Varie, 14 maggio 2007
MELIS Silvia
MELIS Silvia Tortolì (Nuoro) 11 aprile 1969. Consulente del lavoro. Rapita il 19 febbraio 1997, fu liberata l’11 novembre dello stesso anno • «[...] stata l’oggetto di un terribile braccio di ferro: tra la famiglia che la vuole viva, salva, a casa, a ogni costo; e lo Stato che blocca ogni trattativa, per impedire di concedere ai banditi vittoria e denari per nuove illegalità [...] Tito Melis, il padre di Silvia, è ingegnere, ha uno studio professionale in paese, ha proprietà di famiglia. Sua moglie, insegnante, viene da Arzachena [...] e ha ereditato anch’essa terreni e beni dalla sua famiglia. Benestanti, per i parametri locali, ma senza alcuna esibizione. Niente Mercedes, niente aragoste, una vita regolare. Due figlie, Sivlia e Gemma, una più bella dell’altra. Silvia aveva aperto uno studio di consulenza del lavoro, paghe e contributi, ma è conosciuta in paese soprattutto per la sua attività sportiva: ha giocato a pallavolo nella squadra locale, la società sportiva Airone, di cui poi è diventata presidente [...] Silvia ha un bambino, Luca (14 giugno 1992) [...] La sera del 19 febbraio 1997 Silvia finì di lavorare, chiuse il suo studio di consulenza del lavoro, salì sulla sua Twingo bordeaux e andò a Lanusei, a pochi chilometri da Tortolì. Poi si rimise in strada per tornare a casa. Passò dalla baby sitter a ritirare il figlio Luca e corse verso la sua villetta, in via Marmilla. Aveva appuntamento con gli amici della pallavolo, quella sera, doveva uscire a cena. Poiché era in ritardo, telefonò al cellulare per avvertire: ”Scusatemi, ho impiegato più tempo del previsto, spostiamo l’incontro un quarto d’ora più tardi” [...] I banditi avevano caricato Silvia su un’Alfa 164 rossa [...] ed erano spariti. La polizia perse tempo perché ipotizzò che la scomparsa di Silvia potesse avere una spiegazione diversa dal sequestro per estorsione? In seguito il questore dichiarò alla tv: ”Questa vicenda avrà un epilogo a sorpresa”. A che cosa si riferiva? Era convinto che si trattasse di una storia di gelosia? [...]» (Gianni Barbacetto, ”diario” 15/10/1997) • «Un riscatto per la liberazione di Silvia Melis è stato effettivamente pagato e ad occuparsene è stato Nicola Grauso. L’editore cagliaritano lo ha confermato personalmente [...] racconta di aver personalmente consegnato a due banditi incappucciati un miliardo e quattrocento milioni di lire la notte del 4 novembre, una settimana prima che la giovane donna di Tortolì tornasse libera al termine di un sequestro durato nove mesi. La famiglia Melis ha sempre negato che fosse stato pagato un riscatto [...] in un’intervista televisiva Silvia si è lasciata sfuggire un ”avrei preferito che avessero pagato prima”. Una dichiarazione che è stata interpretata come una mezza ammissione. [...] Secondo la ricostruzione di Grauso, la raccolta di soldi sarebbe avvenuta grazie all’aiuto dell’avvocato Antonio Piras, legale della famiglia Melis. Della somma consegnata ai banditi, un miliardo era per l’appunto quello raccolto da Tito Melis in questo modo e quattrocento milioni dello stesso Grauso. La somma chiesta dai sequestratori sarebbe stata di due miliardi e 400 milioni: il miliardo restante doveva essere pagato dopo la liberazione» (’la Repubblica”, 19/11/1997) • «L’imprenditore-editore Nicola Grauso, il procuratore capo della pretura di Cagliari Luigi Lombardini e l’avvocato Antonio Piras, ex direttore generale della Sardaleasing (Banco di Sardegna), sono accusati di estorsione nei confronti dell’ingegner Tito Melis [...] Secondo l’ipotesi accusatoria, i tre avrebbero estorto al padre della giovane rapita il miliardo che Melis ha raccontato di aver portato a casa dell’avvocato Piras che l’avrebbe poi passato a Grauso. Quest’ultimo aveva poi rivelato di averlo consegnato personalmente - aggiungendo alla somma 400 milioni suoi - agli emissari dei banditi in un incontro avvenuto la notte del 4 novembre 1997, nelle campagne di Esterzili, nel nuorese. Secondo i magistrati palermitani, invece, il miliardo di lire sarebbe stato consegnato dal padre dell’ostaggio durante un drammatico incontro notturno avvenuto tra l’8 e il 9 ottobre, vicino all’aeroporto di Cagliari-Elmas, al giudice Lombardini, il quale avrebbe fatto intendere a Melis che la vita di Silvia era in ”grave e imminente pericolo”. Per i pm vi sarebbe stato anche un secondo tentativo, andato a vuoto, di indurre Tito Melis a consegnare a Piras un ulteriore miliardo. [...]» (’La Padania”, data imprecisata). Luigi Lombardini (7 dicembre 1935-11 agosto 1998) si tolse poi la vita sparandosi nel suo ufficio dopo essere stato interrogato dai giudici di Palermo sul caso Melis.