Varie, 16 maggio 2007
BALLARIN
BALLARIN Elisabetta Milano 22 luglio 1985. Una delle cosiddette ”Bestie di Satana” (partecipò a un omicidio procurando alla setta la pistola rubata al padre Alberto, un giornalista morto nel 2005 di crepacuore) • Condannata in appello a 23 anni • «[...] il suo avvocato Francesca Cramis. ”I giudici non hanno voluto capire che Elisabetta è stata un’altra vittima di questa faccenda. una ragazza fragile che soffre di dipendenze: prima da Andrea Volpe, il capo, poi dalla droga, ora dal carcere”. Aveva 12 anni Elisabetta quando i suoi futuri amici iniziarono il massacro. Prima di Fabio Tollis e Chiara Marino, 19 anni, uccisi e seppelliti nel bosco perchè ”colpevoli” di voler lasciare il gruppo. Poi spingendo al sucidio Andrea Bontade. Ne aveva appena compiuti 18, quando la sera del 23 gennaio del 2004, ”agendo con premeditazione, con crudeltà e per motivi abbietti” lei e i suoi amici, Andrea Volpe e Nicola Sapone, nella villa di Golasecca, vicino a Varese, uccisero prima sparandole e poi colpendola ripetutamente con una vanga, quando già l’avevano gettata in una fossa, Mariangela Pezzotta, 27 anni, ex donna di Volpe e forse di Sapone, anche lei colpevole di voler abbandonare il gruppo. Una vita fatta di trasgressioni, di droga, di birre al pub, di musica heavy metal, e avvelenata da mille sottoculture dalle quali i ragazzi delle ”Bestie di Satana” hanno estratto la trama becera dei loro film dell’orrore. Ciarpame gotico, cuoio neonazi, ritualità di magia nera, come raccontavano le pareti e le panche del pub Midnight in Porta Romana, tra luci viola e incisioni sataniche, dove le ”Bestie” amavano ritrovarsi dopo aver suonato il loro ”metal” sognando di emulare gli eroi anoressici e cattivi della discografia dark. I giudici di Busto Arsizio, che seguirono l’inchiesta e fecero fioccare le prime condanne, scrissero che le Bestie di Satana non erano un’associazione a delinquere ispirata al satanismo ma solo ”un’aggregazione di personalità deboli, immature, ineducate, sostanzialmente svantaggiate che hanno costruito un maldestro edificio nel quale albergare la loro assoluta povertà morale”. [...]» (Paolo Colonnello, ”La Stampa” 16/5/2007) • «Chi la conosce bene dice che ci sono tantissime immagini della vita ancora acerba di Elisabetta Ballarin, occhi grandissimi dietro a lenti sottili, sorriso senza un filo di trucco, capelli lunghi e lisci come appena spazzolati. In una lei è Lilibeth, la bambina vivace che saltava in braccio a Gianni Brera, il giornalista che era di casa, amico di suo padre Alberto, cronista di sport alla Gazzetta e poi alla Padania [...] ”La mia era una bambina bella e brava, non questa occultatrice di cadaveri come raccontano i magistrati e i giornali”. Poi c’è la ragazzina per bene di quattordici anni che va a scuola dalle suore Orsoline e ama i ”Metallica”, chitarre d’acciaio, musica dura come il suo look tutto rigorosamente nero: dagli occhi bistrati in modo pesante agli anfibi e ai maglioni sformati, dall’anello con il pentacolo satanico alla collana con la croce rovesciata. ”Ma dai mamma che ce l’ha anche Madonna...”. E invece era già una premonizione. [...] racconta sua madre Cristina. ”Mi ha parlato del futuro, del suo futuro. Mi ha detto: ”Mamma, sono giovane. Quando uscirò da qui ci saranno nuove tecnologie. Mi farò mettere in testa un chip e tornerò ad avere vent’anni come oggi. La chirurgia estetica farà il resto...’. chiaro che mia figlia avrà un futuro, si tratta di capire solo quale tipo di futuro [...] Mia figlia studia. Voleva fare medicina. Ovviamente non può. Ha scelto giurisprudenza, magari un giorno farà l’avvocato. Due volte la settimana può andare in biblioteca. I libri glieli porto io. Un’insegnante del liceo le fa da tutor” [...] una bambina, con un padre assente e la famiglia disgregata, che a quindici anni si attacca a uno come Andrea Volpe, conosciuto in discoteca, con cui condivide tutto: lo chalet nei boschi di Golasecca, il metallo pesante a cento decibel in sala prove, l’eroina e il tavor fino all’incubo di quella notte, l’anticamera dell’inferno. ”O forse la sua liberazione. Perchè mia figlia era fragilissima. Sono convinta che la droga o Andrea me l’avrebbero uccisa. terribile dirlo, in questa storia in cui ci sono persone morte e famiglie che soffrono più di me”. Anche l’amica di sempre, parla di un rapporto succube, di una ragazzina che non vede l’ora di uscire di casa: ”Andrea era tutto questo. Era magnetico, le dava forza. Lei era la sua principessa. Quando aveva 14 anni, sognava già di essere libera. Andrea per un certo periodo ha rappresentato tutto questo. Adesso che lui l’ha tradita, ai suoi occhi non è più niente. Niente di niente”. L’ultima immagine di Elisabetta sembra scattata un secolo fa e invece era solo il 22 luglio 2003, il giorno del suo diciottesimo compleanno. ” stato quando mia figlia mi ha annunciato che se ne sarebbe andata di casa, a vivere con Andrea. Non voleva più studiare, lavorava come commessa al duty-free di Malpensa. Mi ha detto: ”Sono sicura che non ti piace, ma sei stata tu a dirmi che le persone non vanno giudicate dall’aspetto’. Quel ragazzo era molto più grande di lei, non aveva né arte né parte, faceva l’operaio a tempo perso. Ma nessuno in paese aveva qualche tipo di sospetto...”. Ci sono errori che poi si pagano con la vita. E che altri come Mariangela Pezzotta pagheranno più duramente di tutti. ”Mia figlia ha fatto molta fatica a parlare con il padre di Mariangela. Si sono incontrati un giorno in aula. Lei aveva paura. Mi diceva ”Mamma, per favore scrivigli tu’. Io non credo che mia figlia sia arrivata ancora a una presa di coscienza totale di quello che è successo. Ha ricordi confusi, fa fatica a collocare nello spazio certi avvenimenti. Quando era viva chiamava Mariangela per nome. Adesso che è morta, dice solo ”la ragazza’”» (Fabio Poletti, ”La Stampa” 2/2/2006).