La Stampa 15/05/2007, pag.18 Bruno Ventavoli, 15 maggio 2007
Sarkomania a Budapest ” un figlio della puszta”. La Stampa 15 Maggio 2007. Budapest. 1. La tomba di famiglia degli Sárközi Nagy-Bócsai
Sarkomania a Budapest ” un figlio della puszta”. La Stampa 15 Maggio 2007. Budapest. 1. La tomba di famiglia degli Sárközi Nagy-Bócsai. 2. Una donna di Alattyán che mostra vecchie fotografie della famiglia Sárközi: lei ricorda molto bene il «signorino» Pál, il padre di Sarkò, quando veniva in vacanza da bambino nel paese a circa 90 chilometri a Sud di Budapest. 3. Quel che resta della tenuta estiva degli Sárközi ad Alattyán. Durante il comunismo la villa è stata distrutta e le terre distribuite ai contadini, oggi sopravvive solo questo vecchio cancello arrugginito: ma per gli abitanti del paese è un simbolo d’orgoglio. Per i francesi è solo un insignificante dettaglio anagrafico. Ma gli ungheresi lo sottolineano con orgoglio. Soprattutto ora che ha conquistato l’Eliseo. «Nicolas Sarkozy è figlio della puszta». Non importa che sia nato a Parigi, lo considerano uno dei tanti discendenti della diaspora che hanno fatto fortuna all’estero. Durante la campagna elettorale hanno tifato per lui, indipendentemente dalle convinzioni politiche. E ora, a giochi fatti, nei luoghi d’origine della famiglia Sárközi (a Budapest si scrive così e si pronuncia più o meno «Sciàrcoesi»), sta esplodendo una piccola sarkomania. C’è persino chi evoca la vendetta postuma. All’indomani della prima guerra mondiale, la Francia impose infatti l’ingiusto trattato di pace di Trianon, che maciullò l’Ungheria storica riducendola a un terzo dei suoi territori. Ora è arrivata la nemesi con un ungherese a capo della République. «Sarkò» di ungherese non conserva più niente. Dal cognome originario ha pure cancellato i segni diacritici che addolcivano le vocali come una rapsodia zigana. Troppo complicate da far digerire ai francesi. L’ultimo in famiglia che parlava l’ungherese è stato il padre Pál, nato a Budapest, e fuggito dal Paese quando i comunisti cominciarono a nazionalizzare le ricchezze. L’albero genealogico della famiglia s’arrampica però molto indietro nel tempo, arriva fino al 1628 quando il capostipite si distinse nell’uccidere i turchi. E, come tanti altri nerboruti guerrieri, ottenne il titolo nobiliare (sullo stemma c’è un lupo con una sciabola in bocca). Da allora, gli Sárközi si sono trasmessi di padre in figlio un certo talento per la cosa pubblica, prestando alla patria governatori e magistrati. L’ultimo a distinguersi in politica fu il nonno György, che fece costruire a Szolnok un teatro e un albergo negli Anni Trenta. La culla degli Sárközi è Bócsa, nel cuore della puszta, meno di 2.000 abitanti. Lo stesso Nicolas, ai tempi in cui era semplice ministro degli interni, vi andò in pellegrinaggio, con l’allora felice Cecilia e depositò la firma sul librone comunale. E’ l’unica cosa che resta dell’antico casato. Mentre le pietre di un’antica chiesa medievale, che sorgeva sulle terre avite, sono finite in un tempio protestante costruito nel ”700 lì vicino. L’altro luogo sarkoziano è Alattyán, meno di tremila abitanti, novanta chilometri a sud di Budapest. Quando papà Pál arrivò in Francia e si arruolò nella legione, si vantò con i commilitoni d’avere da queste parti un immenso feudo con migliaia di servitori. La realtà era più modesta: la famiglia aveva comprato parte di una tenuta, con una bella villa, dove gli Sárközi andavano in vacanza a cacciare la lepre, a giocare a carte e animare feste memorabili. Durante la crisi degli Anni Trenta furono costretti a svedere tutto per un pugno di corone. Oggi resta soltanto un cancello arrugginito e una tomba con qualche avo. Ma il sindaco del paese, finora celebre soltanto per un grande cimitero di guerrieri avari e per aver dato i natali a un pittore, Árpád Gecse, spera che diventi meta turistica grazie alla montante sarkomania. Durante la campagna elettorale sono infatti arrivate frotte di giornalisti stranieri per cercare souvenir del candidato francese. E lui, poliziotto in pensione, appassionato compulsatore degli archivi locali, li ha guidati in tour sapienti. Ecco, là venivano conservate le famose automobili del prozio, lì sbocciò una storia d’amore galeotta. L’unica parente ungherese di Sarkò è Mariann, sorella del nonno, ha 92 anni ma ne dimostra venti in meno, va volentieri in tv a dire il suo entusiasmo per la vittoria del pronipote, pieno di energia e di talento. E nel piccolo paese, tra campi e stalle, spuntano anziani signori che rievocano i vecchi tempi andati in cui Sárközi e parenti erano famosi per eleganza e stravaganza, prima che i comunisti cancellassero tutto. Bruno Ventavoli