Varie, 15 maggio 2007
DINOIA Massimo
DINOIA Massimo Milano 12 febbraio 1948. Avvocato • «[...] c’erano stati i clamorosi arresti per l’omicidio Calabresi e, nello studio legale Stella, Massimo Dinoia fu quello che si prese la difesa di Giorgio Pietrostefani e rinunciò alle ferie. [...] me lo ricordo gentile, sobrio, pessimista. Un milanese libero. Poi sui giornali ho letto che era diventato la maglia rosa tra gli avvocati di Tangentopoli (“Credo di averne difesi più di duecento”). Ora è l’avvocato dell’accusatore principe Antonio Di Pietro [...] Ingombrante, difendere un cliente così straripante? “Al contrario. Antonio è il miglior cliente possibile. È uno che sa che cosa bisogna fare per vincere un processo”. I clienti, per gli avvocati, finita la causa, si sa, diventano faldoni e parcelle. Alcuni pero rimangono, perche erano tipi curiosi, per una vittoria inaspettata o per un’ingiustizia palese. A Massimo Dinoia quello che restera sempre è un analfabeta calabrese. Era accusato di sequestro di persona e si proclamava, veementemente, innocente. Contro di lui pero c’era una montagna di prove, per cui l’avvocato gli consiglio di non presentarsi neppure in aula. Gli diedero ventotto anni. Quando dovettero preparare l’appello, i due fecero un patto. Loro due sapevano che era innocente, ma l’imputato alla Corte avrebbe detto una menzogna: si sarebbe dichiarato colpevole. Così fece, e gli scalarono otto anni. Al primo permesso, ando a trovare l’avvocato e lo abbracciò. [...] Naturalmente Dinoia non ha chiesto a Di Pietro se è colpevole o innocente: non si fa tra avvocato e cliente. Non so neanche se Dinoia si puo definire amico di Di Pietro. “Diciamo che andiamo d’accordo, che ci intendiamo e che lo stimo”. Dopo i giudici, i giornalisti e quelli della pallavolo, anche gli avvocati sono diventati star. L’esangue Toarmina, il facondo Spazzali, il serissimo Coppi. Dinoia e, per carattere, un’antistar anche se, ammette, non gli dispiace apparire in televisione. “Credo capiti a tutti, un po’ di vanità”. [...] Fino a qualehe anna fa giocava al pallone, poi e arrivata la frattura di una gamba sul campo e adesso il football lo vede solo in televisione. Milan. Sua moglie fa il pretore, tre figli crescono, ha sempre molta voglia di stare a casa. Antonio Di Pietro lo conobbe [...] quando fece il concorso da magistrato e poi l’ha visto un sacco di volte. “Ci davamo del tu, ma non abbiamo mai preso un caffe insieme”. Poi gli ha accompagnato in stanza una caterva di imputati e infine, un giorno che Dinoia non si ricorda neanche pili, l’accusatore l’ha nominato suo difensore. Di tutti gli imputati di Tangentopoli che ha difeso, due lo hanno colpito particolarmente, ma non mi ha autorizzato a farne i nomi. Capisco pero che hanno avuto grandi tormenti. “Tutti gli altri - mi dice - venivano da me chiedendomi soprattutto di evitare la galera. E di uscire dalla storia col minor danno possibile. Così era: Mani Pulite è stata una cosa irripetibile: la gente era stufa, gli imprenditori erano stufi, e Di Pietro ha fatto il resto. Pensa che una volta un imputato, finito l’interrogatorio, gli ha chiesto l’autografo per sua figlia. Lì mi sono seccato: ma piantala! Non vedi che ce l’hai in calce al verbale?”. [...] mito professionale? “Ovviamente Perry Mason. E poi quell’americano, Turow, quello che scrive i legal thriller”. [...]» (Enrico Deaglio, “diario” 18/12/1996).