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 2007  maggio 12 Sabato calendario

Autonomie, un affare Corsa al Trentino terra del privilegio Il Messaggero 12 Maggio 2007. Trento. Lo chiamano Niki Lauda, che è di appena un po’ più in là, passata la frontiera

Autonomie, un affare Corsa al Trentino terra del privilegio Il Messaggero 12 Maggio 2007. Trento. Lo chiamano Niki Lauda, che è di appena un po’ più in là, passata la frontiera. L’autista di Lorenzo Dellai, presidente della Provincia autonoma di Trento, ha il piede destro pesante e si è guadagnato belle multe per eccesso di velocità. Che fare? Da un po’ l’auto blu ha la targa della Protezione Civile e sfreccia impunemente fra le valli tridentine. E’, in verità, una delle poche magagne che si possono imputare a Dellai, già sinistra Dc, l’uomo che inventò la Margherita e la regalò a Francesco Rutelli, a 29 anni già sindaco di Trento prima di diventare presidente della Provincia, la sola autonoma in Italia insieme con la confinante Bolzano-Bozen. E’ un uomo con l’aria penitente, il culto dell’autonomia e l’indignazione a fior di pelle quando gli si accenna a enti inutili e privilegi. «Cosa è venuto a fare a Trento, allora? Qui l’autonomia affonda le radici nei secoli. I nove decimi delle tasse dei trentini sono impiegate in zona. La Provincia si occupa di tutto, tranne giudici e militari. Strade, sanità, paghiamo gli insegnanti...» Quanto? «Qualche centinaio di euro al mese più che altrove, infatti molti vogliono venire qui.» Trento vola alta come le quattro aquile del suo stemma. Amministra oltre quattro miliardi di euro l’anno, e Bolzano altrettanti, somma che fa sembrare delle piccole fiammiferaie le altre Province italiane. Dal 1972 è così, quando la Regione (meglio, Roma) trasferì i poteri alle due Province: più autonomia agli altoatesini, gli attentati ai tralicci erano freschissimi. Presidente, tutte le polemiche sui privilegi dei pubblici amministratori trentini? «Populismo. Intanto non siamo più agganciati agli aumenti dei magistrati, come succede per i parlamentari nazionali. I consiglieri non hanno auto blu, e nemmeno gli assessori. Insomma, se Asiago e altri Comuni vogliono passare al Trentino non sarà perché qui si spende e si spande, no? E’ che si parla troppo di federalismo e poco di autonomia.» Sull’autonomia, Dellai non cede di un millimetro. «Più autonomia vuol dire anche più responsabilità. Lo Stato ci ha chiesto 75 milioni, glieli abbiamo versati disciplinatamente. Ci sarà da finanziare la nuova ferrovia per il Brennero? Lo faremo. Abbiamo partecipato alla costruzione del nuovo carcere, in fondo. I soldi li usiamo bene. le agenzie di rating internazionali ci hanno dato la tripla A, il massimo di affidabilità.» Non si sa mai: anche i ricchi a volte hanno bisogno di crediti. «E i nostri dodici direttori generali guadagnano 4.800 euro netti al mese, il 20 per cento meno che altrove.» E lei, presidente? «167 mila lordi.» Dellai trangugia un grappino e scappa in ufficio. Forse a meditare su quella rogna della Corte dei Conti, che indaga sul fondo per finanziare le funzioni delegate e su quello per la previdenza: duecento milioni trasferiti dalla Regione alle due Province. Fino a quattro anni fa Trento e Bolzano chiedevano alla Regione i fondi necessari ad amministrare e presentavano un rendiconto a fine anno; oggi non devono più giustificare nulla e spostano spesso poste di bilancio di qua e di là. I consiglieri provinciali, che insieme formano il consiglio regionale, campano più che bene. Sfiorano infatti i diecimila euro lordi mensili di indennità, più altri tremila abbondanti, e netti, per le spese. Fino a poco tempo fa potevano incassare la pensione con una sola legislatura, ma si sono ravveduti e dall’anno prossimo ne serviranno almeno due. Per il momento il Trentino-Alto Adige spende undici milioni l’anno per i vitalizi degli ex consiglieri: si va dai 6.637 euro netti al mese di nove signori che hanno fatto quattro legislature, ai 2.196 di ventisette persone con un solo mandato alle spalle. «Serve più sobrietà, è una terra di privilegi» stanno ammettendo alcuni, Cgil e Uil hanno sparato a zero su certe indennità, ma il fustigatore principe, fumo negli occhi per gran parte dei consiglieri, è uno di loro. Si chiama Roberto Pinter, diessino molto autonomo (qui tutti lo sono) e già vice del presidente Dellai. Se gli ex consiglieri riceveranno una pensione commisurata a quanto hanno accantonato, e solo a 65 anni, il merito è suo. Per i primi due anni è previsto un risparmio di un milione di euro. Bisognerà fare qualcosa anche per le consulenze esterne dell’Azienda sanitaria, un pozzo in cui si pesca a piene mani, con punte di 1.290 euro al giorno. E’ quanto ha speso l’Asl di Trento per una consulenza con l’Ulss di Rovigo per consentire al dottor Paolo De Pieri di completare il passaggio delle consegne dopo essere stato resposabile della qualità nella Asl trentina. Il record precedente era di novecento euro, sempre al giorno: tanti ne prendeva la dottoressa austriaca Germana Rosa Heinrich per il programma aziendale di project management. La Procura sta indagando. Nella provincia felice spuntano le spese crescenti degli amministratori per lasciare sempre più spesso la montagna beata, ma un po’ noiosa. Da 378 mila euro del 2003 per viaggi e trasferte del personale, l’Agenzia per lo sviluppo è salita l’anno scorso a un milione 207 mila: trasferte in Italia, ma anche a Cannes, in Finlandia, a Mosca. E 17 mila e passa euro solo per una consulenza su un viaggio in Danimarca. Gli assessori non sono da meno. Quello all’emigrazione, Iva Berasi, ha cominciato nel 2004 con l’Eritrea e ha proseguito con Brasile, Perù, Stati Uniti e via andando. E’ stanziale, rispetto al collega Gianluca Salvatori, che ha avuto da Dellai la mission di internazionalizzare il Trentino: in tre anni e mezzo ha compiuto ventitré missioni in ogni parte del mondo. Con tanti quattrini in cassa e con 1.200 euro l’anno spesi per ogni abitante (solo la metà nel Veneto) è chiaro perché Asiago e soci vogliono tanto diventare trentini? SANDRO VACCHI