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 2007  maggio 14 Lunedì calendario

Yukos, la gallina dalle uova d´oro del Cremlino. La Repubblica 14 maggio 2007. Bisogna riconoscerlo, Putin ci ha saputo fare nell´affare Yukos

Yukos, la gallina dalle uova d´oro del Cremlino. La Repubblica 14 maggio 2007. Bisogna riconoscerlo, Putin ci ha saputo fare nell´affare Yukos. Il presidente russo non solo è riuscito a mettere alle corde un fastidioso concorrente politico, ma ha anche realizzato una fortuna smembrando la compagnia petrolifera di Mikhail Khodorkovsky. A mettere la ciliegina sulla torta ci hanno pensato gli investitori internazionali, prima approvando e poi finanziando l´operazione. Si parla di cifre da capogiro, realizzate dal Cremlino mungendo Yukos su due fronti. Prima c´è stata la vendita degli asset di Yukos, che hanno fruttato 28 miliardi di dollari e che saranno usati per pagare passività fiscali retroattive dovute da Yukos. Poi è intervenuta Rosneft, che ha acquistato la maggior parte degli asset di Yukos per una cifra irrisoria: 21 miliardi di dollari, metà dei quali forniti dagli investitori internazionali durante la quotazione in borsa di Rosneft. Quattro anni fa la controllata statale Rosneft valeva appena 4 miliardi di dollari, oggi ne vale quasi 90, un valore che per lo stato, grazie alla sua partecipazione dell´87%, equivale a 78 miliardi di dollari. A conti fatti e al netto del proprio contributo, il Cremlino ha visto apprezzarsi la propria partecipazione di ben 64 miliardi di dollari. Alla fine Putin avrà recuperato tasse non pagate per circa 30 miliardi di dollari e arricchito di circa 60 miliardi di dollari il valore della quota statale di Rosneft. Certo, la vicenda Yukos potrebbe scoraggiare molti a non scegliere la Russia come meta del proprio business, ma è proprio grazie a questa operazione che oggi lo stato ha aggiunto 90 miliardi di dollari ai suoi forzieri. Tanto di cappello a Vladimir. John Paul Rathbone [Edf punta Rwe] Una fusione tra Edf e Rwe darebbe vita a un colosso europeo da 160 miliardi di euro caratterizzato da una forte componente nucleare. Un´iniziativa che con tutta probabilità incontrerebbe il consenso delle autorità comunitarie, alle quali sta a cuore la liberalizzazione e razionalizzazione del settore energetico europeo. La manovra comporta naturalmente tutta una serie di trattative e concessioni per superare gli ostacoli di carattere normativo, tra cui la vendita del 45% che Edf detiene in seno al produttore di elettricità tedesco EnBW. Tuttavia, a contare nelle acquisizioni è la scelta di tempo ed è singolare che la francese Edf abbia deciso di lanciare un´offerta sulla tedesca Rwe in questo momento. I veri ostacoli sono infatti di natura politica. Benché sia controllata dallo stato all´87%, Edf potrebbe essere comunque in grado di rilevare Rwe senza violare la legge francese, in base alla quale la quota dello stato non può scendere al di sotto del 70%. Stimando in 45 miliardi di euro il prezzo finale dell´intera operazione, ammesso che la partecipazione EnBW sia venduta a 5 miliardi di euro, un´offerta per due terzi in azioni Edf e per un terzo in contanti consentirebbe all´Eliseo di mantenere la partecipazione al di sopra della fatidica soglia del 70%. Questo presuppone però che il governo tedesco sia disposto a vedere la propria utility finire sotto il controllo dei francesi. Un´ipotesi poco plausibile. Così come è improbabile che il neopresidente francese Nicolas Sarkozy si adoperi per attuare una totale privatizzazione di Edf e per emendare la legislazione da egli stesso messa a punto quando era ministro delle finanze. Almeno non in una fase così avanzata del suo mandato. probabile che Sarkozy chieda a Edf di pazientare. Pierre Briançon