La Repubblica 15/05/2007, pag.46 Agostino Paravicini Bagliani, 15 maggio 2007
Quel potere sovrano esercitato dai Papi. La Repubblica 15 maggio 2007. Qualche settimana fa, l´accenno del papa all´Inferno suscitò sorpresa e provocò un dibatto
Quel potere sovrano esercitato dai Papi. La Repubblica 15 maggio 2007. Qualche settimana fa, l´accenno del papa all´Inferno suscitò sorpresa e provocò un dibatto. In questi ultimi giorni, è la parola scomunica a porsi in modo analogo al centro dell´attenzione pubblica, in seguito alla dichiarazione di papa Benedetto XVI secondo cui «chi vota a favore di leggi pro-aborto si autoesclude dall´eucarestia» (secondo la dichiarazione di padre Lombardi, portavoce del Vaticano). L´esistenza stessa del dibatto è interessante, perché né per l´Inferno né per la scomunica gli accenni del papa contenevano novità. Essi corrispondono cioè a quanto affermano i più recenti documenti ufficiali, il Catechismo o il Diritto Canonico. Ma il fatto è che da decenni, la scomunica si era fatta in disparte nei rapporti tra la Chiesa e il mondo dei laici, non sembrava cioè costituire una seria minaccia agli occhi di tanta opinione pubblica, grazie al progressivo affermarsi di valori come il dialogo interreligioso, la tolleranza e il pluralismo. Ed è forse per queste ragioni che il ritorno alla ribalta dalla parola scomunica ha suscitato le reazioni che si sono lette sui giornali di tutto il mondo. Come fu per l´Inferno qualche settimana fa. Il recente dibattito ha permesso di ricordarci che cosa significa la scomunica. La quale pone sostanzialmente un fedele nell´impossibilità di celebrare la comunione, ossia l´Eucarestia. Perché l´Eucarestia è il Corpo di Cristo, che rappresenta la Chiesa. E la scomunica comporta una separazione temporanea dalla comunità ecclesiale. Questo nesso, fondamentale, tra scomunica e Eucarestia, ha radici storiche antiche. Nel 1215, il concilio Lateranense IV decretò che i fedeli avevano l´obbligo di fare la comunione una volta all´anno, il giorno di Pasqua; e chi non si fosse comunicato in quel giorno si sarebbe autoscomunicato ipso facto. Mai prima di allora la scomunica era stata prevista in termini così generali nei confronti dei fedeli. Il decreto del 1215 fu generalmente osservato. Innumerevoli sono le visite pastorali medievali e moderne che segnalano la presenza di scomunicati (per non aver adempito all´obbligo pasquale) nelle parrocchie di cui descrivono la vita spirituale e la situazione del clero. Il loro gran numero dimostra che anche nel Medio Evo la frequentazione alla messa fu lungi dall´essere generale. Insomma, dal Duecento in poi e per molti secoli successivi, la scomunica era una minaccia che poteva verificarsi annualmente. Il che fece nascere il desiderio di possedere un certificato per l´avvenuta confessione e comunione. Si dice che l´imperatrice Maria Teresa fosse particolarmente puntigliosa in questo. In quei secoli del Medio Evo e dell´età moderna, sui fedeli incombeva un´altra minaccia, quella della scomunica collettiva, ossia dell´"interdetto". Agli abitanti di una città o di una diocesi le autorità religiose – il papa o il vescovo – potevano vietare di accedere ai sacramenti per un periodo indeterminato. La promulgazione dell´ "interdetto" comportava il divieto assoluto di organizzare celebrazioni eucaristiche. Le ragioni che spinsero papi e vescovi a ricorrere a questo tipo di scomunica collettiva erano di natura religiosa ma anche politica. L´interdetto era una decisione estrema che tentava di risolvere conflitti che sembravano insanabili. Si impediva però così di vivere una vita sacramentale a intere popolazioni che di fatto non erano sempre responsabili di tali conflitti. Famiglie aristocratiche, monasteri ed altre istituzioni ecclesiastiche ottennero sovente il privilegio di poter continuare a celebrare offici divini in caso di interdetto imposto dalle autorità ecclesiastiche. Per secoli dunque, scomuniche individuali e collettive hanno ritmato la vita religiosa dell´Europa cristiana. Ma lo strumento della scomunica fu anche un´arma di grande importanza nei conflitti tra papato e sovrani. Celebri sono, ad esempio, le scomuniche inflitte da papa Gregorio IX all´imperatore Federico II di Svevia (morto nel 1250) e da Paolo III al re d´Inghilterra Enrico VIII (morto nel 1547). Federico II fu scomunicato per molteplici ragioni, politiche e religiose, che vanno dalla mancata Crociata all´edificazione di una colonia di Saraceni a Lucera, e così via. Enrico VIII fu scomunicato per avere fatto annullare dalla Chiesa anglicana il matrimonio con Anna d´Aragona e riconoscere ufficialmente il matrimonio clandestino con Anna Bolena. Due grandi artisti del Cinquecento – Federico Zuccari e Giorgio Vasari – illustrarono queste scomuniche in due stupendi affreschi, conservati a Caprarola (Palazzo Farnese) e nelle Sala regia del Palazzo Vaticano. Ambedue i papi che stanno scomunicando Federico II e Enrico VIII tengono in mano una candela con l´intento di gettarla fra la folla riunita sotto la Loggia delle Benedizioni in Vaticano. I due artisti illustrano una cerimonia reale, nel corso della quale il papa, accompagnato dai cardinali e dai prelati di curia vestiti di bianco, procedevano alla scomunica dei "nemici" e dei "ribelli" della Chiesa, gettando appunto candele tra la folla, che simboleggiavano le fiamme dell´Inferno. Il rito fu celebrato ogni anno il Giovedì santo per più di cinque secoli, dall´inizio del Duecento (all´epoca di Federico II) fino al tardo Settecento. Il grande scrittore francese Montaigne assistette al rito nel 1580 e ne offrì una descrizione precisa. Egli osservò che sul balcone della Loggia della Basilica vaticana era stato disteso un panno di colore nero durante la cerimonia, simbolo dell´Inferno. Intorno al 1770 il rito fu ufficialmente abbandonato. E´ vero che da almeno un secolo (Thomas Hobbes) la legittimità della scomunica di natura politica era stata messa in discussione. Da allora, la Loggia delle Benedizioni sulla facciata della Basilica vaticana non servì più a celebrare il rito di scomunica in contumacia dei ribelli della Chiesa ma ad accogliere esclusivamente la benedizione papale urbi et orbi, che il papa celebra ancor oggi quando viene eletto, nel giorno di Pasqua ed in altre circostanze particolarmente solenni. Agostino Paravicini Bagliani