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 2007  maggio 12 Sabato calendario

Quando l´Italia disegnava la geografia. La Repubblica 12 maggio 2007. Roma. «Antinori possedeva in grado eminente una qualità essenziale del soldato e del viaggiatore: la semplicità dei bisogni

Quando l´Italia disegnava la geografia. La Repubblica 12 maggio 2007. Roma. «Antinori possedeva in grado eminente una qualità essenziale del soldato e del viaggiatore: la semplicità dei bisogni. Egli non si curava mai di procurarsi qualsivoglia comodo in viaggio, aveva qualcosa di mistico la confidenza colla quale si accingeva alle più lunghe e faticose spedizioni, non pigliando altro che il suo fucile, le sue scarpe e i suoi vasetti da collezione...». Così Oreste Baratieri descrive il suo compagno di viaggio Orazio Antinori, geografo, ornitologo, tra i primi ad esplorare l´Africa, dove egli oggi riposa, a Let-Marefià, per suo espresso desiderio, sotto un ombroso sicomoro. Fu lui nel 1867 insieme a Cristoforo Negri e a Cesare Correnti a fondare la Società Geografica Italiana che compie adesso 140 anni, anniversario che si celebra oggi e domani nelle stanze silenziose e assorte di Palazzetto Mattei, nel bel giardino di villa Celimontana, a Roma. Ci saranno letture di diari di viaggio di un tempo che sembra ormai molto lontano, proiezioni di film e fuochi d´artificio. Centoquarant´anni di storia: dalla geografia intesa come esplorazione di terre da colonizzare ad oggi, missione umanitaria: a Let-Marefià dove ci fu una delle prime stazioni geografiche, arriveranno i contributi per una scuola e tornerà a vivere il centro scientifico, dedicato proprio ad Antinori, per lo studio delle biodiversità . «C´era un tempo in cui l´intellighenzia italiana faceva parte della Società geografica, tra i soci c´erano Quintino Sella e Nino Bixio, Visconti Venosta, De Pretis, ma socio onorario fu anche Darwin», spiega Margherita Martelli, curatrice dell´archivio storico. «Anche molte persone comuni erano soci, tanti maestri elementari, era un segno d´identità, un modo per sentirsi parte integrante del futuro». Una storia non sempre facile, quella della Società geografica, che dopo i primi fasti passò dalla gloria al declino. «Quando fu fondata tante parti del mondo erano ancora sconosciute, l´Africa, l´America meridionale, parte dell´Asia, a quel tempo la Società prese la guida delle più importanti esplorazioni italiane, questi viaggi avevano grande risonanza, ne parlavano i giornali, erano esplorazioni funzionali allo sviluppo coloniale», racconta Claudio Cerreti, direttore del Bollettino della Società geografica, la più antica rivista di geografia. «Poi di queste attività si farà carico lo Stato, non vengono più affidate a romantici esploratori, inizierà un declino lento e costante fino agli anni ”60, quando continuerà a pesare questa sua etichetta di società legata ad un passato coloniale». Negli anni ”80 inizia la ripresa, che sarà costante e progressiva, e ora il lavoro continua tra antiche mappe, 300 mila volumi e i ritratti austeri degli antichi geografi: ecco Bove che arrivò in Patagonia e morì suicida, ecco Bottego che risalì l´Ogaden. «La geografia non si esaurisce, il territorio cambia in continuazione, non c´è stasi, la conoscenza va sempre rinnovata». Anche oggi che i viaggi sono "last minute", e non c´è più niente da esplorare. Marina Cavallieri