Varie, 16 maggio 2007
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Falwell Jerry
• Lynchburg (Stati Uniti) 11 agosto 1933, 15 maggio 2007. Predicatore • «Era figlio di un contrabbandiere di ”moonshine”, il whiskey distillato clandestinamente sotto i chiari di luna del sud negli anni roventi del Proibizionismo [...] aveva saputo diventare ”l’aytollah” dell’America cristianista e fondamentalista [...] Senza un Jerry Falwell, l’America non avrebbe mai avuto un George W. Bush. Da Lynchburg, una piccola città di quella Virginia che guidò la crociata secessionista contro il Nord, Falwell aveva saputo costruire, attorno a una chiesa protestante di confessione Battista, un regno politico, finanziario e televisivo da costa a costa che avrebbe cambiato, forse per sempre, la fisionomia elettorale degli Stati Uniti. Nella calca di profeti, predicatori ”al fuoco e allo zolfo”, guaritori e imbonitori che prosperano sulla sincera fede di milioni di americani e sguazzano tra le ansie che la modernità e l’urbanizzazione generano, pochi emergono e nessuno come Jerry Falwell lo aveva saputo fare. Per primo, in quegli anni ”70 di voragine culturale e morale che il Vietnam, il ”68, il femminismo, il secolarismo e poi il vergognoso naufragio di Nixon nel Watergate avevano scavato nel cuore dell’America tradizionalista e timorata di Dio, Falwell aveva capito che i milioni i fedeli sparsi nella galassia della Confederazione Battista, soprattutto nel sud, erano un esercito in attesa di una missione politica. E quella missione si sarebbe incarnata in lui e nella guerra per esorcizzare i demoni del tempo, l’aborto, l’omosessualità, il femminismo, il lassismo, il relativismo e l’altro partito, i Democratici. ”L’attacco dell’11 settembre - disse - è stato il castigo di Dio contro la omosessualità”. Come tutti i grandi ayatollah, anche lui aveva avuto l’intuizione politica giusta e il cinismo indispensabile per tradurla in soldi e potere. Il ”dottor Falwell”, come si faceva chiamare pur avendo fatto soltanto due anni di college e senza avere mai conseguito altri dottorati che tre lauree in teologia honoris causa assegnate da istituti non accreditati, aveva fondato un’università nel 1971, per assegnare altri titoli in ”studi divini”. Ma soprattutto, nel 1979, aveva lanciato l’organizzazione della Moral Majority, una elastica struttura di simpatizzanti, fedeli, finanziatori, cittadini, chiese e stazioni tv locali, persuasi che tutti i mali di quell’America umiliata nel fallimento della presidenza di Jimmy Carter venissero dalla perdita della bussola ”morale”, cioè ”cristiana”. Attraverso il miracolo della televisione che sa trasformare oscuri piazzisti di prodigi e di paure in profeti biblici, Falwell aveva costruito un ”partito di Dio” che sarebbe cresciuto fino a formare quel blocco di almeno 30 milioni di elettori capaci di votare come una falange per i candidati come Reagan, e soprattutto Bush, che sembrano promettere il ritorno ai ”valori” della famiglia e della Bibbia vissuta letteralmente. Fra periodiche eruzioni di anti- semitismo, seguite da altrettanto rapide inversioni di corso in senso filo-israeliano, tra promesse di Apocalisse imminente, annunciata dall’incoraggiante (per lui) crescendo di sangue e di odio nelle terre della Bibbia, e scandali di bonds allegri emessi esentasse per tenere in piedi la sua cosiddetta università e creargli un portfolio di circa 250 milioni di dollari, Falwell non aveva mai perduto di vista la stella polare del proprio odio: la scuola pubblica. ”Le scuole pubbliche - predicava - sono la culla del male. L’istruzione va sottratta allo stato e restituita alle chiese”. Per compiere la missione affidata dalla provvidenza, non aveva neppure esitato ad allearsi con la più comica coppia di telepredicatori, James e Tammy Baker, proprietari di una ”Disneyland” biblica e divenuti milionari, che poi lui contribuì a distruggere e scalzare, rivelando i peccatucci omosessuali di James e le stravaganze finanziarie di Tammy, che aveva usato le offerte dei devoti per costruire cucce con l’aria condizionata per i suoi numerosi cagnetti. Negli ultimi anni della sua vita, tormentato da una salute che cigolava sotto l’obesità che lo avrebbe ucciso [...] la presa politica di Falwell era diminuita, e i primi cigolii fra la Moral majority e la ”christian nation” si cominciavano ad avvertire, sotto il peso della impopolarità e dei fallimenti di Bush. Ma quel partito di Dio, quegli Hezbollah cristianisti del sud americano che lui aveva saputo individuare per primo, mobilitare e formare, restano la pietra sulla quale ogni nuovo candidato repubblicano deve salire, se vuole avere speranze di raggiungere il tempio della Casa Bianca» (Vittorio Zucconi, ”la Repubblica” 16/5/2007) • «Difendeva la segregazione razziale degli afroamericani contro Martin Luther King, accusava abortisti e pagani di aver organizzato gli attacchi dell’11 settembre 2001, descriveva l’Anticristo come un ”ebreo maschio già nato” e diede vita negli anni Ottanta al teleevangelismo più estremo, trasformando i fondamentalisti cristiani in un nuovo dirompente protagonista della vita politica americana. Con il reverendo Jerry Falwell [...] scompare il predicatore che nel 1956 fonda assieme a 35 seguaci in una fabbrica di bottiglie in disuso la Chiesa battista fondamentalista divenuta un impero religioso che oggi si estende dalle mega congregazioni - come gli oltre 22 mila fedeli della Thomas Road Baptist Church - ai 7700 studenti della Liberty University di Lynchburg in Virginia che ha guidato fino all’ultimo giorno. Se negli anni Sessanta il cavallo di battaglia era la difesa della segregazione degli afroamericani, culminata della definizione di Martin Luther King come il leader del ”movimento dei diritti sbagliati”, dopo l’approvazione delle leggi volute dal presidente Lyndon B. Johnson, Falwell inizia ad avvicinarsi alla politica arrivando negli anni Settanta a vedere nella televisione lo strumento per diffondere il messaggio della fede nelle case di milioni di famiglie, parlando ad ognuno come se si trovasse nella sua Chiesa. La trasmissione ”Old Time Gospel Hour” coincide con la scelta compiuta nel 1979 di dare vita alla ”Moral Majority”, un’organizzazione ombrello per rappresentare tutti i cittadini uniti dall’avversione contro la degradazione morale del XX secolo: l’aborto, l’omosessualità, la pornografia e l’ostilità alle preghiere nelle scuole pubbliche. Se il democratico Jimmy Carter nel 1976 diventa il primo presidente ad essere eletto mobilitando il voto dei battisti del Sud, quattro anni dopo il repubblicano Ronald Reagan lo sconfigge anche grazie alla novità politica costituita da una ”Moral Majority” che punta a riunire tutte le denominazioni cristiane, crescendo fino a sommare 6,5 milioni di adepti e un bilancio annuo di oltre 69 milioni di dollari. L’invenzione di Falwell è di unire il messaggio fondamentalista allo strumento televisivo con un genio nell’arte della comunicazione di massa che gli vale nel 1983 l’inclusione da parte di ”Us News & World Report” nella classifica dei 25 uomini più influenti d’America. Per identificare i seguaci ricorre alla definizione di ”credenti nella Bibbia, indipendenti, fedeli di Chiese locali, fondamentalisti”. La violenza di un linguaggio che definisce ”pagani” tanto le femministe che gli omosessuali lo porta a duellare con il predicatore Billy Graham e quindi ad allontanarsi da Reagan, fino ad abbandonare la stessa ”Moral Majority” che accusa di essere diventata uno strumento di un partito repubblicano troppo incline ai compromessi. Nei quindici anni seguenti trasforma la Liberty University in un fortino della fede, dal quale esce per lanciare accuse sempre più estreme. Nel 1999 durante un simposio evangelico si dice certo dell’avvenuta nascita dell’Anticristo identificandolo in un ”maschio ebreo” e pochi giorni dopo l’11 settembre durante uno dei suoi sermoni televisivi afferma che ”femministe, gay e gruppi di liberal sinistra” sono i mandanti occulti dell’attacco alle Torri Gemelle. Messo all’indice dalle gerarchie evangeliche, accusato dalla Casa Bianca di fomentare l’odio anti-islamico in America e senza più interlocutori politici fra i conservatori, il reverendo torna ad essere protagonista di un’elezione presidenziale nel 2004 quando grazie alla ”Risurrezione della Moral Majority nel XXI secolo” cavalca la crociata contro i giudici abortisti ed a favore dell’emendamento costituzionale contro le nozze gay aiutando la mobilitazione dal basso dei gruppi fondamentalisti per impedire la vittoria del candidato democratico John Kerry. Travolto a più riprese da scandali finanziari, accusato dal magazine Hustler di essere un ubriaco dedito agli incesti e protagonista di manifestazioni di piazza per equiparare gli ultimi presidenti americani ad Adolf Hitler - a causa della mancata messa al bando dell’aborto - Falwell è riuscito nell’intento di trasformare la Liberty University nel tempio del sapere dei fondamentalisti cristiani in maniera analoga di quanto avviene per i cattolici con l’Università di Notre Dame e per i mormoni con la Brigham Young University. I biografi rintracciano l’origine di tanta determinazione a diffondere un rapporto estremo con Dio nelle origini famigliari del reverendo: un nonno ateista militante e un padre che fece fortuna vendendo alcol durante gli anni del proibizionismo. Anche Falwell inizia su simili strade, distinguendosi come leader di gang giovanili a Lynchburg, Virginia, ma la svolta arriva con il diciannovesimo compleanno quando scopre che ha ”un cuore che brucia per Cristo” diventando un cristiano rinato ed iniziando una crociata continuata fino all’ultimo giorno. Poche ore prima di morire, hanno raccontato alcuni studenti della sua università, si era infatti impegnato in una lunga colazione di lavoro per discutere i piani di rilancio del fondamentalismo in America con un occhio alle incombenti elezioni presidenziali del 2008, che il reverendo Falwell guardava con il timore di veder trionfare la ”coalizione pagana” da lui sempre combattuta» (Maurizio Molinari, ”La Stampa” 16/5/2007).