Corriere della Sera 16/05/2007, pag.11 Monica Guerzoni, 16 maggio 2007
Finocchiaro avverte Prodi «Scissione, rischi al Senato». Corriere della Sera 16 maggio 2007. Roma
Finocchiaro avverte Prodi «Scissione, rischi al Senato». Corriere della Sera 16 maggio 2007. Roma. «La scissione ha spostato l’asse politico a sinistra...». Il tono è caldo e privo di enfasi, com’è nello stile di Anna Finocchiaro. Ma i Ds colgono al volo l’allarme sulla tenuta del governo. «Non voglio riaprire un capitolo doloroso, ma devo parlarvi degli effetti della scissione sul gruppo del Senato» inizia la presidente dei Senatori dell’Ulivo abbracciando con lo sguardo la sala di via dei Frentani, orfana dei compagni dell’ex Correntone. L’addio di Mussi, Salvi e poi di Angius non è «cosa neutra rispetto al governo e alla sua politica», prosegue la Finocchiaro nel più assoluto silenzio del Comitato nazionale per la Costituente del Pd. La creazione di un gruppo della Sinistra democratica ha «fortemente ridimensionato l’Ulivo sotto il profilo della consistenza numerica» e ora il governo deve prestare «attenzione» a quel che accade a Palazzo Madama, deve fare un «forte investimento politico» in vista dei provvedimenti che presto piomberanno sulla giungla del Senato. «Riforma delle autorità, Rai, pensioni, legge elettorale – elenca Finocchiaro appellandosi ai "ministri presenti in sala", D’Alema, Bersani, Chiti... – Nessuno si sogni di buttare la questione nell’agone del Senato e pensare che noi reggiamo la barra dritta». Si potrebbe dedurne che la presidente metta le mani avanti nel timore di sfaceli prossimi venturi. Ma non è questo, o almeno non è solo questo. L’sos di «Anna dei miracoli», come la chiamano i suoi, è un appello al cuore e alla testa di Romano Prodi. Se ci tiene a sopravvivere, è il consiglio, il premier ponga «grandissima attenzione» sull’Aula del Senato e si appresti a una «gestione oculata» delle questioni che di certo creeranno attriti tra riformisti e massimalisti: il leader indossi i panni del mediatore e concordi i provvedimenti più delicati, conclude Finocchiaro ormai giù dal palco, «o si va tutti a casa». L’invocazione si fonda sui numeri. Il gruppone dell’Ulivo ante-scissione contava 101 senatori, che dopo Firenze sono diventati 89. Sd, la nuova formazione di Mussi, coi suoi 12 senatori porta a circa 50 i voti dell’ala estrema, forte di un «patto di consultazione» che unisce Prc, Pdci, Verdi ed ex sinistra Ds. La scissione dunque ha stravolto i rapporti di forza, ha spezzato l’asse Prodi-Bertinotti – che al Senato si declinava nella sintonia della Finocchiaro col capogruppo del Prc Giovanni Russo Spena – ha innescato la competition tra sinistra e Pd e all’interno della sinistra stessa. Possono Diliberto e Giordano farsi scavalcare su pace, pensione o lavoro da Mussi o da Salvi? E c’è un altro aspetto che Finocchiaro non sottovaluta. L’Ulivo ha perso senatori molto esperti nel lavoro parlamentare come Di Siena, Villone, Mele, Iovene, nonché i due big Angius e Salvi, il quale lascerà la commissione Giustizia per guidare il nuovo gruppo. «Temiamo gli emendamenti governativi ai provvedimenti del governo – rivela preoccupato il vicepresidente dl Luigi Zanda – la discussione può infiammarsi e il rischio aumenta...». Facce preoccupate, in via dei Frentani. Smarrimento, incertezza tra i 350 membri del Comitato nazionale, che ha eletto presidente l’ex segretario generale della Uil Pietro Larizza. Dopo la Margherita, anche i Ds hanno nominato gli organi di direzione, segno che i due partiti non smobilitano. La Quercia va alla «fusione» con un Comitato politico di 112 membri guidato da una presidenza che ne conta 19, tutti i leader compresi Veltroni, Brutti per la terza mozione e un rappresentante (lo nominerà Vincenzo Vita) di quella fetta di Correntone che ha detto no alla scissione. «La cupola...» scherza Nicola Latorre, mentre i fassiniani smentiscono il presunto «commissariamento» del segretario. Maurizio Migliavacca resta coordinatore, la segreteria diventa Comitato esecutivo e accoglie Luciano Pizzetti, cui toccherà costruire il Pd al Nord. E dietro le quinte sarebbe in corso un braccio di ferro sull’ingresso della Finocchiaro al posto di Latorre. «Liberiamoci dalle paure – è il messaggio di Fassino a Rutelli – Nessuno vuole egemonizzare il Pd». Monica Guerzoni