Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  maggio 15 Martedì calendario

”L’uomo conta come le formiche”. La Stampa 15 Maggio 2007. Torino. La vita è straordinaria quando si è alla quarta moglie e lei è bella come Nancy

”L’uomo conta come le formiche”. La Stampa 15 Maggio 2007. Torino. La vita è straordinaria quando si è alla quarta moglie e lei è bella come Nancy. E, quindi, anche l’effetto serra si ridimensiona. Ma dirlo in faccia al professor Kary Mullis sembra irriverente, dato che lui è un Nobel per la chimica, è una leggenda per aver rivoluzionato la genetica con la tecnica di analisi della «Polymerase Chain Reaction», studia un farmaco rivoluzionario contro l’influenza aviaria e - non ultimo - mette soggezione con lo sguardo acuminato. E’ appena stato a Rimini per una serie di incontri, confermando che è lo scienziato più anticonformista e provocatorio: sta scrivendo un libro in cui dimostrerà che manca la prova del legame Hiv-Aids ed è l’unico Nobel ad aver descritto un probabile incontro con gli alieni. Così, infilata la camicia hawaiana, si è divertito a terremotare molte conoscenze che diamo per scontate come dogmi. Per esempio il riscaldamento globale. Professore, come fa a non preoccuparsi? Stiamo distruggendo il Pianeta. O no? «Seguo un principio. Se fa freddo, alzo la manopola del riscaldamento. Se fa caldo, giro quella del condizionatore». Bella battuta: non è questo il problema? «Ho notato che da quando sono in Italia tutti mi fanno domande sull’ecologia e ho capito quanta inquietudine c’è nella gente quando si parla di progresso. Ma non dovete preoccuparvi. Il progresso può portarci solo nella direzione della libertà dalla sofferenza. Quello che facciamo di male, semmai, sono le guerre. Non ho paura di ciò che l’uomo produce, ma dell’uomo in sé, di come investe le sue conoscenze». Non le investe male? I dati dicono che la Terra si riscalda e che è colpa nostra. «Non siamo così potenti. Al pianeta non facciamo proprio nulla, perché è troppo grande per noi. Non siamo in grado di influenzare le variabili macroscopiche che dettano lo stato della Terra. Inoltre la nostra vita dura sui 70 anni ed è un tempo insufficiente: non abbiamo l’occhio per capire come si trasforma il mondo. La natura cambia e infatti dividiamo la storia secondo ere geologiche. Se i cambiamenti non ci fossero, allora sì che dovremmo preoccuparci». Quindi niente regole? «Il progresso ha una parte di beneficio e una di rischio. Non capisco perché si guardi solo al rischio. Vediamo di investire meglio e non di buttare tutto via. Dobbiamo imparare ad adeguarci ai cambiamenti». Non dobbiamo almeno allarmarci per l’uso folle delle risorse? «Sì. Spesso la gestione è sbagliata. Ma credo che la razza umana non possa generare errori che non sia anche in grado di correggere». Gabriele Beccaria