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 2007  maggio 13 Domenica calendario

L’utilizzazione dell’energia. Corriere della Sera 13 maggio 2007. La lettera «energia pulita» (Corriere del 9 maggio) riflette un’opinione diffusa, che fa temere la recessione economica in corrispondenza della riduzione dei consumi energetici, deducendone erroneamente che bisogna invece «creare nuove fonti di energia da consumare»

L’utilizzazione dell’energia. Corriere della Sera 13 maggio 2007. La lettera «energia pulita» (Corriere del 9 maggio) riflette un’opinione diffusa, che fa temere la recessione economica in corrispondenza della riduzione dei consumi energetici, deducendone erroneamente che bisogna invece «creare nuove fonti di energia da consumare». L’errore concettuale consiste nell’ignorare che l’energiadell’universo è già tutta presente oggi come ieri e non si tratta di «crearne dell’altra» (perché niente e nessuno ha, a nostra conoscenza, questa facoltà), ma di «afferrarla e usarla al suo passaggio verso l’annichilazione». Quello che chiamiamo «energia» infatti è un’entità che, formatasi nella notte dei tempi, non fa che degradarsi lentissimamente ma inesorabilmente verso uno stato d’inerzia totale. L’esempio più noto e banale (se ne potrebbero elencare decine, reattore nucleare compreso!) di un utilizzo avveduto è quello delle centrali idroelettriche, che intercettano l’acqua nella sua eterna discesa (degradamento energetico) verso il mare, e la usano per generare elettricità (attraverso le dinamo); l’elettricità, correndo su cavi e tralicci, arriva anche lontano e alla fine accende per esempio una lampadina, che dà in sostanza luce e calore, il più basso livello utilizzabile dell’energia (e non c’è niente, a questo punto, di «rinnovabile»). Lungo il percorso descritto si perdono risorse per vari motivi tecnici e fisici. Il «trucco» sta nel ridurre al minimo queste perdite, e per ottenere ciò si può essere certi che anche l’economia avrebbe un coinvolgimento (sviluppo) notevole. un concetto difficile, nella sua enorme semplicità, su cui ognuno dovrebbe meditare e studiare: lo faranno governanti, economisti e... ambientalisti? Giusto Buroni