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 2007  maggio 15 Martedì calendario

«Io, Kelum, ho perso tutto ma non sono l’uomo nero». Il Messaggero 15 Maggio 2007. «Non troverò più lavoro

«Io, Kelum, ho perso tutto ma non sono l’uomo nero». Il Messaggero 15 Maggio 2007. «Non troverò più lavoro. Neppure per fare le pulizie». ”L’uomo nero” di Rignano sembra ancora sorpreso. Kelum Weramuni De Silva ha l’aria di chi non ha ben capito cosa gli sia successo. Una cosa però gli è chiara. Lo dice con tono pacato, come se il problema riguardasse un altro: «Non mi resta nulla di quello che avevo». Sorride Kelum e alterna parole in inglese e in italiano. E’ la chiave della sua marginalità: nonostante viva da due anni e mezzo in Italia, l’ex cuoco dello Sri Lanka, indicato da tre bambini come l’uomo che partecipava alle violenze di gruppo, si esprime in un miscuglio di lingue. E anche se ripete tante volte la stessa cosa: «Ho tanti amici a Rignano, pure i carabinieri mi conoscono bene», il benzinaio può parlare solo con la sua gente. Cingalesi che in ogni momento gli sono rimasti a fianco: «Nessuno ha mai dubitato di me. Hanno detto subito che erano tutti matti. Noi rispettiamo la religione e la cultura dei luoghi in cui viviamo. Ho paura che ora tutti i cingalesi vengano discriminati». Non sa parlare Kelum così, anche dopo l’arresto, fino all’interrogatorio di garanzia, non aveva capito niente. Solo l’interprete gli ha chiarito in quale incubo fosse finito. Adesso il benzinaio, 29 anni e un aspetto da ragazzino, prova a raccontare la sua versione: «Quando al distributore si fermavano macchine coi bambini, ogni tanto, facevo le boccacce. Era un gioco, ma scherzavo anche con le persone anziane. Non capisco davvero come sia potuto finire io in questa storia. Non c’è altro». Poi ripete quello che i suoi avvocati, Domenico Naccari e Ettore Iacobone, hanno sottolineato per settimane: «Non conoscevo nessuna delle persone arrestate con me. Mai visti. Non so neppure dove sia la scuola». Da ieri anche il benzinaio è libero. Ha lasciato il centro di permanenza temporanea di Ponte Galeria, dove era stato portato giovedì per violazione della legge sull’immigrazione. Il suo datore di lavoro aveva compilato per lui la domanda di regolarizzazione, perché anche Kelum rientrasse nei ”flussi”, ma la risposta dal ministero dell’Interno non è ancora arrivata. Così, quando il Tribunale del Riesame ha stabilito che gli indizi a carico degli indagati non erano sufficienti a tenerli in carcere, il destino di Kelum è stato diverso da quello degli altri. Dalla cella di Rebibbia è stato trasferito al Cpt. Ma la convalida all’espulsione non è arrivata. L’avvocato Naccari ha ottenuto dal giudice di pace la libertà per il suo assistito. Kelum dovrà restare in Italia per motivi di giustizia. Il pm Marco Mansi lo vuole qui. E Kelum non ha intenzione di andare via: «Voglio restare, far capire che io con questa storia non ho niente a che fare. A Rignano stavo bene. Non è un problema mio». Ma Kelum sa che non potrà tornare a casa. «Almeno per il momento dice . Ho parlato al telefono con il mio datore di lavoro, mi vuole incontrare. Devo ringraziarlo per avere testimoniato. Per avere detto che lavoravo tutto il giorno. Ma so che non potrò tornare ancora al distributore. Tutto è difficile a Rignano adesso e ho paura di non trovare un altro impiego. Chi vuole una persona accusata di cose così terribili in casa propria? Non mi faranno fare neppure le pulizie». A ottobre l’abitazione del benzinaio era stata perquisita, ma neppure allora Kelum aveva ben compreso la portata delle accuse. I suoi avvocati gli avevano spiegato, ma Kelum era rimasto convinto che si trattasse di uno scambio di persona. Poi l’arresto: «Mi è sembrato un incubo racconta , ho capito solo all’interrogatorio. A gennaio sono cominciati i problemi. Un giornale aveva scritto che c’era un benzinaio tra gli indagati. Allora la padrona di casa mi ha chiesto di lasciare la stanza. Poi ha presentato denuncia, mi ha accusato di avere fatto foto alla figlia con il cellulare, ma era stata proprio la bambina a prendere il telefono per giocare. Aveva detto anche facciamo una foto alla mamma. Tutto qui. Le fotografie non sono mai state memorizzate. Avevo anticipato 700 euro per l’affitto. Ma un giorno ho trovato la mia roba fuori e le serrature sostituite. Non ho mai riavuto il denaro. Sto ancora aspettando». «In carcere mi hanno insultato racconta , sono stato solo quattro giorni. Poi in cella con Gianfranco Scancarello. E’ una persona gentile, diceva che avrei potuto essere suo figlio e gli dispiaceva per me. I miei amici intanto chiamavano i miei genitori. Io telefono ogni settimana e temevo che si preoccupassero per la mia scomparsa. Gli hanno detto che ero fuori per lavoro». Al centro di permanenza invece Kelum ha dormito nella sala colloqui. «E’ stata una scelta del direttore spiega Naccari , temeva reazioni per l’accusa di pedofilia». Dove dormirai stanotte? «Non so ancora, forse da un amico». VALENTINA ERRANTE