La Stampa 14/05/2007, pag.21 Antonio Massari, 14 maggio 2007
La diga che porta solo nebbia. La Stampa 14 Maggio 2007. Carlantino (Foggia). La carpa salta, s’ inabissa, ma di mangiare vermi o pastura non ha voglia e vira al largo dagli ami e i galleggianti
La diga che porta solo nebbia. La Stampa 14 Maggio 2007. Carlantino (Foggia). La carpa salta, s’ inabissa, ma di mangiare vermi o pastura non ha voglia e vira al largo dagli ami e i galleggianti. I due pescatori se ne fanno una ragione: «Oggi non si prende niente». Intanto la riva è lievemente sbiancata, segno che l’acqua sta calando. E non di poco: 107 milioni di metri cubi in meno rispetto al 2006. Lasciamo carpe e pescatori, torniamo sullo sterrato, alla viuzza che porta all’hotel «Miralago». In verità, dalle finestre, il lago manco si vede, la visuale è coperta dai pini: la chiamano «vegetazione spontanea» ma di pini, da queste parti non se n’era mai visto uno prima del ”66. A dirla tutta: la carpa schizza fuori da un vecchio campo di grano. I pescatori lanciano ami in un vecchio vigneto. Prima del ”66, qui, non s’era visto neanche il lago. Figurarsi l’hotel. C’erano solo campagne e il fiume Fortore, magrolino e irruente. Capace di passare in poche ore dalla magra alla piena. Ma insufficiente a sopperire alla siccità. Si decise di sbarrarlo con una diga maestosa: così nacque il «lago». Il «Miralago» - va da sé - venne in un lampo. Si sperava nel turismo, nelle scampagnate del fine settimana, tra piccole imbarcazioni e frotte di pescatori. Ma basta percorrere la strada - l’unica che dal lato molisano porta al «lago» - per capire che è andata diversamente: una buca dietro l’altra. Completamente dissestata. Imbarcazioni? Neanche l’ombra. Turisti? Pochi. Nebbia invece tanta, arrivata pure quella nel ”66, insieme alla più imponente diga d’Europa in terra battuta. Capacità totale: 333 milioni di metri cubi. Capacità utilizzabile: 250 milioni di metri cubi. Interamente dedicata al Tavoliere delle Puglie: ne irriga 150 mila ettari. Solo il 25 per cento dell’acqua è destinata all’uso potabile. A maggio 2006 ne raccoglieva 231 milioni di metri cubi, oggi siamo a quota 141: «Ma con una razionalizzazione efficace - spiega Onofrio Introna, assessore pugliese alle Opere pubbliche - possiamo arrivare al 2008 senza problemi». I problemi, però, non mancano. Al di là della siccità: da decenni, infatti, è prevista la nascita di un nuovo invaso a Piano dei Limiti. Praticamente a ridosso della diga di Occhito. Capacità prevista: 42 milioni di metri cubi. La popolazione, però, si ribella: volete acqua? - dicono - Allora dateci qualcosa in cambio. Soldi. Occupazione. Turismo. Strade. Il progetto per ora resta sulla carta. I finanziamenti, già a disposizione, ammontano a 165 milioni di euro. Ma per portare a termine l’opera bisogna trattare: se dal lato molisano, infatti, qualcuno è riuscito a mettere su un albergo, o un agriturismo, dal lato pugliese invece, intorno al «lago», è sorta poca occupazione. E a 40 anni di distanza, la sensazione, è quella della beffa. «Prima qui c’era un bel clima secco - dice Domenico Coscia, classe 1934, di Carlantino - da quando c’è la diga, invece, c’è nebbia ogni mattina. Sono aumentate le frane. Siamo tutti ammalati di reumatismi». Per i sedici ettari espropriati, Domenico, ebbe in cambio mezzo milione di lire: «Aggiustai casa, ma oggi, che c’ho guadagnato? La diga s’è presa oltre la metà delle nostre terre: l’emigrazione è aumentata». Per non dire della burocrazia: «Nella nostra masseria non possiamo portarci neanche i nostri figli», dice una coppia di agricoltori. Arrivano da Colletorto, in Molise, ma la loro terra si trova in Puglia, nella zona adiacente l’invaso, controllato dal Consorzio di Bonifica. «Per raggiungerla - spiegano - dobbiamo esibire ogni giorno i permessi. Ma sono permessi individuali. I nostri figli non li fanno passare». Della diga non sono contenti: «A noi non arriva una goccia. Né da bere, né per i campi» . Lo scontro Il punto è che la diga è un obiettivo sensibile. Un «mostro» da tenere sempre a bada. La sicurezza domina su ogni altra esigenza. Ed è vero che - nonostante s’estenda nel territorio molisano - della diga beneficia soltanto la Puglia. Anche per questo oggi, pensando al nuovo invaso, Colletorto e San Giuliano di Puglia, i due comuni molisani, puntano i piedi. Sostenuti da tre comuni pugliesi: «Il lago di Occhito - scrivono i sindaci di Carlantino, Casalnuovo Monterotaro e Celenza Valfortore - ha impoverit l’economia: l’invaso ha sottratto all’agricoltura i terreni più fertili, aumentando disoccupazione e emigrazione, ha mutato il microclima, con danno alla salute della gente. L’invaso di Piano di Limiti accentuerà i disagi». «Il loro è un grido di dolore: - dice Introna - dalla diga di Occhito, a parte i problemi, questi paesi non hanno ricevuto nulla». A poco serve il rimborso per l’esproprio, che peraltro s’annuncia bizzarro. Le terre molisane varrebbero il triplo di quelle pugliesi: il presidente della provincia, Carmine Stallone, ha appena insediato una commissione per parificare i parametri. «Ma l’esproprio riguarda i privati», dicono sia il sindaco di Colletorto, Antonio Mucciaccio, sia il sindaco di Carlantino, Vito Guerrera. E aggiungono: «A noi interessa il futuro della comunità». Comunità che a malapena raggiungono i 1.500 abitanti. Ed ecco le loro richieste: «Gestione diretta delle acque oppure: 15 euro per ettaro irrigato, sei centesimi per ogni metro cubo potabile e cancellazione del debito con l’Acquedotto pugliese. Posti di lavoro, valorizzazione turistica, una strada a scorrimento veloce. Manutenzione straordinaria delle strade di collegamento dei 3 comuni». Queste sono le condizioni. Altrimenti minacciano un «referendum per l’annessione al Molise». E - di conseguenza - la "gestione molisana di tutto il bacino dei laghi". Strade, lavoro, sviluppo turistico, lotta allo spopolamento: è su questo che si gioca, tra Puglia e Molise, la prossima battaglia sull’acqua. Antonio Massari