La Stampa 13/05/2007, pag.23 Stefania Miretti, 13 maggio 2007
Gli ottant’anni di Marella Agnelli. La Stampa 13 Maggio 2007. Raccontano che quando uscì il suo primo libro era emozionata e preoccupata, come chi s’aspetta d’essere giudicata per il lavoro fatto, non per il nome che porta
Gli ottant’anni di Marella Agnelli. La Stampa 13 Maggio 2007. Raccontano che quando uscì il suo primo libro era emozionata e preoccupata, come chi s’aspetta d’essere giudicata per il lavoro fatto, non per il nome che porta. Con ogni probabilità Marella Agnelli non ha mai avuto bisogno di consultare Wikipedia, l’enciclopedia on-line amata dai giovani, ma se l’avesse fatto saprebbe che è poi andata così: lei che ha sempre detto di essere stata soprattutto una moglie, s’è meritata tre definizioni - artista, mecenate e trendsetter - prima di quella, ovvia, di vedova dell’Avvocato. Si torna sempre ad essere ciò che si era, dicono. E la signora che ieri ha festeggiato l’ottantesimo compleanno circondata dall’affetto della sua famiglia, entra dunque nel futuro come artista, così come era quando tutto cominciò: studentessa all’Académie des Beaux-Arts di Parigi, fotografa a New York, designer di tessuti, allieva di Russell Page, autrice infine di bei libri sui giardini. Prima, dopo, fra tutte queste esperienze c’è naturalmente la grande storia degli Agnelli e dell’Italia, di cui Marella è tenace, silenziosa protagonista. Ci sono gli incontri, i viaggi, la grande industria, il potere, il glamour, il mondo. C’è la sua vita di moglie, lunga e densa, segnata da lutti atroci e allietata da tante nascite; ci sono stati, s’immagina, i compromessi, le rinunce e gli slanci comuni all’esistenza di ogni donna. Per gli italiani, per i torinesi che la osservavano da lontano - e magari capitava d’incontrarla al Moma, improvvisamente accessibile - gli ottant’anni di donna Marella principessa Caracciolo sono soprattutto una manciata di fotografie da riempirci per anni tutti i rotocalchi, mille indiscrezioni e fantasie, qualche preziosa e molto copiata indicazione di stile (la collana etnica, gli arbusti e i fiori semplici sul feretro del marito...), rare interviste. S’è raccontata poco, Marella Agnelli, però quasi sempre smontando i pregiudizi positivi sul suo conto. Alla giornalista americana Sally Bedell Smith disse di non essersi mai sentita bella: «Probabilmente è proprio questa la ragione per cui mi preoccupo tanto di essere elegante. L’immagine di me stessa non mi piaceva particolarmente e così ho cercato di proiettarne una che mi piacesse di più di quella naturale. Una forma di compensazione». Sfatato il mito dello stile «naturale e a prescindere», passò poi a incrinare quello dell’imperturbabilità emotiva: «Sono stata gelosa a lungo», confidò. Ma si sa che l’unica volta in cui l’Avvocato fu visto piangere, fu quando venne fugata una paura sulla salute della moglie. Chi leggeva di lei sui rotocalchi, ha imparato a conoscerla davvero solo molti anni dopo, nei momenti del dolore e della malinconia. A migliaia si misero in fila davanti al Lingotto per starle vicino e fu, probabilmente, una scoperta reciproca: «Colpita e commossa», si definì in una lettera che volle scrivere a «La Stampa» per ringraziare tutti. Da allora, s’è sentito parlare molto poco di Marella Agnelli. Ha un nuovo giardino di cui occuparsi e dal quale lasciarsi consolare, a Marrakech. Ha gli affetti, i fratelli Carlo e Nicola, la figlia Margherita, i nipoti, le amicizie d’una vita, come quella con Henry Kissinger, e ieri a Roma, nel palazzo della principessa Pallavicini sul colle del Quirinale, di fronte alla casa che con Gianni abitò a lungo, le hanno fatto festa. Ha il suo essere artista, qualcosa che la vita, la vita ridotta all’osso, non le potrà mai sottrarre. Da molto tempo hanno anche smesso di chiamarla «il cigno» per via della celebre foto che Avedon le scattò in gioventù quando lei, che non si sentiva bella, aveva evidentemente già imparato a «compensare». Le ultime immagini, quasi tutte «prese» in momenti privati, malinconici o anche lieti, come in occasione della nascita del pronipote, riflettono il volto familiare d’una donna ormai anziana coi capelli grigi corti, sempre elegantissima certo ma lo sguardo, come accade alle signore invecchiate attraversando tanta vita, è talvolta quello d’un pulcino. Buon compleanno, signora Marella. Stefania Miretti