La Repubblica 14/05/2007, pag.25 Emilio Randacio, 14 maggio 2007
Olindo e Rosy abbandonati in carcere nessuno va a trovare la coppia della strage. La Repubblica 14 maggio 2007
Olindo e Rosy abbandonati in carcere nessuno va a trovare la coppia della strage. La Repubblica 14 maggio 2007. Como. Già prima dell´11 dicembre, prima dell´orrore, dei sospetti, degli arresti e, infine, delle confessioni, in paese non brillavano certo per simpatia, per socialità. Anzi. Poi, da quando il 9 gennaio le porte del carcere del Bassone di Como si sono chiuse alle loro spalle, per Olindo e Rosy Bazzi, rei confessi della morte di un bambino, il piccolo Youssuf, della madre, della nonna e della vicina di casa, nessuno si è mai fatto vivo per sapere come stavano, se avevano bisogno di qualcosa. E se la visita in carcere potrebbe essere un passo imbarazzante, nemmeno quella ristretta cerchia di conoscenti della famiglia Bazzi ha avuto il coraggio di scrivere loro una lettera. Meglio dimenticare al più presto questa brutta storia. Nessun segnale nemmeno dai fratelli dei coniugi di Erba. Nessuna lettera anche in questo caso, non una visita in carcere a poco più di cinque mesi dal loro arresto. L´unico che si è fatto vivo è stato un parroco di Como. Ha incontrato la coppia per cercare di coinvolgerli in un´attività promossa da un´associazione di volontariato. Per il resto, silenzio. La scorsa settimana, la notizia della scomparsa della signora Bazzi alla figlia è arrivata leggendo casualmente i giornali. I rapporti erano tesi ben prima della strage. «Quella da un bel pezzo non è più mia figlia - ha spiegato il padre della donna, Lorenzo Bazzi -. Ancor prima che ammazzasse tre donne e un bambino. E´ sempre stata una testa calda, ci ha sempre procurato solo guai». Secondo l´anziano padre, c´è anche una spiegazione dietro la morte della moglie. «Era già malata e la strage di Erba è stata il colpo di grazia. Come con lei, non voglio che mia figlia venga al mio funerale. Saprà della mia morte solo dopo che sarò già sotto terra. In vita non mi vedrà mai più e se lo vorrà verrà a piangere sulla mia tomba, sempre che un giorno esca dal carcere dove dovrebbe restare per sempre. Mia figlia dopo quello che ha fatto può andare solo all´inferno». Sembra essere proprio questo il sentimento che Erba prova per i due assassini. E, ora, per garantire ai due detenuti il minimo indispensabile, ci devono pensare i carabinieri o il loro legale, Pietro Troiano. Un iter alquanto anomalo, mosso non da un dovere, ma forse solo dalla pietà. Per gli acquisti di routine, per le piccole necessità, Rosy e Olindo si rivolgono allo spaccio del carcere. Ma non sempre al Bassone si riesce a trovare quello di cui si ha bisogno. Il legale, dopo avergli portato vestiti e ricambi, ha scritto ai fratelli della coppia, chiedendo un minimo di collaborazione. Risposta secca: «Non ne vogliamo sapere più nulla, grazie». Quale sarà il loro futuro, al momento, non è ancora chiaro. Dal punto di vista economico, i signori Bazzi hanno a disposizione una piccola somma sul conto del carcere. Gli ultimi soldi, perché i loro beni sono finiti tutti sotto sequestro. La casa (coperta ancora da una ipoteca per un mutuo non estinto), l´auto e il camper serviranno per risarcire, per quel che si potrà, le famiglie delle quattro vittime. Sul fronte giudiziario, invece, l´inchiesta potrebbe essere alle battute finali. Entro fine mese il criminologo Massimo Picozzi, nominato dalla difesa, sarà chiamato a depositare la sua perizia sulle «menti» dei due indagati. A seconda dell´esito, l´avvocato Troiano deciderà la linea da seguire. Dalle prime indiscrezioni, non è escluso che le posizioni dei coniugi possano avere due destini diversi. Anche se al momento le versioni su quanto accaduto nella palazzina di via Diaz, lo scorso 11 dicembre, concordino, sembra che la signora Bazzi possa con il tempo accettare di addossarsi le maggiori responsabilità della strage. Sarebbe stata lei la "regista", l´ideatrice del piano per eliminare quei vicini di casa così fastidiosi. Il marito, il povero Olindo, le avrebbe soltanto obbedito. Tra le ipotesi che il legale degli indagati potrebbe scegliere, c´è anche un processo a porte chiuse attraverso il rito abbreviato. La procura di Como, dal canto suo, potrebbe invece decidere per un processo lampo, attraverso un «immediato», che prevede di saltare l´udienza preliminare nei casi in cui la prova venga considerata evidente. Sul punto sarà comunque chiamato ad esprimersi nelle prossime settimane il gup di Como. Emilio Randacio