Corriere della Sera 12/05/2007, pag.53 Sergio Luzzatto, 12 maggio 2007
La ghigliottina di Lotta Continua. Corriere della Sera 12 maggio 2007. Figlio del commissario di polizia Luigi, il giornalista Mario Calabresi ha dedicato alla vicenda della sua famiglia e di altre vittime del terrorismo un libro tanto intenso quanto lucido, «Spingendo la notte più in là» (Mondadori), che Pierluigi Battista ha recensito sul «Corriere» del 5 maggio scorso
La ghigliottina di Lotta Continua. Corriere della Sera 12 maggio 2007. Figlio del commissario di polizia Luigi, il giornalista Mario Calabresi ha dedicato alla vicenda della sua famiglia e di altre vittime del terrorismo un libro tanto intenso quanto lucido, «Spingendo la notte più in là» (Mondadori), che Pierluigi Battista ha recensito sul «Corriere» del 5 maggio scorso. Fra i numerosi episodi di linciaggio morale cui il «boia Calabresi» venne sottoposto dalla sinistra extraparlamentare, ce n’è uno che più degli altri colpisce chi di mestiere faccia lo storico. Secondo le parole del figlio di Calabresi: «Non molto tempo dopo la mia nascita il quotidiano Lotta continua ritraeva mio padre con me in braccio intento a insegnarmi a decapitare, con una piccola ghigliottina giocattolo, un bambolotto che rappresentava un anarchico». Chissà se coloro che, all’inizio degli anni Settanta, tratteggiarono del commissario Calabresi un’immagine così caricaturale e infamante, sapevano di iscriversi in una tradizione vecchia di quasi duecento anni. Nella Francia del 1795, all’epoca del Termidoro, la propaganda controrivoluzionaria aveva diffuso esattamente questa immagine per screditare gli uomini della Rivoluzione: deputato della Montagna, il giacobino Sylvain Lejeune venne arrestato, per ordine della Convenzione nazionale, con l’accusa di essersi fatto costruire una ghigliottina in miniatura, per decapitare i polli e tagliare la frutta che si faceva servire in tavola… Chissà se gli zelanti rivoluzionari di Lotta continua sapevano di maneggiare contro il commissario Calabresi le icone più becere della cultura politica reazionaria. Sergio Luzzatto