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 2007  maggio 17 Giovedì calendario

Libri distrutti e reinventati. L’Espresso 17 maggio 2007. Di solito gli uffici stampa delle case editrici non mi mandano mai i libri che dovrebbero riguardarmi personalmente (che so, studi sull’estetica medievale, semiotica, filosofia del linguaggio) ma libri bellissimi di cui non so cosa farmene, come manuali di cucina o romanzi di autori ignoti che hanno scritto in lingue che hanno preceduto la confusione babelica

Libri distrutti e reinventati. L’Espresso 17 maggio 2007. Di solito gli uffici stampa delle case editrici non mi mandano mai i libri che dovrebbero riguardarmi personalmente (che so, studi sull’estetica medievale, semiotica, filosofia del linguaggio) ma libri bellissimi di cui non so cosa farmene, come manuali di cucina o romanzi di autori ignoti che hanno scritto in lingue che hanno preceduto la confusione babelica. Ma ogni tanto questa ferrea legge viene violata - oppure l’editore è stato sottoposto a intensa rieducazione, così che ora Adelphi, se pure non cessa di mandarmi opere di insigni suicidi mitteleuropei, non manca di inviarmi tutto Simenon. Ed ecco pertanto che sono arrivati sul mio tavolo alcuni libri che parlano della distruzione dei libri e (forse per sopperire a questo brutto vizio) della proliferazione di libri inventati. Mi pare giusto scriverne mentre infuria la polemica Olmi-Diliberto sui libri inchiodati, alla quale non posso prendere parte perché, in viaggio da settimane, non ho ancora potuto vedere il film di Olmi (che immagino bellissimo) e non posso intervenire su qualcosa di cui non so. I libri si distruggono. Non a caso la benemerita trasmissione giornaliera di Radio 3 che parla di libri si intitola ’Fahrenheit 451’ e si riferisce al romanzo di Bradbury sul rogo dei libri. Ma Bradbury non inventava niente perché di roghi di libri è piena la storia, e ne traccia una cronaca Fernando Báez in ’Storia universale della distruzione dei libri’. Dalle tavolette sumere alla guerra in Iraq (pubblicata da un raffinato editore-distributore di edizioni rare, Viella - e, guarda caso, prefata da Marino Sinibaldi che di ’Fahrenheit 451’ è psicopompo). A parte alcune inesattezze - come dire che nel mio ’Il nome della rosa’ si racconterebbe che il secondo libro della ’Poetica’ di Aristotele è stato eliminato dalla chiesa (la mia personale irritazione per l’ingerenza della chiesa contemporanea negli affari del mio paese non mi spingerebbe mai a pronunciare tanta calunnia nei confronti della rispettabilissima chiesa del Medioevo) - il libro è da leggere perché fa venire i brividi. Ma non sempre i libri sono scomparsi nel nulla perché qualche soggetto cattivo ha deciso di bruciarli. La ’damnatio memoriae’ nei confronti di un libro può assumere forme diverse, come ci racconta Simone Berni sia in ’A caccia di libri proibiti’ (Edizioni Simple, 2005) che in ’Libri scomparsi nel nulla’ (sempre edizioni Simple 2007), dove, leggendo, talora nasce il sospetto che molti di questi libri abbiano meritato di scomparire. Ma in generale è bene che i libri sopravvivano, anche se raccontano panzane, se non altro per rispetto delle opinioni di chiunque e, se debbono scomparire nel nulla, che sia almeno per decisione statistica dei lettori e non per qualche intervento censorio. Come rimediare al fatto che i libri scompaiano? Talora con fatalismo. Ho scritto altrove che, a leggere la ’Poetica’ di Aristotele, si trovano i titoli di moltissime tragedie che non ci sono pervenute. Chi ci dice che siano scomparse perché non valevano nulla e non che invece Eschilo, Sofocle ed Euripide, essendo più ammanicati, siano riusciti a far rappresentare sempre i loro lavori a scapito di concorrenti più bravi ma meno raccomandati? Che cosa abbiamo perso? Non lo sapremo mai e forse è bene così, perché è meglio ricordare a memoria due o tre miti esemplari che doverne rimembrare cento, dimenticandoli tutti. I libri talora scompaiono solo per un certo periodo. Vi rendete conto che, tranne il ’Timeo’, il Medioevo ha ignorato tutto Platone, e dei poeti latini ha conosciuto solo Virgilio, Stazio e Lucano? E allora? Pazienza, questo non ha impedito che l’epoca producesse la ’Divina Commedia’, tanto per dire, e poi tutto è stato riscoperto nel Rinascimento. Basta aver pazienza, e i libri vincono sempre. Infine c’è un modo di sopperire alla scomparsa dei libri: inventarne di inesistenti. Tutti (almeno tra le persone che frequento e che non usano il telefonino) conoscono la lista dei libri dell’abbazia di San Vittore stesa da Rabelais, con titoli affascinanti come ’Ars honeste petandi’ o ’De modo cacandi’. Questi libri non sono mai esistiti ma sarebbero stati meglio di tanti altri esistenti o esistiti. A questo genere letterario è dedicato un libro (’Biblioteche immaginarie e roghi di libri’) pubblicato da Palladino Editore, con testi storici sul raffinato argomento. Ma come mai mentre si celebra la vittoria di Internet sul libro, appaiono tanti libri sui libri? Forse per le stesse ragioni per cui stanno sorgendo da ogni parte librerie di molti piani (e non dico a Parigi o a Milano, ma a Shanghai), frequentatissime da tutti quei giovani che secondo gli apocalittici stagionali avrebbero smesso di leggere. Di fronte alla fragilità di Internet di cui, sia chiaro, mi dichiaro utente devoto, e che tra poco conterrà tutti i libri del mondo, ma dove i siti scompaiono da un giorno all’altro e basta un temporale per cancellare tutto, il libro rimane come garanzia di permanenza, vorrei dire di eternità - e sopravvive ai roghi. Umberto Eco