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 2007  maggio 15 Martedì calendario

Mussolini diventò Mussoloni. La Repubblica 15 maggio 2007. Ancora un´opera dedicata al genero del duce

Mussolini diventò Mussoloni. La Repubblica 15 maggio 2007. Ancora un´opera dedicata al genero del duce. L´autore, stavolta, è il francese Michel Ostenc, docente universitario, definito «uno dei migliori specialisti dell´Italia contemporanea». Apparso nelle éditions du Rocher, il volume s´intitola Ciano, un conservateur face à Hitler et Mussoloni. Proprio così, in copertina: Mussoloni. Sarà uno scherzo? Torna alla mente il nomignolo - Napaloni - che Chaplin assegnò al duce nel Grande dittatore, una satira memorabile. Solo che il libro francese è serissimo. Ma trabocca di spropositi. In particolare nelle note: 55 pagine irte di titoli di riferimento. Qui domina, quasi in ogni riga, un idioma intermedio. Né italiano, né francese. Qualche esempio? La parola guerra diventa «guerre»: vocabolo ripetuto tre volte a proposito dell´opera di Renzo De Felice, Mussolini l´alleato - L´Italia in guerre. Dalla guerre breve alla guerre lunga. Di Mario Toscano si citano due volumi: Pagine di storia diplomatique e Le origini del Patto d´Aciaio. Si segnala uno scritto di Malaparte, Preghia sull´Acropoli, comparso nel Corriere della Serra. Ci si informa che Rodolfo Graziani ha scritto Ho difforme la patria. Di Galeazzo Ciano si nomina La mia tesimonianza. Antonio Spinosa risulta firmatario del saggio Edda: une tragédie italiano, mentre di Fabrizio Ciano si ricorda Quando il nonno fece fucilare papa. Del generale Visconti Prasca si riporta un titolo, Ho aggedito la Grecia e del diplomatico Emanuele Grazzi si richiama una testimonianza desolata, Il principio della fina. Compare poi Gaetano Afeltra, autore del volume La spia che amo Ciano. I refusi, si sa, vengono dal Maligno. giusto però riconoscere che, nel campo delle parole, esiste fra i due lati delle Alpi un contenzioso antico. Per farla breve, è come se i francesi facessero fatica a considerarci un´entità linguistica. Anni fa Pietro Paolo Trompeo sostenne che i nostri fratelli latini, quando «arrischiano qualche citazione italiana, è già una fortuna se di cinque parole ne sbagliano solo tre». Ed esibì una lista di strafalcioni, firmati da Balzac, Stendhal, Zola, Anatole France. Sfogliando poi per mia curiosità il Journal di André Gide, vi ho scoperto varie sevizie letterarie a nostro danno. Da Dante in giù. Esemplarmente, in una citazione dalla Commedia, la paroletta «ciò» diventa «chio». E il verso suona: «Chio che lo mio intelletto non comprende». Quanto a noi italiani, il rispetto che in genere professiamo al francese dipenderà magari da un complesso d´inferiorità culturale. Chissà. Ciò che si può escludere è che le contusioni linguistiche di cui soffriamo ci inducano a ordire ritorsioni. Difficilmente ci capiterà di scrivere Segolena Reale; «Le Monte» o «Il Ficaro». Non lo faremo, se non altro per un senso di patriottismo. Europeo, s´intende. Nello Ajello