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 2007  maggio 17 Giovedì calendario

Bye bye Blair. L’Espresso 17 maggio 2007. C’era una volta la grande tenda di Tony Blair. Il New Labour Project destinato ad attrarre sotto lo stesso tetto l’intera Gran Bretagna e porre fine alle profonde lacerazioni inflitte da 18 anni di thatcherismo

Bye bye Blair. L’Espresso 17 maggio 2007. C’era una volta la grande tenda di Tony Blair. Il New Labour Project destinato ad attrarre sotto lo stesso tetto l’intera Gran Bretagna e porre fine alle profonde lacerazioni inflitte da 18 anni di thatcherismo. ’Things can only get better’ ( le cose possono solo migliorare) di D:Ream era la colonna sonora dell’arrivo trionfale del Labour a Downing Street il 2 maggio 1997. Le Spice Girls sgambettavano avvolte nella Union Jack e, seguite dagli Oasis, si univano al coro di popstar che con l’intera nazione spingeva per entrare ad ammirare il Tony Blair Show e la sua Cool Britannia. Dieci anni dopo, sotto al tendone sono rimasti in pochi ad applaudire l’intrattenitore che non sa abbandonare la scena. Questa settimana il premier ha lasciato la guida del Labour, ma non quella del governo che conserverà fino a fine giugno. Si ignora quando libererà il suo seggio di deputato. Di sicuro, l’infinita telenovela del suo addio, e della transizione all’eterno erede Gordon Brown, ha stremato anche i suoi groupie più ostinati. Uno dei suoi meriti indiscussi, oltre alla pace in Irlanda del Nord e alla Devolution, è stato quello di esser riuscito a vincere tre elezioni consecutive, un record storico per un leader laburista. Ed è stato il premier più longevo, dieci anni, giusto qualche giorno oltre il record di Margaret Thatcher. Ma, all’indomani della batosta alle amministrative, che hanno visto la rimonta dei Tories di David Cameron sopra al 40 per cento, il Labour scendere al 27, e perdere 150 seggi locali, il controllo del parlamento regionale gallese e soprattutto la roccaforte scozzese, che conservava da mezzo secolo, Blair ha commentato: "Mi sembra la piattaforma ideale dalla quale vincere le politiche del 2010". Il grande performer sembra aver perso il proverbiale gusto per la battuta. "Ci aspettavamo che Blair uscisse di scena con un bang", ha commentato l’autorevole notista politico Andrew Rawnsley, "ma sembra che se ne andrà con una pernacchia". ’Things can only get better?’. Sono davvero migliorate le cose per la Gran Bretagna? Dipende per chi. A guardare bene sotto al tendone pericolante, qualcuno che festeggia c’è ancora. Sono i supericchi. La lista annuale dei miliardari pubblicata dal ’Sunday Times’ in aprile racconta che sotto Blair i multimilionari sono triplicati. Per entrarci bisogna avere almeno 70 milioni di sterline. L’era Blair è stata la migliore della storia britannica per i nababbi. Nel 1997 i primi mille sedevano sopra un tesoro di 98,99 miliardi di sterline. Oggi la montagna di dobloni dei Paperoni è di 360 miliardi. Un incremento del 263 per cento negli ultimi dieci anni. Per il Fondo monetario internazionale, la Gran Bretagna è diventata uno dei più attraenti paradisi fiscali del mondo. Tra i primi dieci nababbi ci sono solo tre inglesi. Al numero uno c’è il maraja dell’acciaio Lakshi Mittal con 19,25 miliardi e al numero due il tycoon del petrolio russo proprietario del Chelsea Roman Abramovich con 10,8. L’arrivo dei nouveaux riches stranieri sostiene ’l’old money’ inglese. I miliardari alla ricerca di status comprano proprietà in Mayfair e Kensington al centro di Londra, e ingrassano gli aristocratici proprietari terrieri come il duca di Westminster, uno dei soli tre inglesi nei primi dieci della lista, valore 6 miliardi e mezzo di sterline per 320 mila acri di proprietà, incluse quelle dorate al centro di Londra. Sotto al tendone della Tony Blair Ltd., sussidiaria della George Bush Inc., festeggiano anche i finanzieri. La City di Londra ha superato Wall Street e registrato quest’anno bonus da record. Secondo alcuni analisti è a loro che si deve l’impennata nell’inflazione che, per la prima volta in dieci anni, ha portato la Gran Bretagna al di sopra della barra del 3 per cento. E costretto la Banca d’Inghilterra ad alzare i tassi di interesse con conseguenze dolorosissime per i poveri mortali pagatori di mutui . Gli 8 miliardi e 800 sterline di bonus piovuti sui City Boys rimbalzano dritti nel mercato immobiliare, gonfiando i prezzi in modo grottesco. E la speculazione caccia fuori dalle città come Londra i giovani e le middle classes. Un esempio? L’agente immobiliare John D. Wood ha di recente venduto una casa favolosa nel centro londinese. Già sopravvalutata a 10 milioni, è volata via alla velocità della luce grazie a un tipo ringalluzzito dal suo City Bonus. Per saltare le altre offerte, l’ha pagata 13 milioni. I proprietari che si aspettavano 8 milioni, e ne hanno fatto in una notte 5 milioni di extra, non hanno battuto ciglio nel ricomprarsi subito dopo una casa sopravvalutata a 3 milioni in Kensington, e col restante hanno regalato case ai figli e in Francia. La bolla del mercato immobiliare in crescita ininterrotta negli ultimi dieci anni alimenta l’illusione di ricchezza generale. Negli ultimi 11 anni il valore delle case è cresciuto del 240 per cento. il ’feelgood factor’ dietro all’apparente miracolo dell’economia britannica che vanta i livelli di disoccupazione tra i più bassi d’Europa. Ma l’altra faccia della medaglia sta cominciando a mostrare i limiti della famigerata ’trickle down theory’, lo sgocciolamento della ricchezza verso il basso, che Blair ha ereditato dalla Thatcher e perversamente seguito. Sottovalutando, anche secondo i suoi più fedeli alleati, la mostruosità delle diseguaglianze che ne derivano. Ansioso di dimostrare che i nuovi laburisti erano cambiati e non avrebbero punito la ricchezza con le tasse, Blair pronunciò la celebre frase che gli costò la scomunica, mai revocata, della sinistra del partito: "Non ho nessun problema con la meritocrazia. David Beckham vale ogni penny che guadagna". Di fatto, il divario tra miliardari e la underclass è cresciuto. L’immigrazione incontrollata ha fornito manodopera a prezzi stracciati e tenuto bassi i salari per la gioia degli imprenditori. E ha creato una moltitudine di nuovi schiavi che vivono spesso in condizioni subumane, temperate solo marginalmente dalla pur importante introduzione del salario minimo di 5 sterline 35 pences. La mobilità sociale è diminuita. La meritocrazia, le opportunità per tutti, caposaldo del sogno blairiano, sono oggi un miraggio quanto lo erano nel 1997. Nel 1999 il premier promise solennemente che la sua generazione sarebbe stata la prima a vedere la fine della povertà infantile, calcolata come la condizione in cui vive una famiglia con meno del 60 per cento del salario medio. Circa 600 mila bambini, attraverso crediti fiscali e ridistribuzione del reddito, sono stati tirati fuori dall’indigenza. certo una buona notizia. Ma la cattiva è che gli ultimi dati mostrano che altri 100 mila bambini hanno raggiunto le fila dei poverissimi. Secondo la Joseph Rowntree Foundation, il 40 per cento delle minoranze etniche vive in miseria. Oggi tre bambini di origine bengalese su quattro vivono al di sotto della soglia di sussistenza . L’Unicef, in un rapporto shock pubblicato in febbraio, ha indicato nella Gran Bretagna la peggiore nazione nel mondo occidentale per il trattamento dei bambini. Indigenza, malnutrizione, educazione, famiglie esplose, rischio droga, alcol e malattie sessuali fanno della Gran Bretagna blairiana un inferno per i più vulnerabili. Sotto Blair è triplicato l’ammontare del debito personale dei britannici. Ha raggiunto un trilione e 300 miliardi di sterline. Un terzo dell’intero debito personale del resto d’Europa. Il numero delle Iva (Insolvency Voluntary Agreement), le bancarotte individuali, ha raggiunto in febbraio la cifra record di 110 mila. La crisi del debito personale è destinata a diventare una delle preoccupazioni principali del futuro governo, guidato dall’ex ministro delle Finanze. Secondo il ministro dell’Economia del governo ombra Tory , George Osborne, "Gordon Brown ha creato un’economia costruita sul debito. E un’economia costruita sul debito non dura. Milioni di famiglie sono ora vulnerabili, esposte al rischio degli aumenti dei tassi d’interesse, tasse crescenti e insostenibili costi delle bollette di luce e gas". Le classi medie, artefici del successo elettorale del New Labour, e i giovani, sono tra i più colpiti. ’Education, Education, Education’ era lo slogan di Blair nel 1997. Tramite l’istruzione si sarebbe realizzata la società delle opportunità per tutti. Le cose sono senz’altro migliorate rispetto al ventennio conservatore. Ma la grande idea di Blair, le City Academies, scuole statali finanziate da soldi privati, sono lungi dal dimostrare di essere la risposta giusta. In questi ultimi mesi, ansioso di celebrare uno dei progetti che gli sta più a cuore, che nei suoi sogni dovrebbe permettere ai bambini intelligenti della classe del lavoratori l’emancipazione dalla povertà, il premier ha inaugurato la Mossbourne Community Academy, firmata dall’architetto superstar Lord Rogers nel poverissimo est di Londra, Hackney Downs. costata più di 2 milioni di sterline. Secondo il severo National Audit Office, una sorta di ragioneria dello Stato, non sono soldi spesi bene: solo 22 alunni su 100 delle City Academy riescono a passare la sufficienza alla maturità. Il livello delle scuole pubbliche è generalmente così basso a Londra che le famiglie sono costrette a mandare i figli nella scuola privata. Un conto annuo tra le 15 mila e le 25 mila sterline. E la decisione di imporre per la prima volta tasse universitarie minime di 3 mila sterline l’anno sta creando una generazione di studenti indebitati fino al collo, ancora prima di avere uno stipendio. La Private Finance Initiative è stata la grande innovazione del New Labour per la riforma e modernizzazione dei servizi pubblici. Invece di vendere pezzi dello Stato ai privati come fece la Thatcher, Blair si è messo in società con loro. I contratti prevedono che lo Stato dia in appalto ai privati i servizi che li gestiscono come imprese, basate sulla realizzazione di profitti. Secondo i suoi critici, la PFI, che è difficile da valutare perché spalmata almeno sui prossimi due decenni, non ha fatto altro che arricchire il grande business a spese del contribuente. Alcuni Foundation Hospital, gli ospedali gestiti come imprese, sono un triste fallimento. All’Homerton, in Hackney, uno dei quartieri più poveri della Gran Bretagna, il livello di assistenza sanitaria nelle corsie della maternità raggiunge abissi da Terzo mondo: chi ha partorito lì ringrazia il cielo di esserne uscita viva. L’emergenza nelle corsie per le madri a livello nazionale è stata appena denunciata in un documentario schock della Bbc. Le liste d’attesa per gli interventi chirurgici sono certo diminuite rispetto al periodo conservatore. Lo sforzo per la riforma della NHS, il sistema sanitario nazionale completamente gratuito, è stato colossale. Ma la British Medical Association, l’associazione dei medici britannici, in maggio ha lanciato l’allarme: nonostante livelli record di investimenti, la crisi è talmente grave che si impone il razionamento dei farmaci salvavita. ’Things can only get better?’: andatelo a dire a un elettore labour malato di cancro che si gioca la vita dopo dieci anni di promesse blairiane di salvare la sanità. Ma se dal tendone lacero di Tony è ormai un fuggi fuggi generale, la tragedia è che quello nuovo del conservatore David Cameron ha un difetto inquietante: è identico. Annalisa Piras Tutti i numeri di Tony  100.000 sterline: è il gettone a conferenza nel circuito internazionale che prenderà Tony Blair. Sommato agli 8 milioni di sterline previsti per il suo libro di memorie pubblicato da Rupert Murdoch (stime del ’Daily Telegraph’), l’ex premier dovrebbe raggiungere un reddito di 10 milioni di sterline solo nel primo anno da pensionato. 3,65 milioni di sterline: è il valore della nuova casa di Blair nell’esclusiva Connaught Square di Londra. 14 milioni di sterline: i fondi per la campagna elettorale 2005 presi in prestito dal Labour. Tra i donatori, al centro di un’inchiesta in corso sullo scandalo dei titoli nobiliari venduti, il magnate del curry sir Gulam Noon (ha dato 250 mila sterline) e lord David Sainsbury (2 milioni), della dinastia dei supermercati. 600.000: il numero di immigrati provenienti dall’Europa dell’Est ed entrati in Inghilterra dal 2004. 20 pences: quanto costa ai lavoratori polacchi dormire nei bagni pubblici abbandonati di Londra. 490.000: i posti di lavoro per i giovani creati con il New Deal 1997-2004. Due su cinque dopo sei mesi erano di nuovo disoccupati. 4.200.000: è il numero di telecamere a circuito chiuso della Gran Bretagna. un record mondiale. 300: gli asili nido creati per i bambini sotto i cinque anni. 1 milione: i bambini emancipati dalla povertà. 201: i soldati britannici finora uccisi in Iraq e Afghanistan. 69 per cento: gIi inglesi per i quali l’eredità storica di Blair sarà oscurata dall’invasione dell’Iraq. 1.600: sono, secondo l’intelligence, i terroristi islamici nati in Gran Bretagna e in contatto con cellule di Al Qaeda. 16.000: sono i matrimoni gay celebrati nei primi nove mesi dall’arrivo della nuova legge. Incluso quello fra la popstar Elton John e David Furnish.