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 2007  maggio 17 Giovedì calendario

L’acrobata Braggiotti. L’Espresso 17 maggio 2007. C’era anche lui, Gerardo Braggiotti, quel fatidico 12 maggio del 2006

L’acrobata Braggiotti. L’Espresso 17 maggio 2007. C’era anche lui, Gerardo Braggiotti, quel fatidico 12 maggio del 2006. Quel giorno venne deciso il prezzo di collocamento in vista dello sbarco in Borsa della Saras, il gruppo petrolifero della famiglia Moratti. L’operazione, coordinata dalle banche d’affari Jp Morgan, Morgan Stanley e Caboto (gruppo Intesa Sanpaolo), si risolse in un disastro per i risparmiatori. I titoli della matricola, che esordì sul listino il 18 maggio, persero quasi il 20 per cento nel giro di pochi giorni e di questi tempi, a un anno di distanza, quotano ancora il 25 per cento in meno rispetto ai 6 euro del prezzo di vendita al pubblico. Peggio: la Procura di Milano sta indagando sui vari passaggi che hanno portato a fissare un valore tanto elevato per i titoli Saras. E le carte dell’affare raccontano, tra l’altro, che Braggiotti svolse il ruolo di consulente personale dei fratelli Gianmarco e Massimo Moratti, gli unici, insieme ai banchieri, a uscire molto più ricchi di prima grazie a quel controverso collocamento. A conti fatti i due venditori si spartirono circa 1,7 miliardi di euro. Va detto che finora i magistrati non hanno formulato alcuna ipotesi di reato. La Guardia di finanza ha però acquisito una voluminosa documentazione che aiuta a definire il ruolo svolto dai singoli advisor. Tra l’altro si è scoperto che le banche coinvolte nell’offerta pubblica realizzarono profitti supplementari per decine di milioni di euro giocando sulla differenza tra il prezzo di collocamento e quello corrente sul mercato, molto più basso. Solo nelle prossime settimane si capirà se gli indizi raccolti saranno sufficienti a formulare un’ipotesi di reato. Di certo, per il momento, l’indagine della Procura milanese resta una grana fastidiosa per Braggiotti. Il suo ruolo nella vicenda Saras finora era rimasto in secondo piano. I riflettori delle cronache si erano concentrati sulle banche d’affari che gestirono materialmente la vendita delle azioni ai risparmiatori. Sono i rischi del mestiere. Da anni il cinquantacinquenne Braggiotti fa di tutto per ritagliarsi l’immagine di consigliere delle grandi famiglie del capitalismo nazionale. Non solo i Moratti, con cui condivide la fede calcistica interista. Ma anche gli Agnelli, Marco Tronchetti Provera, Giampiero Pesenti, Salvatore Ligresti, per citare solo alcuni dei grandi nomi che hanno sempre assicurato incarichi e laute commissioni al banchiere figlio d’arte: suo padre Enrico, infatti, fu presidente della Comit fino al 1992. Tutti questi sponsor eccellenti partecipano al capitale della Banca Leonardo, comprata e rilanciata l’anno scorso da Braggiotti, che è amministratore delegato e socio dell’istituto con una quota del 5 per cento circa. Gli spettano amplissimi poteri di gestione grazie anche a uno statuto sociale che gli assicura diritti di voto maggiorati in assemblea e privilegi nella distribuzione dei dividendi. A quanto pare, il banchiere milanese vuol essere sicuro che non si ripetano gli incidenti del recente passato, quando se ne andò sbattendo la porta prima da Mediobanca (1998) e poi da Lazard (2005) al termine di conflitti interni alle due banche. Una volta blindato il controllo con una governance a prova di ribaltone, Braggiotti è riuscito a raccogliere 800 milioni dai soci con un doppio aumento di capitale. In cima alla lista degli azionisti, con il 15 per cento ciascuno dei diritti di voto, ci sono due sigle importanti della finanza francese come la compagnia di assicurazioni Cnp e la holding Eurazeo del banchiere Michel David-Weill, l’ex presidente di Lazard molto vicino anche agli Agnelli. Braggiotti vuol darsi una dimensione europea e a Parigi si è mosso per tempo. Nel 2006 Banca Leonardo ha comprato la banca d’investimento Toulouse & Associés e una quota del 34 per cento nella società di gestione di patrimoni Dnca. Poche settimane fa, invece, è stato concluso un accordo per rilevare Vp finance, un altro piccolo operatore che si porta in dote 1.500 ricchi clienti e oltre 500 milioni di attività amministrate. Per l’istituto milanese è una buona base di partenza in terra transalpina, ma Braggiotti sa bene che i giochi veri, quelli che pesano sul conto economico, si decidono sullo scacchiere italiano. E qui Banca Leonardo sembra aver trovato una sponda sicura nel gruppo Intesa Sanpaolo guidato da Corrado Passera. Il legame in verità non è nuovo. I rapporti tra Passera e Braggiotti datano almeno dai tempi dell’alleanza, poi naufragata, tra Lazard e Intesa. Poi, l’anno scorso, Banca Leonardo fece da consulente all’istituto milanese nella fusione con il gruppo Sanpaolo. Da allora gli affari in comune non sono mancati. Il fatto è, sostengono i bene informati, che Passera e il presidente Giovanni Bazoli fanno leva su Banca Leonardo per costruire e rafforzare un centro di potere alternativo a quello di Mediobanca. Si racconta addirittura di un progetto che prevedeva una fusione tra la finanziaria bresciana Hopa, la holding Mittel vicina a Bazoli e la stessa Banca Leonardo. Il piano, mai confermato dagli interessati, puntava a dare forma concreta al polo targato Intesa. Non se n’è fatto niente. Ma la sfida continua e si arricchisce di episodi sorprendenti. L’ultimo della serie porta il marchio Telecom. Entrambi i contendenti hanno partecipato all’estenuante partita che ha visto uscire di scena la Pirelli di Marco Tronchetti Provera con l’ingresso degli spagnoli di Telefonica nella holding di controllo. Nel pieno della trattativa, in un clima da tutti contro tutti, Intesa ha scelto Braggiotti come advisor. Quello stesso Braggiotti che negli ultimi anni ha fatto da consulente a Tronchetti in tutte le sue più importanti manovre finanziarie. Compresa, sei anni fa, l’operazione che portò Pirelli a comprare Telecom a un prezzo rivelatosi altissimo. Il legame tra il banchiere e l’imprenditore è tanto stretto che Tronchetti ha designato Braggiotti nella terna di probiviri chiamati a vigilare sugli equilibri patrimoniali dell’accomandita di famiglia a cui partecipano anche gli eredi Giada, Giovanni e Ilaria. Tutto noto. Tutto alla luce del sole. Ma Intesa a quanto pare ha tirato diritto. Dovendo scegliere un consulente su Telecom è andata a colpo sicuro: ha ingaggiato un grande amico del venditore. Logico. O no? Vittorio Malagutti