Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  maggio 13 Domenica calendario

Tasse e servizi: a casa il saldo è negativo. Il Sole 24 Ore 13 maggio 2007. Milano. Nel suo confronto con lo Stato, la famiglia italiana media non riesce proprio a far quadrare i conti: per quanto si possa ingegnare, la sua contabilità chiude in rosso, per un migliaio di euro circa ogni anno (89 ogni mese)

Tasse e servizi: a casa il saldo è negativo. Il Sole 24 Ore 13 maggio 2007. Milano. Nel suo confronto con lo Stato, la famiglia italiana media non riesce proprio a far quadrare i conti: per quanto si possa ingegnare, la sua contabilità chiude in rosso, per un migliaio di euro circa ogni anno (89 ogni mese). La cifra, naturalmente, è un indicatore approssimativo, perché soffre di un doppio difetto: è una media (proprio come il pollo di Trilussa) che risulta per di più da valori medi. Ma, pur con tutte queste cautele, è un numero che conferma una percezione diffusa, non solo tra le famiglie: quella di dare allo Stato più di quel che si riceve. Anche le statistiche internazionali, d’altra parte, segnalano che l’Italia non si impegna quanto altri Paesi. Qui accanto riportiamo la graduatoria Eurostat, che misura l’impegno dello Stato per famiglie e bambini in termini di percentuale del prodotto interno lordo: con una media europea del 2,1%, il nostro Paese è all’1,1 per cento. Il bilancio medio della famiglia media è un po’ la traduzione individuale del dato di Eurostat: cioé il significato concreto di una spesa sociale troppo bassa. Le uscite Il nostro bilancio medio tiene conto di tutti i rapporti diretti (escluso, dunque, il dare/avere legato al sistema previdenziale) fra le famiglie e il settore pubblico in generale, che comprende le attività di Stato, Regioni, enti locali e servizio sanitario nazionale. Per il Fisco, non si è tenuto conto dei comportamenti medi di consumo (che avrebbero aumentato il prelievo della componente Iva) e si è partiti dalla curva Irpef disegnata dalla Finanziaria per il 2007 per i redditi da lavoro dipendente. Ai 10.743 euro richiesti per un reddito lordo di 42mila euro (ottenuto attribuendo a un solo componente il doppio del reddito medio netto italiano di 1.312 euro al mese) si aggiungono addizionali regionali e locali sul reddito, ricavate applicando le aliquote medie a livello locale per il 2007. La famiglia tipo italiana, inoltre, abita in una casa di proprietà di 80 metri quadri, che sulla base dei valori catastali medi (lontano dalle metropoli) divengono un’Ici di 13 euro, grazie alla detrazione media di 103 euro; per il servizio di rifiuti, le tariffe medie impongono un conto annuo di 166 euro. A fine anno, questo concerto di richieste "alleggerisce" il bilancio di 11.623 euro. Le entrate Una quota consistente di queste risorse rientra sotto forma di servizi e contributi, ma il 9,2% (1072 euro) non emerge più. La forma più diretta di ritorno nelle tasche delle famiglie è quella degli assegni al nucleo, per chi ha familiari a carico. Secondo le regole fissate dalla manovra per il 2007, alla famiglia tipo considerata nell’inchiesta vanno 455 euro all’anno. Si tratta, è il caso di ricordarlo, di un "premio" fiscale che nel 2006 non era presente, perché la parabola dei vecchi assegni familiari atterrava a quota zero a 41mila euro di reddito lordo. Passando ai servizi, l’impegno più consistente dello Stato è legato alla sanità secondo le stime Censis, il servizio sanitario nazionale spende per ogni cittadino 1.288 euro all’anno, escluse le spese sostenute per la copertura dei farmaci, stimate in una spesa pro capite di 212 euro. Nel bilancio dei rapporti con lo Stato non entrano i farmaci per automedicamento, perché la famiglia media italiana manca di pochi euro il superamento della franchigia di 129 euro che le permetterebbe di fruire di qualche vantaggio fiscale. Una quota importante del sostegno viene poi dalle amministrazioni locali: dalle Regioni, in primo luogo, che per ogni cittadino spendono 1.165 euro all’anno in varie attività legate ad esempio ai trasporti o a sostegni economici. Non rientra nel calcolo il settore sanitario, già considerato in precedenza. I Comuni, secondo l’indagine Istat pubblicata il mese scorso, spendono invece 92 euro per cittadino nello sviluppo dei servizi locali, dall’asilo nido ai servizi sociali e all’assistenza domiciliare. Anche in questo caso è inevitabile che i valori medi nascondano le differenze territoriali, che soprattutto per il welfare locale sono consistenti: se la famiglia-tipo vivesse in Emilia Romagna, infatti, riceverebbe dal proprio Comune servizi per 450 euro, e la dote crescerebbe ancora trasferendosi in Val d’Aosta o in Trentino Alto Adige; la scelta di andare in Calabria, invece, farebbe calare il contributo del Comune a 81 euro all’anno. Mauro Meazza, Gianni Trovati