La Stampa 12/05/2007, pag.6, 12 maggio 2007
Padoa-Schioppa: via Petroni dal Cda Rai. La Stampa 12 Maggio 2007. Intelligenza vivace, memoria invidiabile, preparazione indubbia in molti campi unita a una spiccata curiosità, grande humour con gusto per la battuta accompagnato a un’innata riservatezza, durezza estrema bilanciata da appropriate cautele, passione per gli orologi antichi e per il buon vino (meglio se Bordeaux, la cui regione ha girato in lungo e in largo)
Padoa-Schioppa: via Petroni dal Cda Rai. La Stampa 12 Maggio 2007. Intelligenza vivace, memoria invidiabile, preparazione indubbia in molti campi unita a una spiccata curiosità, grande humour con gusto per la battuta accompagnato a un’innata riservatezza, durezza estrema bilanciata da appropriate cautele, passione per gli orologi antichi e per il buon vino (meglio se Bordeaux, la cui regione ha girato in lungo e in largo). Che Angelo Maria Petroni sia una persona affatto qualsiasi lo riconoscono amici e nemici, tra i tanti personaggi che ha incrociato nella sua variegata carriera di accademico in avvicinamento alla politica. Lo ammettono anche coloro che, a sinistra, vogliono togliersi dai piedi quel consigliere designato da Domenico Siniscalco e che nel Cda di viale Mazzini continua a far pendere l’ago della bilancia a favore del centrodestra, tutt’ora maggioranza pur nell’era Prodi. Non è un caso che Petroni, già consigliere nel Cda presieduto da Lucia Annunziata, nonostante fosse l’osso più duro con cui lei si è scontrata, godesse della sua stima. Né che, liberale anticomunista divenuto (tramite l’amico Giulio Tremonti) un uomo fidatissimo di Silvio Berlusconi, abbia mantenuto molte amicizie trasversali. A cominciare da quella con Francesco Pizzetti, l’attuale garante della Privacy vicino a Romano Prodi. Un rapporto che risale alla frequentazione del torinese «Centro Einaudi». Ve lo aveva portato Giuliano Ubani, che lo dirigeva nei primi anni Ottanta. Petroni - ragazzo smilzo e timido - si era da poco laureato in Filosofia della scienza con Francesco Barone. E quella di studiare a Pisa era già stata una scelta precisa per un umbro di Montefalco, classe ”56, figlio di insegnanti. Ricorda Urbani: «Barone mi disse ”Fra i mei allievi ne ho due molto brillanti”: erano Petroni e Marcello Pera», laici e studiosi di Karl Popper, dei cui scritti politici Petroni curò un’importante antologia. Detto fatto. Petroni all’Einaudi aiutava Giuliana Zincone, direttrice della rivista del centro «Biblioteca della libertà» (di cui prenderà il posto), a pubblicare articoli dei maggiori politologi, filosofi ed economisti liberali, da Hayek a Popper, da Dahrendorf a Boudon. Contatti preziosi che il giovane sfrutterà. Petroni non è infatti un mondano ma è abilissimo a inserirsi nei circoli che contano. Dottorato all’università cattolica di Lovanio, è ben introdotto negli ambienti francofoni e nell’Ena (la prestigiosa Ecole nationale d’administration che forma l’élite francese), insegna alla Bocconi e alla Sorbona, è membro della Mont Pelerin Society, covo di super-economisti liberisti scatenati che adorano Milton Friedman e ruotano attorno ai Chicago-Boys. «Si muove nel mondo come a casa sua», dice un amico. In Europa e negli Usa, dove è legato a circoli neocon come l’Heritage Foundation, l’American Enterprise Institute e il Cato Institute. Intanto in Italia i liberali di destra e di sinistra si sono separati e Petroni nel ”94 partecipa alla nascita di Forza Italia scrivendo con Urbani il manifesto dei «Circoli di Buon governo»; entra nella Scuola superiore della pubblica amministrazione della presidenza del Consiglio chiamato da Pizzetti e nel 2000 ne diventa direttore. Si lega a Tremonti, che lo porta con sé a Lorenzago, dove i «saggi» della Cdl scrivono la riforma costituzionale cestinata dal referendum. Ed è Tremonti a spingerlo in Rai e poi a farlo entrare all’Aspen, mentre le sue pubblicazioni virano dalla filosofia alla politica, con saggi sul federalismo e l’Europa. I suoi interessi si allargano all’epistemologia delle scienze umane, materia che insegna a Bologna, e alla bioetica, un argomento che lo accomuna alla moglie Cinzia Caporale, docente come e spiritosa come lui, collaboratrice di Radio radicale e del «Foglio». A Viale Mazzini si distingue subito proponendo di abolire il concerto del 1° maggio. Con il presidente Lucia Annunziata si scontra un giorno sì e uno pure. Esemplare la volta in cui, per sostituire la striscia informativa serale di Pigi Battista, nel Cda si propone un tandem Vespa-Ferruccio De Bortoli. E lui, perentorio: «Vengo da Palazzo Chigi, non c’è verso che un uomo che armò il ”Corriere” contro Berlusconi possa andare lì». L’emissario del governo è lui, ma non è uno che si perda in battagliette, e quando il consigliere Marcello Veneziani si accanisce contro il contratto di Annunziata ormai uscente, non lo segue. Duro quando serve, alla bisogna è altrettanto prudente. Unico confermato nel nuovo giro del Cda, quando si tratta di nominare direttore generale Alfredo Meocci, è lui a suggerire che venga chiesto all’azionista Tesoro di condividere la responsabilità coi consiglieri di centro destra. E viene fatto. Con il presidente Claudio Petruccioli va piuttosto d’accordo, come lui umbro e come lui amante del buon bicchiere. Cacciarlo da Consiglio d’amministrazione non è stato facile, e ancora non ci sono pienamente riusciti: è arcisicuro di avere la legge dalla sua e in genere non sbaglia. In genere.