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 2007  maggio 13 Domenica calendario

Negli Usa calano le separazioni ma crescono le coppie di fatto. Corriere della Sera 13 maggio 2007. Visto che abbiamo voluto fare gli americani, chiamando il giorno della famiglia Family Day, non è inutile segnalare quanto succede dall’altra parte dell’oceano

Negli Usa calano le separazioni ma crescono le coppie di fatto. Corriere della Sera 13 maggio 2007. Visto che abbiamo voluto fare gli americani, chiamando il giorno della famiglia Family Day, non è inutile segnalare quanto succede dall’altra parte dell’oceano. Due giorni fa sono stati pubblicati i risultati di un’inchiesta coordinata dalla Associated Press che ha interpellato venti studiosi. Si è partiti dai numeri che, come sempre, sono tenaci e che qualche motivo di stupefazione lo suggeriscono. E’ emerso che la percentuale dei divorzi è diminuita di un terzo a partire dal 1981. Su mille persone c’erano 5.3 divorzi e la percentuale è scesa a 3.6. Ma qual è la prima ragione di questa diminuzione della percentuale che può apparire, a prima vista, consolante? L’ottimismo scompare se si considera che, dal 1960, il numero delle coppie che convive senza sposarsi è decuplicato e che la percentuale di matrimoni è calata del 30% negli ultimi venticinque anni. Inoltre, gli americani prima di sposarsi aspettano cinque anni in più. Il tempo di meditazione insomma si è molto allungato. A fronte di questi dati, gli studiosi della Heritage Foundation, che ha una tendenza conservatrice, sottolineano la gravità della situazione. Dicono che la semplice coabitazione è molto fragile e che il matrimonio incide positivamente sulla stabilità di una coppia. Per questo, per rafforzare il matrimonio, alcune associazioni offrono programmi di aiuto e sostegno per le coppie sposate destinando fondi di grande entità, per altro messi a disposizione dal Department of Health and Human Services. Questi aiuti si sviluppano anche nella direzione di cercare di rigenerare l’intimità che la coppia aveva quando si è sposata. Un altro aspetto interessante dell’indagine è costituito dal fatto che gli studiosi individuano maggiori possibilità di successo del matrimonio per le coppie istruite e benestanti. Insomma i soldi e la cultura aiutano. Ad esempio, confrontando i matrimoni dei primi anni ’70 con quelli dei primi anni ’90, emerge che la percentuale di divorzi è scesa di unterzo tra le donne che hanno un’educazione scolastica. Ma naturalmente l’istruzione e le possibilità economiche non devono concentrarsi in uno solo dei coniugi; ricchi entrambi è meglio. Perciò bisogna che soprattutto i poveri e le famiglie meno istruite abbiano aiuti e sostegno, perché molti non hanno avuto alcuna educazione matrimoniale. Del resto i sociologi sottolineano che le donne che hanno una buona cultura scolastica hanno imparato a vivere il matrimonio non secondo i rigidi ruoli di un tempo ma in un modo più coordinato con il coniuge nell’ambito della condivisione delle responsabilità e degli impegni. Infine, l’indagine segnala un’altra opinione importante che individua la causa del rifiuto del matrimonio da parte delle giovani coppie nel fallimento del matrimonio dei loro genitori. Insomma l’esperienza dei parenti finisce per distogliere dalla scelta delle nozze. Due docenti universitari, che stanno insieme felicemente da dieci anni e che avevano avuto i genitori divorziati, al quesito sul matrimonio hanno risposto in modo tagliente: "Il matrimonio non è affare nostro. Abbiamo amici sposati e li sosteniamo con affetto" per poi concludere polemicamente: "Non ci pare elegante sposarci fino a che il matrimonio non sarà una possibilità anche per gli omosessuali, in tutto il paese". Cesare Rimini