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 2007  maggio 14 Lunedì calendario

Linea di confine. La Repubblica 14 maggio 2007. I genitori degli anni Ottanta ricorderanno ancora la mitica Falcucci, titolare più volte del ministero della Pubblica istruzione, una dc doc, che, con il suo piglio da brava e intelligente massaia, aveva rimesso una buona dose di ordine e buon senso nella scuola italiana dissestata dal ”68

Linea di confine. La Repubblica 14 maggio 2007. I genitori degli anni Ottanta ricorderanno ancora la mitica Falcucci, titolare più volte del ministero della Pubblica istruzione, una dc doc, che, con il suo piglio da brava e intelligente massaia, aveva rimesso una buona dose di ordine e buon senso nella scuola italiana dissestata dal ”68. Come altre cattoliche del suo stampo (rammento Tina Anselmi) era rispettosa dei valori costituzionali e attenta a non introdurre sottobanco derive clericali (ai cattolici bastava e avanzava l´ora di religione). Me l´ha richiamata alla memoria una lettera aperta del cosiddetto «Manifesto dei 500», un coraggioso gruppo di insegnanti e genitori sorto qualche anno fa a Torino, che si batte con meritoria testardaggine per la difesa della scuola pubblica e il ritiro almeno degli aspetti più nefasti delle riforme dei cicli d´insegnamento. Introdotte dal pedagogismo deteriore che ha contraddistinto gli ultimi governi di centro sinistra e di centro destra, sembra stiano ricevendo nuovi devastanti impulsi anche dall´attuale ministro Fioroni ("margherita" di stampo cattolico), che si è accinto a coltivare il lascito dei suoi predecessori. Il Gruppo dei 500, con una serie documentata di lettere aperte e approfondimenti ("manifestodei500email.it"), se la prende, tra l´altro, con l´abolizione dei programmi nazionali che permettevano ad ogni ragazzo italiano di ricevere un insegnamento di base unitario, senza differenze di classe sociale o di appartenenza geografica (ed oggi anche etnica), premessa indispensabile per la formazione di un cittadino consapevole e con una potenzialità d´istruzione, almeno in partenza, egualitaria. Nei documenti dei Cinquecento si riporta, a mo´ di esempio, un passaggio essenziale dei Programmi dell´´85 (éra Falcucci) per le elementari dove si legge: « opportuno che il fanciullo nel quinquennio pervenga ad una visione sufficientemente articolata dei momenti significativi della storia connettendoli in un quadro cronologico a maglie larghe. In particolare saranno oggetto di approfondimento i fatti, gli avvenimenti, i personaggi che hanno contribuito a determinare le caratteristiche civili, culturali, economiche, sociali, politiche e religiose della storia d´Italia, con specifico riferimento al processo che ha condotto all´unità nazionale, nonché alle conquiste della libertà e della democrazia». Oggi tutto questo è giudicato improponibile e sorpassato dai pedagogisti ministeriali che, nelle "Indicazioni per la scuola primaria e secondaria", presentate in questi giorni sostengono: «Le trasmissioni standardizzate e normative delle conoscenze, che comunicano contenuti invariati pensati per individui medi, non sono più adeguate. Al contrario la scuola può e deve realizzare percorsi formativi sempre più rispondenti alle inclinazioni personali degli studenti. «Che cosa sono - si domandano allibiti i Cinquecento - queste «trasmissioni standardizzate con contenuti invariati»? La caduta dell´Impero romano? Una poesia di Leopardi o Montale? L´equazione di una parabola? Certo Dante, i classici ma anche gli scrittori contemporanei hanno scritto cose che il tempo non ha cambiato, ma ciò non ha mai impedito che sulle interpretazioni, le critiche, le analisi culturali si sviluppasse un dibattito aperto e vivo, come aperta e viva è la ricerca scientifica. Cosa sta, dunque, ad indicare nello schema ministeriale il riferimento continuo alla «persona», ai «percorsi personalizzati», alla necessità che «i docenti definiscano le loro proposte fin dai primi anni della scolarizzazione in relazione costante con i bisogni fondamentali e i desideri dei bambini»? La risposta è facile da ricavare. Programmi tarati sulla persona rimettono in causa la questione della uguaglianza dei diritti e quindi del diritto ad una formazione tendenzialmente uguale per tutti, con programmi uguali, tanto più necessari per i più deboli, i meno fortunati socialmente ed economicamente. E cosa significa assecondare le inclinazioni personali, i bisogni e i desideri dei bambini e degli adolescenti? Possibile non si comprenda che i "bisogni" sono proprio il riflesso delle differenze sociali, economiche, ideologiche? E quei bambini che esprimono il "bisogno" di trastullarsi tutto il tempo, di giocare con la playstation o di interessarsi solo a certi argomenti, possibilmente non impegnativi? Sarebbero, quindi, gli insegnanti e le singole scuole, nella loro "autonomia", a decidere cosa è bene per uno e cosa è bene per l´altro? O bisognerebbe assecondare ciò che chiedono gli allievi, secondo il principio che la scuola è "un´azienda" e gli studenti sono, quindi, "clienti" che hanno, in quanto tali, sempre ragione? Mario Pirani