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 2007  maggio 15 Martedì calendario

Referendari, cena per la raccolta fondi con imprenditori e banchieri milanesi. Corriere della Sera 15 maggio 2007

Referendari, cena per la raccolta fondi con imprenditori e banchieri milanesi. Corriere della Sera 15 maggio 2007. MILANO. Una serata bipartisan per il referendum. Discussione politica e cena per raccolta fondi. Siccome non si potrà contare sui partiti, i leader referendari chiedono aiuto a personalità fuori dalla politica. E la borghesia milanese ha risposto. Al «Superstudio» di via Tortona era rappresentata quasi tutta la Milano che conta. Personaggi vicini a Berlusconi, come Cristina Mondadori e Bruno Ermolli, al tavolo con Elio Catania, Gioia Moratti e Umberto Veronesi. E i promotori del partito democratico, come Gregorio Gitti – con la moglie Francesca Bazoli – e Salvatore Vassallo. I firmatari della lettera d’invito, con Gitti e la Mondadori, sono Guido Roberto Vitale, Angelo Panebianco, Vittorio Gregotti, Sergio Erede, Giulia Puri Negri, Angiola Bono. Durante la cena, si discute di referendum in un dibattito coordinato da Ferruccio de Bortoli, con Piero Ostellino, Michele Salvati, Mario Segni, Giovanni Guzzetta. E’ anche l’occasione per presentare la proposta di legge di iniziativa popolare per introdurre nella Costituzione il diritto di scegliere i candidati dei partiti, attraverso il metodo delle primarie; «è la nostra risposta a chi critica il referendum perché non mette in discussione le liste bloccate» spiega Gitti. Ogni tavolo «costa» 4 mila euro, da devolvere alla causa referendaria. Ci sono il tavolo di Carlo Puri Negri e della moglie Giulia, con l’amministratore delegato di Edison Quadrino, Chicca Olivetti e Sabina Profumo, moglie del banchiere Alessandro. Il tavolo dell’avvocato Erede. Il tavolo dell’imprenditore Filippo Bruno. Il tavolo degli esperti di finanza Francesco Aletti, Maurizio Tamagnini, Giovanni Gorno Tempini. Quello di Giuseppe Garofano, Giuseppe Calabi, Carlo Callieri. Presenti anche il sottosegretario di Prodi Ricardo Franco Levi e Franco Debenedetti. E poi giornalisti come Gad Lerner, manager come Lorenzo Pelliccioli, industriali come Giacomo Gnutti, finanzieri come Francesco Micheli. Assente Gabriele Galateri di Genola, che però ha aderito e «comprato » mezzo tavolo. «E’ questa la novità: la battaglia per il referendum è condotta interamente dai cittadini, senza i partiti – ha detto Gitti - . All’inizio, quando è stato posto il problema della legge elettorale, i partiti hanno dato una risposta incoraggiante, tipo: "Vedrete che faremo qualcosa". Ma oggi è difficile pensare che si possa arrivare a un risultato. Anche una legge da un unico articolo, che abroghi le pessime norme vigenti e ripristini il Mattarellum con i collegi uninominali, è di là da venire. Le forze politiche vedono il referendum come un pericolo: nel centrodestra l’unico partito attivo è An; nel centrosinistra nessuno si è impegnato, la raccolta delle firme è condotta esclusivamente da "Parte civile", il comitato composto dall’Associazione per il partito democratico e da Cittadinanza attiva. Per fortuna, basta spiegare che l’obiettivo è diminuire il numero dei partiti per avere la folla ai banchetti». Mario Segni ha inquadrato la battaglia referendaria in una prospettiva storica, «per completare la transizione italiana ed evolvere dal bipolarismo al bipartitismo». Segni guarda con favore alla nascita del partito democratico, «ma se posso fare qualcosa, sarà dall’altra parte del campo. Intanto mi batto per questo referendum, che servirà a tutti». De Bortoli ha paventato il rischio che non si raggiunga il quorum, mentre Ostellino ha messo in guardia dall’ostilità dei piccoli partiti, che vedono in pericolo non solo i seggi ma pure il finanziamento elettorale. Un rischio tenuto in considerazione da Vassallo, che però invita a guardare ai recenti progressi, anche in vista della costruzione del partito democratico. «Se D’Alema parla di una sua lista alle elezioni della Costituente, è possibile che stia scherzando o enunciando una tattica. Ma io preferisco pensare che sia la conclusione di un ragionamento che il ministro degli Esteri ha compiuto in questi anni ed enunciato al congresso Ds». Per «l’uomo dei gazebo», sono soddisfazioni. A. C.