Il Sole 24 Ore 13/05/2007, pag.49 Marco Carminati, 13 maggio 2007
Clavicembali da incorniciare. Il Sole 24 Ore 13 maggio 2007. Fernanda Giulini non è una collezionista gelosa
Clavicembali da incorniciare. Il Sole 24 Ore 13 maggio 2007. Fernanda Giulini non è una collezionista gelosa. La sua raccolta è aperta a chiunque chieda di visitarla nella bella villa secentesca di Briosco, nel cuore della Brianza (www.villamedici-giulini.it). Quando è possibile, è lei stessa ad accompagnare i visitatori tra i suoi tesori che descrive con amore, accarezza e, se necessario... suona. Sì, perché la collezione di Fernanda Giulini non è la solita infilata di quadri-mobili-suppellettili-arazzi-tappeti e cineserie. La collezione di Fernanda Giulini è una delle più originali e singolari d’Italia: è una grande raccolta di strumenti musicali antichi, in prevalenza a tasto. Il mondo musicale milanese conosce bene questo insieme. Interpreti da tutto il mondo vengono a Milano per suonare i clavicembali, le spinette, i fortepiani, i pianoforti che la collezionista Giulini mette a disposizione per concerti pubblici, i quali si tengono sovente nella raffinata casa-museo di Gian Giacomo Poldi Pezzoli. A Briosco risuonano le note dei organi antichi (difficilmentetrasportabili), nelle case private può capitare di assistere a concerti d’arpa con strumenti originali provenienti dalla sua raccolta. Ma Fernanda Giulini ha deciso che questo suo singolare tesoro non debba restare eccessivamente privato. Così, lo ha fatto studiare pezzo per pezzo da esperti di diverse discipline. A John Henry van der Meer è spettato il compito dell’analisi "organologica" (ovvero della disamina dello strumento musicale come tale), a Carlo Bertelli il compito di analizzare le decorazioni pittoriche di molti strumenti, a Daniele di Castro quella di evidenzare il ruolo degli strumenti musicali quali oggetti di arredo. Ne enuto un volumone di oltre 700 pagine, grande quanto una spinetta giocattolo e pesante quanto un pianoforte, che non olo il catalogo della collezione Giulini ma un vero e proprio trattato di storia musicale, artistica e culturale attorno al tema degli strumenti a tasto e a corda. Ma quali perle racchiude il catalogo Giulini? Ad esempio il cembalo Ottoboni, appartenuta al cardinal Pietro (il mecenate di Haendel, Corelli e Alessando Scarlatti) che è dipinto con gli stemmi di porporato e nel coperchio ostenta la scena della fuga in Egitto, da assegnare con ogni probabilità alla mano di Luca Giordano. Da non perdere il cembalo spagnolo di Andrès Fernandez Santos, laccato di rosso e dipinto a cineserie, o la spinetta trapezoidale di Rinaldo Bertoni con scene agresti prese dalle stampe dei Remondini di Bassano. Su un cembalo fiammingo mutato in fortepiano c’è addirittura dipinta una scena della storica battaglia di Gemert, che vide contrapposte le truppe spagnole e quelle olandesi delle Province Unite il 7 aprile 1603. Gli spagnoli ebbero la peggio, e chi ordinò di dipingere questa battaglia sopra il suo cembalo volle evidentemente fare un omaggio al vincitore dello scontro, il principe Maurits. sorprendente constatare quante cose possa raccontare uno strumento musicale apparentemente destinato a riprodurre solo suoni. Con l’avvento del Neoclassicismo, i fortepiani e i pianoforti diventano molto più sobri, e la loro bellezza sta nell’essenziale eleganza delle linee e nella superba qualità delle essenze lignee con cui sono fabbricati. La coppia di fortepiani di Anton Walter, presenti in collezione Giulini, sono, da questo punto di vista, davvero esemplari. Marco Carminati