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 2007  maggio 13 Domenica calendario

Le patatine fritte sbancano il Belgio. La Stampa 13 Maggio 2007. Bruxelles. Come l’acciaio e l’energia

Le patatine fritte sbancano il Belgio. La Stampa 13 Maggio 2007. Bruxelles. Come l’acciaio e l’energia. La combinazione delle stagioni impazzite e della domanda cinese che cresce senza sosta rischia di trasformare le patatine fritte in un genere di lusso. Il Belgio, la patria delle frites con tre secoli e mezzo di tradizione di olio incandescente e tuberi croccanti «à la julienne», è in allarme. Alla Borsa di Bruxelles il prezzo di una tonnellata della qualità «bintjes», la più comune della regione, ha superato i 300 euro, il doppio rispetto a dodici mesi fa. Nel 2003, annata di sovrapproduzione, il listino era un decimo dell’attuale. Gli addetti ai lavori sono preoccupati dalle previsioni che promettono un valore circa 360 euro per le prossime consegne. I chioschi sparsi sulle piazze della capitale europea non hanno dubbi: l’aumento del prezzo del cartoccio appare inevitabile. Pascal, il re della patata fritta, ha un’espressione seria: «Rischiamo di dover farle pagare più care e non è mai una bella cosa». La sua friggitoria - Antoine - un efficiente chiosco in muratura su place Jourdan a Etterbeek è un luogo di culto per gli appassionati delle frites. «Le patate sono il punto di riferimento per tutti i nostri menu - aggiunge -. Da mesi non vediamo che aumenti, stiamo cercando di non reagire, ma non sappiamo fino a quando ci riusciremo». Il suo storico rivale, il cuoco che gestisce il baracchino Frit Flagey, sull’omonima piazza di Ixelles, giura di avere gli stessi prezzi da cinque anni. «Adesso non so cosa fare - spiega sconsolato -. Proprio questa settimana devo vedere il mio fornitore. Difficile star dietro ai rialzi, si finisce per guadagnare sempre meno». La colpa principale è del clima. L’accoppiata tra l’insolita canicola del luglio 2006 e il freddo fuori stagione di agosto ha danneggiato i raccolti di una buona parte d’Europa. Secondo il Comitato nazionale interprofessionale della patata, organismo di categoria francese, la produzione dei Venticinque è stata di 60,5 milioni di tonnellate, l’8% in meno rispetto al 2005. In Germania la caduta è stata più marcata (-21%), mentre il Belgio e l’Olanda hanno perso circa il 16 per cento. Solo in Polonia le cose sono andate bene, ma questo non ha salvato il bilancio. La contestuale debolezza dei mercati Usa e Canadesi, paesi dove la metà delle patate viene fritta, ha reso il quadro ancor più fosco. Perchè se anche il tempo ritrovasse l’antica stabilità, è difficile che l’appetito cinese possa venire meno. L’ex celeste impero dissotterra 74 delle 322 milioni di tonnellate di patate che ogni anno arrivano nei negozi e nei banchetti del pianeta. Nonostante questo, è costretto a importare il 70 per cento del prodotti trasformati di cui ha bisogno, ovvero patate fritte congelate e chips di varia natura. L’America gliene consegna la quasi totalità (80%) e sebbene Pechino abbia ampliato del 50 per cento i terreni agricoli coltivati a patate, la domanda continua a essere inarrestabile. Inevitabile che i prezzi di mercato salgano. I nuovi ricchi cinesi se li possono permettere. Da vedere come reagiranno i belgi, gli olandesi e i tedeschi, ovvero il popolo delle patate fritte. «I listini all’ingrosso di aprile daranno l’indicazione per i prezzi dell’estate», confessa Pascal di place Jourdan. Un cartoccio di frites, o french fries come le chiamano inappropriatamente gli inglesi, potrebbe passare dagli attuali 1,6-1,7 euro di febbraio sino a 2 euro. Questo mentre i consumi di tuberi stanno calando sostituiti da generi in apparenza più esclusivi - un francese negli anni Sessanta consumava 100 chili di patate l’anno, oggi siamo sotto i 60 -, viene da chiedersi cosa succederà alle friggitorie di piazza se le frites saranno più salate. Probabile che non basti aggiungere ketchup per renderle più morbide al palato. Anche il prezzo dei pomodori, dicono gli analisti agricoli, sta imboccando una pericolosa china rialzista. Marco Zatterin