La Stampa 14/05/2007, pag.52 Laura Bandinelli, 14 maggio 2007
Lazio dei miracoli. La Stampa 14 Maggio 2007. Milano. Claudio Lotito l’uomo «del calcio didascalico e moralizzato» ha portato la Lazio in Champions League
Lazio dei miracoli. La Stampa 14 Maggio 2007. Milano. Claudio Lotito l’uomo «del calcio didascalico e moralizzato» ha portato la Lazio in Champions League. E adesso si vanta di essere pure un veggente: «Si è realizzato tutto ciò che avevo previsto, prima abbiamo fatto l’Intertoto, poi abbiamo giocato in Uefa e ora andiamo in Europa». Delio Rossi, il tecnico che da due anni naviga in mari tempestosi dove galleggiano stipendi spalmati e contratti annullati, appena raggiunto l’obiettivo, è sceso immediatamente dalla nave e ha allargato le braccia come se cercasse soccorso. Il tentativo di fuga è andato in scena al termine di Inter-Lazio. Gara persa dai biancocelesti per quattro a tre ma che non gli ha precluso l’accesso ai preliminari. Delio Rossi in sala stampa risponde a domande pericolose. Nelle ultime ore, infatti, si è fatta sempre più insistente la voce di un interessamento della Juventus nei suoi confronti. Il tecnico laziale potrebbe seppellire la questione, risalire sulla propria barca e iniziare a fare progetti per la nuova stagione. Invece non dà garanzie in questo senso: «Ho un contratto di due anni - dice - non so cosa riserverà il futuro». E quando gli chiedono se ci sono stati dei contatti con la dirigenza bianconera, prova a svicolare con un: «Ho già risposto». Prima di affrontare la seguente questione aveva però ricordato: «Solo il tempo dirà cosa sono riusciti a fare questi ragazzi. Non so se questo successo valga quanto uno scudetto perchè io non l’ho mai vinto, ma di certo è una grande impresa. Questo è un gruppo che ha lottato contro tutto e tutti». Il tutto e tutti a cui si riferisce Delio Rossi non è poi così generico: «Se mi avessero detto all’inizio del campionato che saremmo arrivati in Champions League, avrei firmato col sangue. Mi dispiace per gli altri che continuano a parlare di classifiche virtuali, allora anche noi dovremmo metterci a fare la stessa cosa». L’attacco è diretto alla Fiorentina dei Della Valle ma anche al Milan che ieri è riuscito a centrare lo stesso obiettivo dei laziali nonostante una penalizzazione superiore e l’impossibilità di fare una adeguata preparazione estiva a causa degli inaspettati preliminai. Il miracolo Lazio però ha connotazioni più evidenti. Perchè Lotito è agli antipodi rispetto a Berlusconi. Per coprire il buco di 1.070 miliardi di vecchie lire ereditato dai Cragnotti ha infatti rinegoziato tutti i contratti e ha abbattuto i costi operativi. E quando si è presentato per la prima volta al Quark Hotel di Milano per fare mercato, ha aspettato l’ultimo giorno per risparmiare. In quell’occasione tornò a Roma con nove giocatori tutti rigorosamente in prestito e con stipendi non superiori a 500 mila euro. Berlusconi invece aveva già soffiato Stam alla vecchia Lazio e aveva appena garantito a Crespo 3 milioni di euro di stipendio. Delio Rossi ha accettato qualsiasi merce gli venisse proposta. E’ riuscito a far quadrare una squadra che a gennaio ha perso anche Oddo. Dopo tante fatiche, fatte di sacrifici economici, giocatori con la valigia e spettri pericolosi come quello della serie B paventata questa estate, la Lazio è riuscita a risorgere. Lotito adesso ha un bilancio «pulito» , giocatori giovani di proprietà come Behrami, Pandev e Ledesma e un affascinante progetto in cantiere: la costruzione di un nuovo stadio tutto biancoceleste. Delio Rossi però sembra stanco. Ha dato l’impressione di voler abbandonare la nave proprio nel giorno in cui è arrivato in porto. Lotito però non ha nessuna intenzione di lasciarlo andare: «A me non risulta che Delio Rossi abbia avuto contatti con i bianconeri. Lui fa parte del nostro progetto perchè è un grande allenatore che valorizza i giovani. E’ nostra intenzione quindi prolungargli il contratto». Poi però parlando di mercato ha ribadito la sua massima preferita: «Tutti sono utili, ma nessuno è indispensabile, vale anche nella vita». Dietro la mancata esultanza dei giocatori biancocelesti che hanno festeggiato timidamente l’approdo ai preliminari, forse si nasconde la paura di perdere il proprio timoniere. Ieri Roberto Mancini faceva notare: «Ho sentito poco frastuono nello spogliatoio biancoceleste e non capisco. I giocatori dovrebbero essere felici perchè hanno centrato un obiettivo importante». In realtà qualche applauso e stretta di mano c’è stata. Rocchi ha negato che ci fosse un clima dimesso ma non ha potuto nascondere l’amarezza per la sconfitta: «Siamo consapevoli di quello che abbiamo ottenuto, ma contro l’Inter volevamo vincere. Adesso prevale il dispiacere di aver buttato via quest’occasione». Laura Bandinelli