Corriere della Sera 12/05/2007, pag.25 Erika Dellacasa, 12 maggio 2007
Stipendio per disintossicarsi alla ragazza della linea 64. Corriere della Sera 12 maggio 2007. Genova
Stipendio per disintossicarsi alla ragazza della linea 64. Corriere della Sera 12 maggio 2007. Genova. Autisti di mezzi pubblici tossicodipendenti? Per legge non possono essere sottoposti a controlli, se non volontariamente. Ben lo sa l’Azienda municipalizzata di Genova, l’Amt, che due anni fa affrontò il caso di un’autista ventottenne, Federica Moro, che, sotto l’effetto di un cocktail di metadone e alcol, andò fuori strada e restò con il bus in bilico su un precipizio. A bordo dodici persone. Strage sfiorata. L’azienda non poteva effettuare test obbligatori allora, non potrebbe adesso. Federica Moro, processata per guida in condizioni alterate e lesioni colpose, ha patteggiato la condanna a un’ammenda e una multa per complessivi 2.670 euro. L’Amt che all’indomani dell’incidente, avvenuto il 3 maggio 2005, voleva licenziarla ha poi raggiunto un accordo con il sindacato: la dipendente sta seguendo un percorso di recupero della durata di tre anni, durante i quali ha garantito il 40 per cento dello stipendio. Cifra concordata tra azienda e sindacati. Al termine della terapia rientrerà al lavoro: «A fronte delle certificazioni del buon esito del recupero – dice il direttore di Amt Stefano Pesci – la reintegreremo. Ma non come autista». Pesci è amareggiato, cinque dirigenti Amt sono tutt’ora sotto processo per concorso in guida in stato alterato. «Ci eravamo impegnati con il Comune a elaborare una proposta di legge che rendesse obbligatori i drug-test per chi conduce mezzi pubblici – spiega ”. Nessuno ha ritenuto di doverne fare una priorità e portarla avanti in Parlamento. E’ rimasta lettera morta. I drug-test non si possono fare perché la legge sulla privacy lo vieta e quando noi li chiediamo ai dipendenti al limite potremmo anche essere denunciati». L’escamotage è chiedere al dipendente «sospetto» di sottoporsi volontariamente al controllo, ma quante volte lo si può fare? «Per la legge italiana oggi non è possibile alle aziende dare la garanzia che chi è alla guida di un mezzo pubblico non faccia uso di sostanze stupefacenti – dice Pesci ”. Esiste un dpr del 1990 che prevede controlli obbligatori ma in 17 anni non è stato fatto il decreto attuativo». Federica Moro quando rischiò di trascinare in una scarpata le persone che erano con lei sul bus della linea 64 sulle alture del Righi, si stava sottoponendo a una terapia disintossicante: «Non volevo guidare su quella linea difficile – dichiarò ”, avevo chiesto di essere destinata a tragitti in piano». Dopo un anno di assenza per malattia aveva appena superato l’esame medico di idoneità alla guida condotto dalla commissione tecnica delle Ferrovie, competente in materia. La dottoressa che l’aveva «promossa» disse al giudice che la ragazza «non aveva dichiarato di essere tossicodipendente» e lì si era fermato l’accertamento. «Mia figlia ora sta seguendo la terapia – dice Pina Corrias, madre di Federica ”. Quella mattina quando uscì di casa stava bene. Quello che è successo da casa alla rimessa non lo so. Leggendo della tragedia del pullman di Vercelli, di quei due bambini morti, penso che a noi, nella disgrazia, le cose sono andate bene. Il bus si è fermato in tempo. Sono più che d’accordo che i test per droga e alcol siano obbligatori per gli autisti, vorrei che iniziassero a farli domani, a tutti. Mia figlia non è certo la sola ad avere quel problema e lei ne è voluta uscire». Erika Dellacasa