Libero 13/05/2007, pag.35 ALESSANDRO DELL’ORTO, 13 maggio 2007
«Nuti per me è un figlio ma ho sperato che morisse». Libero 13 maggio 2007. POGGIBONSI (SIENA) Novello Novelli, 77 anni, cinema, teatro e tv
«Nuti per me è un figlio ma ho sperato che morisse». Libero 13 maggio 2007. POGGIBONSI (SIENA) Novello Novelli, 77 anni, cinema, teatro e tv. Quello con la parlata toscana, lo sguardo malinconico e le borse sotto gli occhi grandi così; quello che ogni ruolo è perfetto, meglio se stravagante; ma soprattutto, quello perseguitato dal «Dammi un bacino, dammi un bacino» (foto sotto) di Francesco Nuti in "Caruso Pascoski (di padre polacco)". Già, Nuti. Geniale compagno di lavoro (Novello ha recitato in tutti i suoi film), amico e pure convivente. Praticamente un figlio. Novello lo conosce da 30 anni e - battute, risate, successo, soldi e donne - l’ha visto crescere. Ma anche precipitare, travolto da flop, alcool e lacrime. Novello Novelli ora fa teatro e gira la Toscana con un monologo intitolato "Ridere fa buon sangue". Novelli, dove ci mettiamo? «Venga qui in salotto, va bene il tavolo? Ora le faccio spazio». No, si fermi: che bella questa macchina per scrivere. « L’è una Lettera 22, come quella di Montanelli. Vede là? Il computer c’è, ma lo lascio spento». Cosa scrive con la "Lettera 22"? «I testi dello spettacolo "Ridere fa buon sangue", è un monologo di un’ora e mezzo, garantisco 80 risate». Non sono poche. « diviso in capitoli, fo battutine a tema». Un esempio? «Racconto di quando ero piccino, che ero così magro che il pigiama aveva solo una riga... E poi sui genovesi. La storia di quello che fa un colpo in gioielleria, spacca il vetro con un mattone, ruba tutto e se ne va. Però lo prendono, sicché uno gli chiede: "Ti hanno colto sul fatto?". "Ma no, tutto perfetto. Solo che poi sono tornato indietro a riprendermi il mattone..."». Ancora una. «Spiego che i genovesi seppelliscono i morti in piedi per risparmiare sulla fotografia. Il problema è che dopo un po’ si somigliano tutti...». Divertente. Dove si esibisce? «Solo in Toscana, giro per una quarantina di teatri e per le Feste de l’Unità. Fuori non ci vo , ormai lavoro solo se mi garba: la casa l’è mia , prendo la pensione Empals e non ho problemi di soldi. Pensi che l’altra settimana mi chiamarono per un film a Napoli e dissi no: mi volevano far fare il morto». Paura? «Che, scherza? Non mi dà noia. Sono specializzato, ma l’ho bell’e fatto tre volte e mi son rotto i ’oglioni . In "Caino e Caino" mi fecero stare in una bara ’mbottita , in agosto, 40 gradi, in un solaio di un capannone di Prato. Primo caso di un morto che suda...». Salto all’indietro. Dalla morte (finta) alla nascita (vera). «Sono del 1930, c’ho settantasett’anni. Da piccino ero vivace e magrino. Primo lavoro geometra, ma poi litigo col proprietario e lo mando dove mandò le pecchie ’l Gori ». Scusi? «Modo di dire toscano. Le pecchie sono le api. Il Gori è uno storico personaggio di Poggibonsi». Tradotto? «Lo mando affanculo... Hehehe». E fa il calciatore. Vero? «Tre stagioni in serie C nel Poggibonsi, ala veloce ambidestra dai piedi buoni. Ma mi rompo sempre e dopo due fratture alla clavicola, smetto». E che fa? « Fo l’impresario a tempo pieno. Novellantonio Novelli recluta artisti per le manifestazioni». Alt, alt. Scusi, il nome di battesimo è Novellantonio? «Novello per fa’ rima col cognome, Antonio per ricordare un nonno. Dopo il primo film leggo i titoli di coda e mi viene un colpo: "Se mi vedono gli amici mi prendono per il culo tutta la vita". Corro a Roma, spendo una cifra e deposito il nuovo nome d’arte: Novello». Primi personaggi da impresario? «Little Tony. Poi Franco Dani, il protagonista dei fotoromanzi, e Pippo e Mario Santonastaso». L’episodio più buffo? «Ingaggio il mago Alexander per una festa di paese. Invita un tipo sul palco, gli sfila l’orologio, un bracciale e poi la biro. E questo non si accorge di niente. Finisce il gioco, quell’uomo mi chiama: "Novello, non ho più il portafoglio, me l’ha rubato!!!". Imbarazzo, tensione». E poi? «Quell’imbecille l’aveva dimenticato a casa!». Quando il passaggio da impresario a attore? «Organizzo 500 serate con Pippo e Mario e una volta capita che, per necessità, devo entrare in scena: applausi. Allora mi coinvolgono: "Novello, dicono che hai le borse sotto gli occhi, ma quelle so’ du’ valigie!". Risate, e mi ritaglio un ruolo». A proposito, le occhiaie sono un suo segno inconfondibile. «Sempre avute, fin dai 30 anni». Mai pensato al bisturi? «Per l’amor di Dio!». Torniamo al teatro. «Una sera Benvenuti, che conoscevo bene per via de "I Giancattivi", viene a vedere lo spettacolo, si diverte, dice che sono bravo e mi propone un monologo». Un ricordo di Benvenuti? «Si può saltare ’sta domanda?». Oplà, non siete in buoni rapporti? Come mai? «Scrive per me il "Mitico 11", ma sbaglia la locandina: non si capisce che è uno spettacolo comico e non viene nessuno a vedermi. Un flop. Dopo un po’ di tempo un amico legge la Nazione: "Novello, ma Benvenuti ti ha sostituito con Vito?". "Boh, non ne so nulla". Capito? Mi aveva fatto fuori senza avvisarmi. Poteva avere ragione a levarmelo, lo spettacolo, ma bastava poco per avvisarmi: te tu dim melo se c’è qualche problema, e io capisco. Da quel giorno non ci siamo più parlati». Ne "I Giancattivi", con Benvenuti e Athina Cenci, c’era Francesco Nuti. «Alla fine non andavano più d’accordo, Benvenuti voleva far tutto. Francesco una sera mi prende in disparte: "Novello, con loro ho chiuso. Mi metto da solo, vieni con me?"». E lei accetta. «Benvenuti era un bravo attore di teatro, ma Francesco era geniale. Dico di sì e mi dà un ruolo in "Madonna che silenzio c’è stasera"». E inizia un rapporto speciale: lei ci sarà in tutte le pellicole di Nuti. «Che ridere quella volta a Roma. "Novello, ho un ruolo che o lo fai te o non lo fa nessuno". "Cioè?". "Il cadavere decennale". Lo guardo incuriosito: "Ok, lo fo "». Cioè? «Si deve girare all’Ospedale San Giovanni, arrivo e vedo tutta la troupe seduta in giardino. "Che c’è? Fate sciopero?". "Dotto’, dovemo aspetta’: sul tavolo c’è er morto vero. Tra poco lo portano via e ci va lei"». Ops. Lei e Nuti avete girato scene storiche. Quella che non dimenticherà mai? «Marrakech, riprese di "Io, Chiara e lo scuro" e Francesco al biliardo deve fare l’ottavina reale a nove sponde. Inizia a provare alle 21.30, niente. Ci riprova, nulla. Un incubo: gli uscirà alle 5.30 di mattino, mentre fuori albeggia, tra gli applausi generali!». In "Tutta colpa del paradiso" c’era Ornella Muti. «Bella, bellissima, la più bella di tutte». Nel 1988 "Caruso Pascoski (di padre polacco)" e la mitica scena con Nuti che, ubriaco, l’aggredisce dicendo «Dammi un bacino, dammi un bacino». «Sa che a Firenze, quando vo a fare un giro, la gente mi chiama ancora dicendomi "Dammi un bacino, dammi un bacino"?». A proposito di Nuti e l’alcool, lei come ha vissuto i suoi problemi? «Io e Francesco siamo stati sempre insieme, a Roma dormivo in una camera di casa sua, uscivamo e lui tornava a casa ogni notte con una ragazza diversa: aveva soldi, donne, successo. All’inizio non beveva, andavamo in un pub e al massimo ci si faceva un gin tonic a sera. Sicché non so cosa gli sia successo». Quando ha capito che stava esagerando? «Nel 1994 si gira "Occhio Pinocchio" in Calabria, mi accorgo che non è il solito Nuti. Mia moglie Silvana gli chiede che succede, prova a spiegargli che forse sta bevendo troppo, ma lui risponde male». Colpa del declino? Il peso del flop? «No, io credo che tutto sia nato da una forte delusione sentimentale». Novello, lei come ha vissuto la sua crisi? «Male, malissimo. Francesco per me è com’un figliolo ». Vi sentite ancora? «Sempre... E... Scusi se mi commuovo, ma...». Scusi lei. Le va di raccontare? «A settembre ha avuto l’incidente, un disastro. Gioca a calcetto a Prato, cade e picchia la testa. Torna a Roma, la sera inciampa e casca dalle scale, altra botta e lo ritrovano la mattina dopo in coma. Ospedale, operazione d’urgenza». E andato a trovarlo? «Dopo qualche settimana, quando lo trasferiscono a Firenze, vo a salutarlo: scena impressionante. Mi ritrovo davanti al mi’ Francesco intubato, una cicatrice dalla fronte al collo, occhi sbarrati, mani e piedi legati. Gli parlo, non mi sente e non mi riconosce. In quel momento mi sono augurato che morisse...». Più rivisto? «Un mese fa, nella clinica a Lido di Camaiore: m’ha fatto una gran festa! Sta recuperando lentamente, è sulla sedia a rotelle e ancora non parla. Ma si fa capire e quando la su’ mamma dice qualcosa che non va, fa così con la mano sinistra come per rispondere: " ma che tu dici? ". E poi...». Dove va? «Guardi, guardi questo foglio. L’ha scritto lui con la mano sinistra perché la destra fa fatica a usarla». "18-4-2007. A Novello. A Silvana". «Lo custodisco come un gioiello, è un regalo bellissimo». Di Nuti, ultimamente, si è detto tutto, spesso cattiverie inutili. «Perché quando era all’apice ha sempre fatto il grande, aveva le sue idee e le portava avanti anche a costo di pestare i piedi a qualcuno. Ora, però, voglio rilanciarlo e farlo riscoprire: i suoi film vanno rivisti perché è stato tra i più grandi degli anni Ottanta». Novelli, torniamo a lei. Nel 2003 interpreta "La mia vita a stelle e strisce" di Ceccherini. «Ha una faccia da capogiro e buca lo schermo. Anche lui, però, ha il vizio di bere qualche bicchiere di troppo». A proposito di attori toscani. Con Pieraccioni lei ha mai lavorato? «Lui ha lavorato con me in "Zitti e mosca", era un ragazzo». Però non l’ha chiamata ne "Il ciclone"... «Disse che ero troppo riconducibile a Nuti. E se invece fosse che uno che vuole fare il protagonista nel proprio film chiama poco volentieri uno più bravo di lui...? Ahahaha». Buona questa. Novelli, ultime domande veloci. 1) Il comico più bravo di sempre? «Totò». 2) Di adesso? «Conosco solo i toscani. E la faccia migliore è quella di Ceccherini». 3) Il più simpatico del mondo dello spettacolo? «Anna Falchi: ha un davanti e un di dietro eccezionali». 4) Ha paura della morte? «Ci ho fatto l’abitudine nei film: spero di prendere quella vera con la stessa filosofia». 5) C’è qualcuno che vorrebbe riabbracciare? «Ferruccio Valcareggi, mi manca molto». Ultimissima. Novelli, cosa darebbe per ritrovare Nuti che le salta addosso chiedendo: «Dammi un bacino, dammi un bacino»? «Tutto, qualsiasi cosa. Ci spero, sono ottimista: Francesco è sempre stato capace di sorprendermi, lo farà anche questa volta». ALESSANDRO DELL’ORTO