L’Espresso 17/05/2007, pag.53 Emiliano Fittipaldi, 17 maggio 2007
Fuori chi non produce. L’Espresso 17 maggio 2007. Non posso che plaudire alla decisione del governatore Draghi
Fuori chi non produce. L’Espresso 17 maggio 2007. Non posso che plaudire alla decisione del governatore Draghi. Ha tutto il mio appoggio: Pietro Ichino, professore di Diritto del lavoro all’Università di Milano, non nasconde la sua soddisfazione. Se la chiusura delle sede provinciali di Bankitalia dovesse andare in porto, l’esperimento potrebbe fare da capofila alla riorganizzazione di altri settori della pubblica amministrazione. Una riforma che, insieme al tema della mobilità obbligata dei dipendenti non produttivi, è uno dei leitmotiv della battaglia per l’efficienza che il co-fondatore de lavoce.info sta combattendo da mesi. Professore, il piano Draghi per chiudere le filiali le piace? "Lo giudico molto positivamente: sarebbe il primo, in Italia, ad avviare un esperimento di mobilità effettiva in funzione del buon andamento di un ufficio pubblico". L’opposizione dei sindacati è drastica e compatta. "Il sindacato sbaglia. Comunque, a ciascuno il suo mestiere, come dice Sergio Cofferati". Che intende? "In un sistema democratico e pluralista ben funzionante i sindacati possono opporsi, se questa è la loro scelta, ma non devono avere un diritto di veto. Qui, oltretutto, per legge la scelta gestionale di Draghi è obbligata". In che senso? "Nel senso che il ’buon andamento’ degli uffici pubblici è un principio costituzionale: come tale deve prevalere sugli interessi degli addetti. Quando una struttura è totalmente improduttiva, che essa venga chiusa sarebbe obbligatorio". Di fatto, però, questa norma è da sempre disapplicata. I dipendenti di Bankitalia sarebbero i primi a fare da cavia. "Il principio è rimasto sulla carta, è vero, perché il management pubblico ha di fatto abdicato ai suoi poteri e alle sue funzioni. L’azienda privata, se il management non fa bene il suo mestiere, chiude. L’ente pubblico no". I dirigenti pubblici obiettano che hanno le mani legate. "Con le riforme Cassese e Bassanini ai dirigenti pubblici sono stati dati poteri gestionali quasi del tutto identici a quelli dei dirigenti privati. Se poi essi stipulano con il sindacato contratti che legano loro le mani, devono prendersela soltanto con se stessi. E qui essi hanno un’altra grave responsabilità". Quale? "Questa loro abdicazione ha soffocato la parte migliore del movimento sindacale del settore pubblico. Quando il management è cedevole, non ha spina dorsale, vince sempre il sindacato più conflittuale e prepotente; e il sindacato che ha a cuore l’interesse generale viene ridicolizzato". Ora il governo ha firmato con gli statali il nuovo contratto. Ha calato le braghe, come ha scritto qualcuno, o quella che è stata raggiunta è una mediazione accettabile? " stato raggiunto soltanto un accordo sulle linee generali per i rinnovi dei contratti di settore. I dettagli devono essere definiti nei contratti; e la parte essenziale del discorso sta proprio nei dettagli". I sindacati evidenziano che la mobilità, anche se incentivata, rischia di stravolgere la vita delle persone. Non si dovrebbe tenere conto anche di aspetti personali? "Occorre distinguere. Trasferire un impiegato da Bari a Milano equivale per lo più a un licenziamento. Ma i sindacati si oppongono anche al trasferimento nell’ambito della stessa provincia, addirittura nell’ambito della stessa città". I confederali hanno una posizione più morbida: chiedono solo che il trasferimento sia concordato. "Dire che il trasferimento deve essere concordato, ufficio per ufficio, con il rappresentante sindacale equivale a dire che lo si può disporre soltanto con il consenso del singolo impiegato. In questo modo si conserva l’attuale regime di fatto di inamovibilità. A soffrirne è l’intero Paese, a cominciare dalle fasce più deboli della popolazione. Come nel caso degli uffici di collocamento e degli ispettorati del lavoro". Su lavoce.info lei e Tito Boeri avete denunciato che la mancata mobilità è indirettamente responsabile delle morti bianche. " così. Nel 1997, quando le leggi Treu hanno abolito il monopolio statale del collocamento, si è determinata una situazione di evidentissima eccedenza di personale in quegli uffici. Allo stesso tempo gli ispettorati del lavoro denunciavano gravissime carenze di organico. La cosa più logica da fare sarebbe stata di trasferire migliaia di ’collocatori’ che non collocavano nessuno agli ispettorati. I trasferimenti avrebbero potuto, e potrebbero tuttora, essere limitati nell’ambito della stessa città, senza alcun dramma personale o familiare". Invece che cosa è accaduto? "Che, applicandosi la regola tanto cara ai sindacati della ’mobilità concordata’, i casi di trasferimento agli ispettorati sono stati solo poche decine. Nel 1998 ci fu, sì, il trasferimento di 7 mila collocatori statali alle Regioni, ma consistette soltanto nel mutamento della targa sulle porte dei loro uffici: da ’ufficio statale’ a ’ufficio regionale’. Di fatto non si spostò neppure una sedia". Ma affermare che il sindacato si è assunto una responsabilità indiretta sul terreno degli infortuni nei cantieri non le sembra eccessivo? "Potenziare gli ispettorati del lavoro trasferendo lì il personale male utilizzato nei centri per l’impiego costerebbe pochissimo. Rifiutare questa operazione significa sacrificare una parte della lotta agli ’omicidi bianchi’ sull’altare dell’inamovibilità dei dipendenti pubblici". Lei ha tradotto la proposta contenuta nel suo ultimo libro (’I nullafacenti’, Mondadori) in un progetto di legge che è stato presentato al Senato dalla presidenza dell’Ulivo e alla Camera da uno schieramento bipartisan. Qual è la sua ricetta? "Istituire una Authority indipendente che presieda all’attivare in tutte le amministrazioni pubbliche degli organi interni di valutazione già previsti dalla legge Bassanini del 1999 (norma che finora è rimasta inattuata nella stragrande maggioranza dei casi), ne garantisca l’indipendenza dal management e dal potere politico, fornisca tutto il supporto tecnico necessario e il collegamento con le migliori esperienze straniere in questo campo. E attivare il civic auditing a tutto campo". Maggior controllo da parte dei cittadini cambierebbe davvero qualcosa? "Con il civic auditing si sollecita innanzitutto la valutazione del cittadino sul servizio ricevuto, per poi renderla immediatamente conoscibile in Rete; ma anche mettere on line tutti i dati di cui dispone l’organo di valutazione interno, in modo che il controllo analitico possa essere esercitato anche da tutti gli osservatori qualificati: stampa specializzata, associazioni degli utenti, ricercatori universitari. Infine, attivare un confronto periodico tra valutazione interna ed esterna, in una public review". Il ministro della Funzione pubblica Nicolais non sembra entusiasta dell’ipotesi di un’Authority. "Il ministro è favorevole su tutto, tranne che sull’Authority. La sua proposta è di affidare il compito di promozione e garanzia di questo nuovo sistema di valutazione al Cnel. Non mi sembra una buona idea". Ma non c’è il rischio che l’Authority si trasformi in un nuovo carrozzone pubblico? "No: la proposta di legge prevede che l’organismo funzioni interamente con personale di grande valore già oggi esistente, e male utilizzato, nell’amministrazione centrale: non più di cento persone. D’altra parte, se è indispensabile un’Authority per garantire la concorrenza nel mercato, dove questo può funzionare, è ancora più indispensabile un’Authority per garantire la trasparenza e l’indipendenza della valutazione e misurazione delle amministrazioni pubbliche, dove non può essere il mercato a punire l’inefficienza. Essa offrirebbe anche una ’sponda’ importantissima ai dirigenti pubblici seri, per aiutarli a respingere, quando è necessario, le ingerenze indebite della politica e a resistere alle pressioni eccessive del sindacato". Emiliano Fittipaldi