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 2007  maggio 13 Domenica calendario

La Sciarelli ricorda Giorgiana, compagna di classe. Corriere della Sera 13 maggio 2007. Milano. Era il tramonto del 12 maggio 1977 quando Giorgiana Masi, 19 anni, fuggiva verso Trastevere, dall’altra parte di ponte Garibaldi

La Sciarelli ricorda Giorgiana, compagna di classe. Corriere della Sera 13 maggio 2007. Milano. Era il tramonto del 12 maggio 1977 quando Giorgiana Masi, 19 anni, fuggiva verso Trastevere, dall’altra parte di ponte Garibaldi. Cadde all’improvviso, lasciando la mano del fidanzato Gianfranco. Poco sangue per terra, solo un buco nella schiena. Morì in mezz’ora al pronto soccorso del Regina Margherita. Federica Sciarelli, sua compagna di classe nella V A del Liceo scientifico «Pasteur» di Roma, era anche lei alla manifestazione non autorizzata organizzata dai radicali in ricordo della vittoria del referendum sul divorzio (1974, tre anni prima). Federica però fuggiva nella direzione opposta, verso piazza Argentina. Arrivò tardi a casa. E della morte di Giorgiana seppe solo la mattina dopo. «Mi svegliò mia mamma molto presto: "C’è una tua insegnante al telefono". Mi allarmai. Era strano che una professoressa chiamasse a casa mia. Capii che era successo qualcosa di grave. E quando seppi di Giorgiana rimasi senza parole. Tutto avrei immaginato, ma non lei. Non lei». A distanza di 30 anni, Federica Sciarelli parla ancora a fatica di quel giorno. Lei, che oggi fa la giornalista e la conduttrice tv in Rai, ammette che «quel pomeriggio di maggio cambiò la mia vita e quella degli altri miei compagni di classe. In tutto, con Giorgiana, eravamo 17. Un brutto numero... Mancavano pochi giorni alla maturità, ma per noi cominciò un incubo. Conoscemmo da vicino la morte violenta. E senza nome, soprattutto». Anche ieri, nell’anniversario della morte di Giorgiana Masi, è stata contestata un’inchiesta che non ha individuato alcun colpevole. Lo si è fatto al liceo «Pasteur», dove il sindaco Veltroni ha scoperto una targa in onore di Giorgiana, presente la sorella Vittoria. E lo si è fatto alla manifestazione di piazza Navona «Coraggio laico», ma poco prima anche in un sit-in dei radicali a ponte Garibaldi. Ai tempi, il sottosegretario all’Interno, Lettieri, rispondendo a un’interrogazione disse: «La polizia il 12 maggio non ha sparato». Ma poi foto e filmati consegnarono un’altra versione. Lettieri si dimise. Francesco Cossiga, che allora era il ministro dell’Interno, e che anche in un’intervista al Corriere ha incolpato il «fuoco amico» della morte di Giorgiana Masi, facendo capire di sapere chi l’ha uccisa, ieri sera nel programma di Sabelli Fioretti su Rai Sat, «Quelli del ’77», ha ribadito: «Giorgiana Masi fu uccisa da una persona molto vicina a lei». Federica Sciarelli, che ha partecipato sempre a tutte le commemorazioni, sbotta: «Sono molto arrabbiata per le dichiarazioni di Cossiga. Lui ha detto che sapeva chi ha ucciso Giorgiana ma che non lo rivelava per non addolorare la famiglia. Sono affermazioni gravissime: chi ha una notizia di reato deve informare subito l’autorità giudiziaria. Non fosse altro per rispetto di una famiglia che è stata distrutta. Sono convinta che la mamma di Giorgiana, Aurora, e il papà, Angelo, si siano lasciati morire per il dolore». Per anni, da quel 12 maggio, Federica e gli altri suoi compagni di classe sono tornati a casa Masi. «Trascorrevamo interi pomeriggi nel salotto, quasi mai parlando di Giorgiana. La signora Vittoria ci cucinava i biscotti, ne ricordo ancora l’odore. Erano unafamiglia perbene». Di Giorgiana, Sciarelli ha frammenti di ricordi: «Faceva politica, ma come noi era una non violenta. Non era neppure, come spesso si è detto, dei radicali. Aveva idee di sinistra. E quel pomeriggio scappavamo tutti dalle pallottole della polizia. Molto brava a scuola, faceva disegni bellissimi mentre ascoltava le lezioni. Era esile. Magra. Portava il busto e pesava 43 chili. E chissà, ci siamo sempre chiesti, se quel proiettile avesse colpito un corpo più robusto...». Federica, che pure faceva politica, dal quel 12 maggio racconta di «aver smesso. Certo, andai poi a tutte le manifestazioni per Giorgiana, ma quel pomeriggio segnò il punto di non ritorno. Con la mia classe ci legammo in modo unico. Tanto che quando pochi giorni dopo la morte comparvero le scritte "Giorgiana puttana" vicino alla sede del Msi, la sera andammo tutti a cancellarle. Anche chi non aveva mai fatto politica». Oggi, Federica Sciarelli vorrebbe soltanto una cosa per quella sua compagna di classe che sulla carta di identità aveva il nome storpiato in «Giorgina»: «La verità su chi le sparò. Se qualcuno sa, parli. Lo dico anche all’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga». Angela Frenda