla sostanza, rischia di condizionare il giudizio di coloro che difendono dalle pagine dei quotidiani i diritti degli studenti conculcati da presidi negligenti o che, poveretti, come la sottoscritta, «hanno un piglio in meno» o addirittura sono scarsamente interessati all’educazione dei ragazzi o del tutto privi di educazione civica (o forse si confonde l’educazione civica con il senso civico?). Quanto al giro nei gabinetti non effettuato dal Direttore Generale, bisogna invece pensare che il professore ne abbia svolto uno molto accurato. Peccato non abbia chiesto piuttosto di visitare la ricchissima e prestigiosa biblioteca del liceo, oppure il suo archivio storico, o meglio ancora le raccolte scientifiche per il cui restauro presidi privi di «piglio», ma evidentemente culturalmente attendibili e docenti attenti e scrupolosi hanno profuso risorse, tempo, interesse, appunto cultura. Vi avrebbe scoperto dei tesori che lo avrebbero riconciliato con l’«immagine» vera del Beccaria; quella che le migliaia di alunni che vi hanno trascorso la loro adolescenza hanno imparato ad amare sotto la guida amorevole e intelligente di docenti colti, che sanno badare alla sostanza delle cose e sanno anche sopportare in prima persona ed insegnare ai ragazzi a sopportare qualche disagio (il che equivale a sapere educare). Mariagrazia Meneghetti Dirigente Scolastico del Liceo Beccaria di Milano Mi fa piacere apprendere che il Liceo Beccaria ha una biblioteca, un archivio e raccolte scientifiche prestigiose. D’altronde non ne avevo dubbi. Ho conosciuto molti ottimi studenti di quel liceo e anche alcuni docenti eccellenti. La mia critica non era agli studenti o ai professori, ma alla preside, che ha la responsabilità di far funzionare la scuola. La pulizia, un ambiente decoroso, non sono questioni di «immagine». A che cosa educa una preside che, per pigrizia o per quieto vivere, accetta che chi è pagato per pulire la scuola non lo faccia? Così i ragazzi a lei affidati cresceranno pensando che il dovere sia un optional a scuola come nella vita. Studenti del Beccaria, mostrate di essere migliori della vostra preside. Sabato pomeriggio presentatevi a scuola con scope, vernice, pennelli e ripulitela. E se la preside non vi fa entrare, occupate il liceo: questa sì sarà un’occupazione utile. Francesco Giavazzi