Varie, 15 maggio 2007
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DeMol John
• Hilversum (Olanda) 24 aprile 1955. Imprenditore • «Che succede quando due visionari teppisti olandesi si chiamano Joop Van Den Ende e John De Mol e di mestiere inventano tv piuttosto che scippare vecchiette o stuprare a domicilio? Smettono un giorno di farsi la guerra, si ritrovano attorno a un tavolo e decidono di chiamarsi ”Endemol”, l’acronimo che dalla metà degli Anni 90 in poi diventerà in tutto il mondo sinonimo di trash. Quel geniaccio di Anthony Burgess, uno che di teppisti arancioni se ne intendeva, era appena defunto ma aveva fatto in tempo a farci sapere che ”la tv è la metafora della morte dell’intimità”. Avesse conosciuto gli assassini, i signori Endemol, avrebbe asciugato e migliorato il concetto: la tv è la morte dell’intimità. Joop e John, ex rivali, si specchiano nei rispettivi abissi e capiscono che la tv ha un futuro solo diventando un gigantesco buco della serratura, una perversione di massa. Basta con i quiz e le finzioni, il nuovo mito diventa la verità, un’ossessione, purché mostrabile, non importa se dimostrabile. caccia grossa, anzi caccia sadica. Il modello cui attingere sono le maratone di danza Anni ”30, raccontate da Horace McCoy nel suo non si uccidono così anche i cavalli?, uomini e donne spiati nell’abiezione della competizione. Detto e fatto, nel settembre 1999, dopo due anni di prove e di tempeste cerebrali, parte in Olanda Big Brother, il primo reality show tv: nove persone segregate in una casa per cento giorni, spiate 24 ore su 24. Si chiama Big Brother ma si pronuncia Big Business. la nuova era dell’oro. Bastano pochi mesi al nuovo format per diventare un successo senza precedenti, ascolti stratosferici, fatturati che si quadruplicano nel giro di un anno, quando Big Brother diventa culto planetario, dagli Usa all’Italia, dall’Argentina alla Francia, dalla Svezia all’Australia. Un fenomeno mediatico o un irreversibile processo di rincretinimento che investe tutti i ceti sociali e tutte le età, condannato pubblicamente anche da papa Wojtyla? Di certo è la rivoluzione copernicana. Dalla tv dei miti intangibili passiamo alla tv tangibilissima della porta accanto. la tv che s’incarica di esistere al posto nostro. Mangiano, copulano, bestemmiano, si amano e si insultano anche per noi. Bariste, manovali, seduttori, nullafacenti, è tutta un’umanità ordinaria che, con la scusa di somigliarci, ci sottopone al peggio. Show anatomici dentro e fuori le lenzuola, accucciati sui water, le dita nel naso, il gergo che diventa lingua. I giornali stravendono sparlandone, intellettuali forbiti condannati a spiegare a sé e al popolo l’effetto ipnotico del Big Brother. Dilaga la moda dei reality, nel buco della serratura siamo lì a milioni a spiare in realtà la nostra disfatta. Endemol sempre all’avanguardia. John è il più timido dei due, Joop è quello pragmatico, la fusione funziona. Il loro laboratorio di Aalsmeer, una casetta di legno bianca, fa impallidire quelli di Frankestein e di Caligari, ci lavorano a tempo pieno gli ”endemolesi”, i creativi della Endemol, decine di squilibrati, sottratti al ricovero coatto e al trattamento psichiatrico, autorizzati e strapagati per delirare, il sogno di noi tutti. Coniano e copiano format a centinaia. Lo dobbiamo a loro se gran parte dei nostri incubi peggiori si sono materializzati. Case, fattorie, pupe, secchioni, pacchi. Dalle pupille spiritate di Bonolis alle bretelle di Pupo, dalle euforiche scurrilità di Canino all’arte di spalare l’escremento, firmato Katia Ricciarelli. Nella sua grandiosa, enciclopedica amoralità, la tivù di Endemol non si nega niente e nessuno. Se la terra promessa sono i numeri dello share, l’inferno è, come sostiene certa teologia, un non luogo, il vuoto allo stato puro, dove puoi restare solo a patto di disfarti di quell’inutile zavorra che è l’anima. Nella gara del vinca il peggiore non c’è limite, si alza il tiro, il reclutamento è facile, sono tanti i disperati pronti a tutto per il quarto d’ora di celebrità. Da scaricare nei bunker protetti da filo spinato, disposti a subire qualunque tortura fisica e morale pur di non tornare al bar o alla pizzeria. Con gli anni Big Brother diventa la scimmiottata parodia di se stesso. la tivù volgare che smette di distinguersi dalla tivù deficiente, insieme ci portano in ogni caso là dove la vita è intollerabile e dunque possibile. Come in tutte le costipazioni, la catarsi è nel mal di pancia. I flop si accumulano, la fuga dal reality sostituisce la fuga dalla realtà, antefatto, chissà, forse, di un ritorno a una tv francescana. Nel frattempo le due teste di Endemol si sono divise dopo essersi spartito il bottino. Joop si è ritirato a vita privata dopo la vendita miliardaria a Telefonica nel 2000. John è tornato alla carica. Nostalgia canaglia. Nella cordata che ha rilevato Endemol, c’è anche lui, l’uomo che l’ha inventata» (Giancarlo Dotto, ”La Stampa” 15/5/2007).