L’Espresso 17/05/2007, pag.245-247, 17 maggio 2007
Lettere. L’Espresso 17 maggio 2007.Dottor Truffa / 1. davvero intollerabile la copertina de "L’espresso" (n
Lettere. L’Espresso 17 maggio 2007.Dottor Truffa / 1. davvero intollerabile la copertina de "L’espresso" (n. 16) dedicata al "Dottor Truffa": un camice bianco con una banconota nel taschino, che descrive 35 mila medici ospedalieri italiani come altrettanti mafiosi o gangster. Incredibile poi è la forzatura della verità che fa il giornale, riportando la notizia del rapporto del Senato sulla libera professione degli ospedalieri. Eppure, da una lettura integrale del documento della Commissione Sanità, presieduta da un medico, il professor Ignazio Marino, si arriva a conclusioni completamente diverse. Il professor Marino commenta sullo stesso numero de "L’espresso" i risultati del rapporto, ma il suo articolo viene titolato "Non tollereremo i furbi", parole che nel suo testo non ricorrono. Credo che anche Marino si sia trovato a disagio nel vedere il suo articolo accomunato ad un titolo e ad una copertina che descrivono la categoria medica, alla quale appartiene, come una banda di ladri e disonesti. Il documento del Senato, votato da tutti i partiti con l’esclusione di Rifondazione comunista, afferma che il vero problema è che le amministrazioni regionali e le Asl non hanno applicato una legge dello Stato e in dieci anni non hanno creato le condizioni per organizzare e controllare l’attività libero-professionale in ospedale (intramoenia) ed hanno utilizzato soltanto l’11 per cento dello stanziamento nazionale predisposto. Esiste anche, dice Marino, una "minoranza di cattivi medici" che forse hanno "interessi diversi dall’eccellenza dei risultati clinici" e che hanno "comportamenti disonesti". chiaro che questi medici commettono un reato e sono da punire severamente. Il documento indica una "ipotesi di lavoro" per Regioni e Aziende per definire in tempi rapidi e secondo un preciso iter tutti gli adempimenti per l’attività libero professionale intramoenia, considerata vantaggiosa ed opportuna per cittadini-utenti, medici e aziende. Marino propone anche "forme di incentivazione economica per i medici che lavorano molto e con ottimi risultati, al di fuori dell’orario obbligatorio, anche al fine di ridurre le liste d’attesa". La sintesi de "L’espresso", invece, è diversa. Titoli e sommari sono fuorvianti e offensivi. Un documento nel quale Regioni, Aziende e Direttori Generali vengono richiamati alle loro responsabilità diventa invece un atto d’accusa contro 35 mila medici ospedalieri che hanno scelto la libera professione i quali, titola il giornale, "lavorano nel privato con pochi controlli e tanto nero". Dottor Dario Manfellotto, Vice presidente Fadoi (medici internisti ospedalieri) del Lazio, Roma Dottor Truffa / 2 L’articolo "Dottor Truffa" ("L’espresso" n. 16) andrebbe implementato con informazioni dettagliate per dare un’idea chiara al lettore. Leggendo distrattamente l’articolo si può provare molta rabbia verso questa moltitudine di medici che guadagnano tanti soldi ed evadono quasi costantemente il fisco. Riporto qui di seguito la mia situazione, in quanto ritengo sia esemplificativa. Sono un medico specialista che lavora presso un’azienda ospedaliera della Lombardia. Ho scelto un rapporto di lavoro esclusivo per il Ssn non solo per la congrua indennità, ma anche per non precludermi la possibilità di poter fare carriera nell’azienda in cui opero. Faccio, quindi, un’attività intramoenia, che con mia grande soddisfazione, ma anche molti sacrifici, porto avanti con molti profitti. Lavoro il sabato dal primo pomeriggio fino a sera inoltrata e altri due giorni la settimana dal tardo pomeriggio fino a sera, per non togliere spazio all’attività lavorativa ospedaliera, peraltro molto assidua e intensa. Guadagno molto ma, lavorando molte ore e facendo molte visite, poiché il guadagno netto per ogni singola visita è molto esiguo come si può vedere da questo esempio: 100.00 E è l’importo per la visita. 25 E (25%) è la somma detratta dall’ospedale (per assistenza del personale di supporto, che non esiste. Ambiente non consono e non dedicato all’attività stessa, attrezzatura obsoleta). I restanti E sono assoggettati alla quota Irpef e ad altri balzelli vari (Enpam, Addizionale Reg. Inpdap etc.) che assommano a circa il 50 %: il guadagno netto per visita è di E 37.50. Sono inoltre autorizzato a svolgere un’attività intramoenia allargata, presso un centro specialistico, un pomeriggio la settimana. L’ambiente è molto professionale con ampi spazi ed attrezzature di ultima generazione. Il tutto al costo del 30% sull’importo della visita. E l’ospedale sottrae a questa attività allargata il 18% sull’importo della visita (non ho mai capito a quale titolo dato che non ha spese, comunque, tanto è). Risulta quindi: 100.00 E - 30% uguale 30.00 E per lo studio e 100.00 E - 18% ugual 18.00 E per l’ospedale. 82.00 E è il restante. Di questo il 25 % non è assoggettato ad Irpef ( tipo rimborso spese ) 20.5 E. 61.5 E invece è l’importo assoggettato ad Irpef e balzelli vari (50%) cioè 30.75 E è il restante. Da questi vanno sottratti ancora 30 E per pagare la struttura privata nella quale si opera. Il guadagno netto è di 0.75+20.5(quota esente) = 21.25 E. giustificato cercare di non fare la fattura? Non voglio menare il polpettone sulla responsabilità, la delicatezza della professione, i rischi. La denuncia è sempre dietro l’angolo e per tutelarmi pago un’assicurazione di 4.000 E l’anno. Non posso avere partita Iva, quindi non posso detrarre nulla dalle tasse. Trascuro la famiglia, i mie figli sono abituati all’idea che vivo in ospedale, ma questi sono fatti miei. Se mi pagassero uno stipendio dignitoso rinuncerei alla libera professione. Lettera firmata per e-mail