Francesca Caferri , la Repubblica 13/5/2007, pagina 19., 13 maggio 2007
In tutto il mondo ci sono più di 14 milioni di ”rifugiati ambientali”: sono le popolazioni allontanate dalle loro terre d’origine trasformate in aree protette o in riserve, dove sono vietate le loro antiche attività, come la caccia
In tutto il mondo ci sono più di 14 milioni di ”rifugiati ambientali”: sono le popolazioni allontanate dalle loro terre d’origine trasformate in aree protette o in riserve, dove sono vietate le loro antiche attività, come la caccia. In tutto il mondo dal 1990 la superficie totale delle terre poste sotto protezione è raddoppiata, raggiungendo il 12% del totale e la lista di casi di popoli cacciati per far spazio a parchi è lunga: si va dai Masai del Kenia e della Tanzania ai Chetri del Nepal, passando per gli aborigeni dell’Australia e i pigmei del Camerun. I maggiori imputati sono le associazioni ambientaliste (Wwf, Conservation International, Nature Conservancy, la Wildlife Conservation Society). Ma le responsabilità sono anche di alcuni governi, che talvolta si sono accordati con le grandi multinazionali per consentire lo sfruttamento di aree vicine a quella protetta. In qualche caso lo schermo del parco nazionale è stato usato per allontanare gli indigeni da luoghi potenzialmente redditizi: esemplare il caso dei Boscimani del Botswana, che hanno vinto una causa contro il governo accusato di volerli cacciare dal loro territorio per poi dare via libera alle esplorazioni diamantifere della Debswana. Adesso un documento stabilisce che entro il 2015 i parchi naturali esistenti e quelli che saranno creati dovranno essere gestiti anche dalle popolazioni indigene.