Corriere della Sera 13/05/2007, pag.31, 13 maggio 2007
La fuga del re. Corriere della Sera 13 maggio 2007. Caro Romano, accennando al trasferimento della Corona e del Governo a Brindisi, usa l’espressione «la fuga del re da Roma», ritenendo che sia stato vergognoso
La fuga del re. Corriere della Sera 13 maggio 2007. Caro Romano, accennando al trasferimento della Corona e del Governo a Brindisi, usa l’espressione «la fuga del re da Roma», ritenendo che sia stato vergognoso. Secondo me era invece indispensabile ai fini della continuità dello Stato. Ecco quanto scrive in proposito Luigi Marchesi, presente con Castellano alle trattative per l’armistizio, in «Per la libertà». «Secondo le disposizioni ricevute nelle trattative dell’armistizio la notte sul 4 settembre 1943 al comando alleato a Cassibile e date a noi dal generale Smith, capo di Stato Maggiore di Eisenhower, quando fossimo venuti in una prevedibile necessità di emergenza, il re, il Comando Supremo e il governo avrebbero dovuto prontamente trasferirsi in zona occupata dagli alleati per mantenere la necessaria libera continuità di relazioni e per conservare la sovranità su tutta l’Italia.» «Mi sia dunque concesso di affermare che il trasferimento del re, del governo e del Comando Supremo, anche se avvenuto in forma male organizzata per il precipitare dell’emergenza, fu necessario». Una conferma dell’opinione alleata venne «da un documentario della Bbc, che, attraverso dichiarazioni dell’epoca del presidente Usa del primo ministro inglese Churchill, conferma l’enorme interesse di tali nazioni, che conducevano la guerra contro i germanici nell’area del Mediterraneo a risalire l’Italia con le loro armate, di fare affidamento su uno Stato italiano che fosse la continuazione dello Stato e del governo in essere al giorno 8 settembre 1943». Questo è quanto riporta Federico Marzollo in «Il Secondo Risorgimento d’Italia, Approfondimenti», n? 2006, pag. 108. Mi pare evidente che da parte nostra vi fosse lo stesso interesse. Non credo che con la difesa a oltranza di Roma si sarebbe ottenuto un uguale risultato. La superiorità tecnica dei tedeschi e la lentezza con cui le truppe alleate risalivano l’Italia avrebbero vanificato anche un nostro improbabile successo iniziale. Edoardo Giorgi di Vistarino