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 2007  maggio 15 Martedì calendario

Media, i minuti fanno la differenza. Il Sole 24 Ore 15 maggio 2007. Di fronte alla nuova fase trionfale dei fenomeni internettiani, da Google a MySpace, da Wikipedia alla fioritura di iniziative collegate al web 2

Media, i minuti fanno la differenza. Il Sole 24 Ore 15 maggio 2007. Di fronte alla nuova fase trionfale dei fenomeni internettiani, da Google a MySpace, da Wikipedia alla fioritura di iniziative collegate al web 2.0, tornano a moltiplicarsi le preoccupazioni sul futuro di altre tecnologie mediatiche come la carta e la televisione. Sono in gran parte questioni già affrontate sul finire del secolo scorso. Che restano attuali. Ma che vanno affrontate in modo nuovo. In effetti, in una dozzina d’anni, internet ha provocato nel mondo dei media tradizionali una quantità di ansie e speranze con pochi paragoni nella storia. E per lungo tempo ci si è chiesti se avessero ragione gli apocalittici che vedevano la fine dei business editoriali tradizionali investiti da modelli e prodotti più freschi e dinamici, o gli integrati convinti che alla fine il sistema costruito intorno ai grandi mass media fosse tanto potente da riuscire ad assorbire il colpo e rilanciarsi più forte che mai. Ebbene che cosa possiamo rispondere oggi che i dati a nostra disposizione sono diventati molto più articolati? C’è un modo sbagliato per rispondere. Si può confrontare il numero degli utenti dei diversi media per arrivare a scoprire che c’è un’erosione dei media tradizionali e un aumento dell’uso di internet. Ma, a pensarci bene, è una conclusione banale: internet è un mezzo giovane che ha il suo appeal, dunque conquista spazio e, in un mondo di percentuali, ne toglie agli altri media. Conclusione: inferire che questa tendenza andrà avanti senza scossoni in futuro, fino a provocare la fine dei giornali e della televisione, non è logico. Un po’ più interessanti sono le osservazioni sul numero di utenti che accedono agli stessi prodotti editoriali in una modalità crossmediale. Si nota per esempio che ormai il numero di utenti che leggono le grandi testate giornalistiche nella versione online sono in numero maggiore di quelli che leggono le versioni cartacee: accade quasi ovunque, dall’America del New York Times all’Europa del Financial Times e arriva anche ai tre principali giornali italiani. Segno che la comodità di internet e la velocità di aggiornamento garantita dal web hanno conquistato l’interesse del pubblico. E segno anche del fatto che le strategie crossmediali adottate da alcuni giornali sono corrette. Ma anche da questo punto di vista le inferenze troppo affrettate possono ingannare. Perché non è detto che il numero di utenti sia un buon indicatore. Anzi, per la verità si potrebbe rivelare vagamente ingannevole. Lo si scopre guardando alla durata degli accessi degli utenti alle versioni online e offline dei giornali. Nell’ultimo rapporto della Nielsen/NetRatings, si trova che nel marzo di quest’anno le versioni online dei tre grandi giornali italiani hanno avuto dai 4 ai 2 milioni di utenti unici, cioè più dei lettori delle versioni cartacee. Ma il tempo che in un mese quei milioni di utenti hanno passato sui loro tre giornali online preferiti è stato nell’ordine dei 25 minuti. Una media di sette-otto visite in un mese durate poco più di tre minuti l’una. chiaro che ai giornali di carta si riserva un trattamento migliore. Quanto migliore? Non esistono dati completi. Ma le risposte cominciano ad arrivare. In un mondo che diventa crossmediale devono cambiare anche le statistiche che descrivono i media. E l’unità di misura crossmediale per eccellenza è il tempo di esposizione ai media. L’Eurisko, come altri istituti di ricerca, ha intuito che dopo la pletora di Auditel, Audiradio, Audipress, Audiweb, la spinta alla crossmedialità imporrà a tutti gli interessati, pubblicitari in primo luogo, la ricerca di punti di riferimento unitari per leggere il comportamento e gli interessi del pubblico. E ha sperimentato un sistema di rilevazione del tempo mediatico piuttosto innovativo con il quale è arrivato ai primi risultati. Ebbene, secondo l’Eurisko, gli italiani dedicano mediamente ai giornali di carta, quotidiani e periodici, quasi il triplo del tempo che dedicano a internet. Tutta internet: non solo i giornali online, dunque, ma anche per esempio i motori di ricerca, i siti di commercio, i portali e tutti i siti di servizio. Certo, i dati dell’Eurisko non sono paragonabili a quelli di Nielsen, per cui non li paragoniamo. Ma è chiaro che gli italiani che navigano sono un popolo che va di fretta: Nielsen vede che i 18 milioni di italiani connessi a internet navigano mediamente per circa mezz’ora al giorno, passano quasi sempre da Google per uno o due minuti e poi si disperdono in una miriade di siti. Anche i più frequentati, salvo qualche eccezione, non riescono a conquistare la loro attenzione per più di cinque minuti. Solo eBay raggiunge la quota record di dieci minuti. E in questo modo arrivano sempre a dare una sbirciatina ai titoli dei giornali online, li seguono rapidamente con lo sguardo nel corso della giornata, magari leggono velocemente un articolo. Ed è così, quindi, che restano sui giornali principali online per - più o meno - tre minuti al giorno. Insomma: senza nessuna pretesa scientifica potremmo sostenere che gli italiani che leggono dedicano ai giornali di carta un tempo dieci-venti volte più lungo di quello che gli italiani che navigano dedicano ai giornali online. Certo, può essere che queste proporzioni siano destinate a cambiare man mano che entreranno in gioco massicciamente i servizi d’informazione che coinvolgono in prima persona il pubblico: i blogger italiani sono ancora pochi rispetto ai numeri raggiunti in altri Paesi, come la Francia o la Corea del Sud. Ma è chiaro che crescono. E come i blogger crescono anche coloro che pubblicano video, audio, foto e altri contenuti per alimentare le loro relazioni sociali online, generando nel contempo una quantità di contenuti informativi che a loro volta attraggono attenzione e tempo. Una prospettiva molto probabile, che comunque per ora non si nota molto nelle statistiche disponibili. Questo ovviamente ha importanza per i pubblicitari e per gli editori. Perché, da un lato, una strategia crossmediale non può prescindere dalla crescita dirompente dell’attenzione che gli italiani dedicano a ciò che avviene su internet e alla partecipazione alle attività del pubblico attivo. Ma, dall’altro lato, non può neppure essere costruita dimenticando la qualità della relazione che i lettori coltivano con il giornale di carta: e il tempo ne è un’approssimazione significativa. Possiamo dunque ritrovare una soluzione potenzialmente armonizzante, perché il modo in cui si vivono i giornali di carta non sembra essere in contraddizione con il modo in cui si sbirciano i giornali online: i mezzi diversi non si uccidono a vicenda, si riposizionano in relazione al rispettivo successo e in qualche caso possono sviluppare forme di sinergia. Luca De Biase