La Stampa 12/05/2007, pag.21 Raffaella Silipo, 12 maggio 2007
La convertita che seduce con la preghiera. La Stampa 12 Maggio 2007. Torino. Nella sua prima vita si lamentava: «In strada gli uomini mi riconoscono solo per il fondoschiena
La convertita che seduce con la preghiera. La Stampa 12 Maggio 2007. Torino. Nella sua prima vita si lamentava: «In strada gli uomini mi riconoscono solo per il fondoschiena. E’ una condanna». Adesso sono gli uomini che si lamentano, nei blog su Internet: c’è chi piange davanti alla videocassetta di «Così fan tutte» di Tinto Brass, suo indimenticato esordio sul grande schermo. Chi la accusa di essersi fatta suora laica per riciclarsi, superata la boa dei quaranta. Chi mestamente invoca: «Dio, Dio, se mi farai convertire, più in là, te ne prego». Claudia Koll (nata Colacione, a Roma, il 17 maggio 1964) da ragazza voleva diventare psichiatra, poi ha incontrato Brass ed è diventata attrice, poi ha incontrato Dio e ora presenta a Rimini il raduno nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo o recita nel Duomo di Novara la «Preghiere infuocate» di San Luigi di Montfort accompagnata dalle musiche di Morricone. «Mi sentivo come morta. Oggi sono una persona diversa». D’altronde siamo alla vigilia del family day e non c’è niente di male se la Chiesa utilizza come spot una bruna monaca di Monza al contrario, una che nella sua vita ha incontrato molte «Sliding doors» e le ha infilate arditamente, senza preoccuparsi di cosa avrebbe detto la gente: «Sono abituata ai pettegolezzi, a 14 anni dicevano che il professore d’inglese era innamorato di me». La prima porta scorrevole è stato «il caro Tinto»: «Se non saltavo lì dentro prima che si chiudesse, la mia vita non sarebbe cambiata» diceva nei primi Anni 90, il linguaggio spesso sboccato, le morbide curve stampate sui manifesti di tutta Italia. Ma presto lo avrebbe rinnegato. «Quando le chiedono di me reagisce come se l’avessero offesa a morte - lamenta oggi Brass - un comportamento stupido e poco riguardoso. Mica sono un delinquente infrequentabile». Poi è arrivato Pippo Baudo, Festival di Sanremo 1995, anno di record d’ascolti e dello squilibrato che voleva buttarsi dal tetto dell’Ariston: Anna Falchi è la bionda, Claudia la bruna, Pippo tripudia definendo la contesa che giocosamente oppone le due «come la Fiat contro la Ford», alludendo alla «carrozzeria». Falchi ride divertita, lei abbozza, un misto di alterigia e provocazione: «Le donne, se vogliono ottenere qualcosa nella vita, non possono non usare il linguaggio del corpo». Ma è abile a infilare, subito dopo il festivalone, la terza porta scorrevole, Nino Manfredi e la fiction «Linda e il brigadiere» che le dà il successo nazionalpopolare. Manfredi fa il generoso: «’Sta ragazza, Claudia Koll, di cui m’avevano parlato malissimo, è piena di buona volontà». Per lei è una nuova svolta: «Ho imparato a essere una dura: arti marziali, pesi, difesa personale». E’ il periodo in cui Koll si definisce «una donna decisa ma anche una gran romantica» e dice di venerare Eleonora Duse. «Ho comprato una collezione di sue fotografie appartenuta a Marilyn Monroe e il baule con i vestiti che la Divina, nella sua vita da zingara di lusso, non abbandonava mai». «Linda e il brigadiere» ha molto successo ma la Koll intanto ha scoperto il teatro, chiede tempi e spazio e la Rai non glieli concede: viene fatta morire e sostituita con un’altra Linda, Caterina Deregibus «più bella e più brava - dichiara secco Manfredi - la Koll sul set mi chiedeva sempre consigli». Gli ascolti della fiction crollano, Claudia intanto ha infilato la porta di Mediaset nei panni di «Valeria Medico Legale»: «Mi sono stati utili i miei studi di medicina. Sono arrivata al quarto anno e poi vengo da una famiglia di medici, conosco la loro psicologia. Quando maneggiano i cadaveri i medici tendono a scherzare, altrimenti il loro lavoro diventerebbe impossibile. E poi non è male riflettere un po’ sulla morte: viviamo in una società che tende a rimuoverla e invece la fine arriva per tutti, bisogna farci i conti». Le prime avvisaglie che la Koll fosse sulla via di Damasco sono già tutte lì, ma la ragazza confonde ancora le acque. «Flirto di continuo perché mi diverte provare le mie capacità di seduzione - provoca -. Chi sta con me dimostra grande coraggio». Oscilla fra capricci da star - pretendendo sul set una roulotte per sé, l’altra per la palestra, una personal coach americana e il parrucchiere personale per l’applicazione delle extension - e le dichiarazioni pensose, come quelle all’epoca della fiction «L’impero» in cui era una deputata: «Le donne in Parlamento sono poche non perché non le votano ma perché poche sono le donne disposte a sacrificare tutto per il potere: grinta, concretezza, determinazione sono indispensabili per affermarsi». Grinta, concretezza, determinazione che alla Koll non mancano. E arriva l’ultima «Sliding door», la più inattesa. Un momento di grande sofferenza personale «e ho incontrato Gesù. Ha guarito le mie ferite, nessuno poteva aiutarmi a parte lui. Mi sono sentita come il figliol prodigo: accolto dal padre senza essere giudicato. Dalla sofferenza alla fede il passo è breve, dalla fede alla compassione, pure. Come attrice sento la responsabilità di annunciare tutto questo alla gente, soprattutto ai giovani». Un sobrio tailleur nero, la croce di San Damiano al petto e il sogno «di un’arte che porti luce, speranza e gioia. Nel mondo della tv e del cinema ci sono forze positive e ho molta speranza nel futuro». L’audience è sempre altissima. Raffaella Silipo