Corriere della Sera 15/05/2007, pag.33 DANILO MAINARDI, 15 maggio 2007
Il gioco? Un segno di evoluzione E i varani impararono il calcio. Corriere della Sera 15 maggio 2007
Il gioco? Un segno di evoluzione E i varani impararono il calcio. Corriere della Sera 15 maggio 2007. Che certi mammiferi giochino è noto da tempo. Chi non s’è mai divertito col proprio cane, tirandogli un bastone o una pallina, o facendo rotolare un gomitolo davanti a un gattino? E giocano pure certi uccelli. Esemplari e splendide sono le giocose evoluzione aeree delle aquile nel corteggiamento. Ora però il confine s’allarga perché possediamo una buona documentazione visiva riguardante anche un rettile, il varano del Nilo Varanus niloticus e, sorprendentemente, anche un insetto, la vespa cartonaia Polistes dominulus. IMPRINTING – La dimostrazione che un rettile possa giocare ci viene da un etologo che da decenni si occupa di rettili e di comportamento ludico: Gordon Burghardt dell’università del Tennessee a Knoxville. Lo conosco fin dagli anni ’70, quando dimostrò in serpenti e tartarughe che una sorta di imprinting influenza le loro preferenze alimentari. Poi, negli anni ’80, cominciò ad interrogarsi sulla origine evolutiva del gioco. Pubblicò un’ipotesi detta «del surplus energetico» e consistente in questo: le corse scatenate e altri comportamenti apparentemente immotivati di tanti giovani, dai vitelli quelli ai pulcini dei polli domestici, sarebbero direttamente influenzati e dipendenti da vincoli energetici. Questi animali, semplicemente, giocano perché sono ben nutriti e protetti dalle cure parentali. Un’estensione piuttosto logica del concetto fu poi che in cattività pure gli adulti, in questo caso anch’essi ben nutriti e protetti, possono manifestare, se appena ne hanno la tendenza, comportamenti ludici. Giocano, in definitiva, molto di più che in natura, dove ovviamente hanno ben altro a cui pensare. Ora - dicevo - possediamo un’eccellente documentazione filmata sui varani che, in cattività, giocano con palline e altri oggetti. Con una pallina, tanto per dire, si divertono a farla correre con colpi di muso, e ce n’è uno che ha perfino imparato a fare, con una zampa anteriore, una sorta di colpo di tacco che la spara all’indietro, proprio come fanno i calciatori. Ho studiato bene queste immagini (che verranno proposte nella prossima edizione di Superquark) e conosco il pensiero di Burghardt: in generale i rettili per motivi metabolici sono meno portati a giocare dei vertebrati a sangue caldo, i varani però, in quanto predatori assai attivi, hanno un metabolismo più efficiente ed anche un’intelligenza superiore. CONDIZIONI – Perciò, se si mettono nelle condizioni adatte per nutrizione e temperatura, diventano ludici. In un’ottica evolutiva, pertanto, se è vero che in natura il gioco è solo di uccelli e mammiferi, già qualcosa, scavando bene, è possibile evidenziarlo anche al livello rettiliano. I comportamenti giocosi sono tanti e diversi perché rispondono a differenti funzioni. Conosciamo i giochi sociali, per lo più lotte e inseguimenti, che insegnano ai giovani come si vive in gruppo; quelli di predazione, utili in previsione della caccia; giochi di esplorazione, che producono una miglior conoscenza e dunque un miglior uso dell’ambiente. CORSE – Ci sono infine i giochi di movimento, come corse e salti, che sviluppano armoniosamente i muscoli. C’è però, a unificarli tutti, il fatto che comunque chi gioca si diverte a farlo. Il gioco, si dice, è sempre autoremunerante. E’ questo il premio immediato per le «specie giocose». Ed ora c’è, sorprendente, la scoperta pubblicata sul Journal of Comparative Psychology ed opera dell’etologo fiorentino Stefano Turillazzi e dei pisani Leonardo Dapporto ed Elisabetta Palagi, intitolata «Dominance interactions in young adult paper wasps foundresses: a playlike behavior?». In essa si dimostra, con innegabile perizia e competenza, che anche le vespe cartonaie si dedicano ad attività che, almeno all’apparenza, altro non sono che competizioni giocose, preludio al formarsi delle gerarchie caratterizzanti la vita adulta di questi insetti sociali. Ma una cosa è certa: questo per ora unico gioco entomologico è, evidentemente, tutto un altro fenomeno rispetto ai giochi dei vertebrati. Ci racconta infatti di un differente e separato tragitto evolutivo ed è semmai una storia parallela, un’analogia. Un fatto comunque è indiscutibile: molto ancora c’è da scoprire nel mondo misterioso del comportamento animale. Le sorprese sicuramente non ci mancheranno. DANILO MAINARDI