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 2007  maggio 12 Sabato calendario

Vita da scienziata. Io Donna 12 maggio 2007. Sotto le montagne del Giura, a cavallo del confine tra Svizzera e Francia, ci sono caverne nelle quali gli scienziati cercano di scoprire i segreti dell’Universo

Vita da scienziata. Io Donna 12 maggio 2007. Sotto le montagne del Giura, a cavallo del confine tra Svizzera e Francia, ci sono caverne nelle quali gli scienziati cercano di scoprire i segreti dell’Universo. Illuminati da luci perenni animano un silenzioso trambusto, come a teatro alla vigilia di una grande prima. Le scene in allestimento fanno pensare a uno spettacolo eccezionale, sia per la loro gigantesca dimensione e stranezza sia per la straordinarietà di ciò che lasciano intuire. Un grande disco in piedi esteso quanto mezzo campo di calcio sembra un Ufo catturato e nascosto nelle viscere della terra. «Invece è la trappola per imbrigliare le nuove particelle finora sconosciute che zampilleranno dallo scontro che stiamo preparando tra protoni e protoni» racconta Fabiola Gianotti, con gli occhi neri pungenti come le parole, e viceresponsabile dell’esperimento Atlas che coinvolge 1.800 fisici provenienti da 165 università e istituti di ricerca di tutto il mondo. Più che in un laboratorio sembra d’essere su un set di Hollywood destinato a un film di fantascienza. Ormai le macchine per scoprire i segreti della materia sfidano le tradizionali immagini dei nostri pensieri anche nelle forme oltre che nei risultati. Questo è il mondo del Cern, il centro europeo di ricerche nucleari, dove si sta ultimando il Large Hadron Collider (LHC), cioè l’acceleratore di particelle atomiche più potente mai costruito, dal quale si aspettano scoperte capaci di rivoluzionare la conoscenza. «All’interno del tunnel sotterraneo lungo 27 chilometri abbiamo sistemato un anello raffreddato alla temperatura di 271 gradi sottozero - spiega Fabiola - nel cui vuoto faremo correre sempre più velocemente nuvole di protoni in senso inverso sino a farle scontrare fra di loro. L’impatto raggiungerà un’energia record e tale da far scaturire dall’inevitabile sbriciolamento altre particelle più piccole ipotizzate dai fisici teorici». I protoni sono già microscopici per loro natura dal momento che assieme ai neutroni formano il nucleo di un atomo. Ma si andrà forse anche oltre i quark di cui sono costituiti e che, per ora, rappresentano le particelle note più minuscole. «Insomma nell’esperimento di inaudita violenza - precisa Fabiola - scateneremo un’energia tale da riprodurre le stesse forze esistenti alle origini dell’Universo, esattamente un decimo di miliardesimo di secondo dopo il Big Bang, il grande scoppio da cui tutto ha avuto origine. Così la fisica si unisce all’astronomia ricostruendo una realtà soltanto ipotizzata dalle formule». Fabiola Gianotti era entrata al Cern con una borsa di studio dopo il dottorato all’università di Milano una quindicina d’anni fa: le proposero di rimanere e ha messo radici rappresentando l’Istituto nazionale di Fisica nucleare italiano. E così si racconta: «Ho sempre amato la ricerca del bello nella natura, la sua straordinaria perfezione e semplicità spesso nascosta. Ero curiosa, mi sentivo trascinata dalle idee di Carlo Rubbia impegnato nella caccia alle particelle W e Z che lo portarono al Nobel e il suo lavoro esercitava su di me un fascino straordinario che si aggiungeva alla seduzione della figura di Enrico Fermi, con il suo bisogno di ingenuità, come lui lo chiamava». E dall’amore per la scienza scaturivano risultati: sempre più spesso era invitata a presentare le sue idee a conferenze internazionali, a Parigi veniva eletta nel comitato scientifico del Consiglio nazionale delle ricerche francese, a Chicago entrava a far parte del comitato supervisore del Fermilab, il più celebre centro di ricerca fisica americano. Intanto al Cern di Ginevra raggiungeva la vetta più alta conquistata da una donna, la vicedirezione di un grande esperimento. «Con una pesante responsabilità» sottolinea. «Quella di guidare quasi due migliaia di cervelli provenienti dai cinque continenti stimolando la loro creatività e impedendo che siano soffocati dall’indispensabile organizzazione. Nei rapporti, talvolta bisogna scavalcare banali pregiudizi che portano taluni a guardarti stranamente perché indossi buoni abiti. Amo le cose belle e mi piace vestire bene: perché una scienziata deve per forza apparire trasandata secondo un banale stereotipo?». Ma è solo una divagazione e subito torna ad accalorarsi sulle sue indagini nei meandri fantastici e misteriosi dell’atomo, con una vena di poesia. «Guardare i risultati dei nostri esperimenti sarà come entrare in un giardino incantato dove incontreremo fiori sconosciuti, piante mai viste. Ci aspettiamo di trovare il famoso bosone di Higgs, soprannominato ”la particella di Dio” perché capace di spiegare la differente massa di tutte le cose, oppure nuove particelle che danno corpo a quella che oggi è battezzata la materia oscura, non essendo mai stata osservata, e della quale è formata buona parte dell’Universo. Ma speriamo pure di raccogliere la prova di altre dimensioni della realtà esistenti nel microcosmo invisibile della materia, come quelle ipotizzate dall’americana Lisa Randall, e della cui esistenza non ci accorgiamo nemmeno». Per Fabiola Gianotti la scienza è bellezza ed è anche un’interpretazione della vita. Forse non a caso quando torna a casa si siede al pianoforte e riprende passioni nascoste inseguendo con la mente i lontani passi di danza con cui segnava l’aria prima che la fisica prendesse il sopravvento. Giovanni Caprara