Jo Tuckman, Corriere della Sera 13/5/2007, pagg.14-15, 13 maggio 2007
Marcos. In uscita a giugno il nuovo libro del subcomandante Marcos, che, intervistato, dichiara: "Non c’è alcun riferimento alla politica, stavolta
Marcos. In uscita a giugno il nuovo libro del subcomandante Marcos, che, intervistato, dichiara: "Non c’è alcun riferimento alla politica, stavolta. Soltanto sesso. Pura pornografia… Sono certo che andrà a ruba, basta che riempiamo la copertina di "vietato ai minori di…”". Sicuro di finanziare la causa zapatista con i ricavi del libro (un romanzo giallo, che ha per protagonista un detective ribelle), Marcos precisa tuttavia che il prossimo sarà un saggio di teoria politica, dove analizzerà le forze che stanno spingendo il Messico verso la rivolta sociale: "Dalle comunità indigene spodestate e impotenti dinanzi alla costruzione di nuove dighe e all’agribusiness che distrugge le loro terre, ai venditori ambulanti banditi dai marciapiedi della capitale per fare spazio ai magnati del commercio al dettaglio, tutti i poveri e i diseredati del Paese sono prossimi al punto di saturazione". Previsione: la rivoluzione in Messico scoppierà nel 2010, in occasione del duecentesimo anniversario della Guerra d’indipendenza e del centesimo anniversario della Rivoluzione messicana, causa scatenante il piano Usa per il rafforzamento della frontiera comune, che ha privato milioni di persone della possibilità di spostarsi a Nord alla ricerca di un lavoro. Ex marxistaleninista ortodosso, Marcos non è un indigeno e salì alla ribalta il primo gennaio 1994, quando guidò l’Esercito zapatista di liberazione nazionale oltre i confini della giungla del Chiapas, nel Sud del Messico. Passamontagna sempre sul volto (usato per simboleggiare la superiorità morale, ma egli stesso ammette che è scomodo, per via del prurito che provoca), il suo vero nome, secondo le rivelazioni del governo, è Rafael Sebastián Guillén Vicente, ex docente di Filosofia. Assicura di non aver mai perso il senso dell’umorismo: "Torna coi piedi per terra – mi dicevo ”, ricorda che sei soltanto un mito, e non esisti nel mondo reale… La maschera sparirà quando non ci sarà più bisogno di un subcomandante Marcos. Spero ciò avvenga presto. Allora, potrò finalmente realizzare il mio sogno: fare il pompiere. Come, perché? I pompieri si prendono le ragazze più carine". L’ultima sua campagna, lo "Zapatour", nel 2001, quando marciò in lungo e in largo per il Paese insieme a centinaia di sostenitori internazionali e a una scorta della polizia. Le elezioni avevano appena posto termine a 71 anni di regime monopartitico in Messico, e gli zapatisti, per mettere alla prova la neo-democrazia, fecero istanza di una carta dei diritti per la popolazione indigena, ma essendo ignorati dal Parlamento, ritornarono nella giungla e proclamarono il progetto di autogoverno indigeno, con o senza riconoscimento costituzionale. Marcos fece perdere le sue tracce per quattro anni e quando riapparve, fu per attuare un nuovo piano di alleanze che andasse oltre il movimento indigeno. Ora è in corso un altro tour, l’"Altra Campagna", che ha per obiettivo, dichiarato con toni pacati, di consolidare l’amalgama di gruppi marginali di sinistra e ottenere dal governo la revoca dei vecchi mandati di arresto: "Questa è l’ultima battaglia per gli zapatisti. Se non riusciremo a vincerla, sarà per noi una sconfitta totale. Quel che vedremo, a nostro parere, non potrà essere catalogato sotto alcun "ismo”. Tutto sarà così bello, nuovo e dirompente che il mondo intero volgerà lo sguardo su questo Paese come mai prima". Anche se in gran parte dell’America Latina la sinistra è salita al potere attraverso le urne elettorali, per Marcos si tratta pur sempre di élite. Presidente boliviano a parte (Evo Morales, legato con un movimento indigeno radicale), Marcos definisce il presidente brasiliano Lula e il nicaraguense Daniel Ortega "traditori", e il leader venezuelano Hugo Chávez "sconcertante".