Corriere della Sera 12/05/2007, pag.11 Mario Sensini, 12 maggio 2007
Via 101 commissioni, resiste quella di Cavour. Corriere della Sera 12 maggio 2007. Roma. Il gruppo di lavoro «Ma che musica maestro», la «Commissione consultiva per la danza» e quella «per i circhi e lo spettacolo viaggiante», la «Commissione nazionale per il pioppo», l’«Unità di coordinamento delle norme commerciali sui materiali di moltiplicazione vegetativa della vite», la «Commissione per la valutazione morfologica dei cavalli di razza puro sangue inglese e trottatore italiano, ai fini della loro iscrizione nel repertorio degli stalloni delle razze medesime» resistono fieri
Via 101 commissioni, resiste quella di Cavour. Corriere della Sera 12 maggio 2007. Roma. Il gruppo di lavoro «Ma che musica maestro», la «Commissione consultiva per la danza» e quella «per i circhi e lo spettacolo viaggiante», la «Commissione nazionale per il pioppo», l’«Unità di coordinamento delle norme commerciali sui materiali di moltiplicazione vegetativa della vite», la «Commissione per la valutazione morfologica dei cavalli di razza puro sangue inglese e trottatore italiano, ai fini della loro iscrizione nel repertorio degli stalloni delle razze medesime» resistono fieri. Loro ed altri 395 comitati, commissioni, gruppi di lavoro, task force, nuclei, unità, conferenze, consulte, giurie, osservatori, tavoli, consigli e segreterie ministeriali. Tutti passati dignitosamente indenni al primo grande repulisti avviato dal governo Prodi per abbattere i costi della politica. «E ORA UNA LEGGE» – Vero è che la battaglia è appena all’inizio. Il ministro per l’Attuazione del Programma, Giulio Santagata, ha annunciato ieri la costituzione di un gruppo di lavoro composto dallo stesso presidente del Consiglio e i rappresentanti di alcuni ministeri, poi l’intenzione del governo di preparare un Libro bianco sui costi della politica, e infine anche una legge per abbatterli. Come è vero, però, che i risultati della prima offensiva hanno solo scalfito la potenza della burocrazia. Dei 512 comitati ministeriali passati in rassegna, una varietà che farebbe impallidire i massimi esperti europei di «comitologia», dopo le decisioni prese ieri dal governo ne sopravvivono 401, venti sono stati accorpati e 81 soppressi. Con un risparmio nel 2007, rispetto al 2005, di 18 milioni di euro: 36 miliardi di vecchie lire. Ovvero, giusto per dare un’idea, tanto quanto sono aumentati tra il 2005 e il 2006 i costi di Camera, Senato, Quirinale e Corte Costituzionale. RISPARMI IMPOSSIBILI – Un passettino nella giusta direzione, comunque. Come quelli che il governo Prodi aveva già mosso sin dal mese di luglio dell’anno scorso, con il decreto Visco-Bersani, poi con la sua prima Legge finanziaria. A regime, da quelle misure che riguardano gli stipendi dei parlamentari, le consulenze e le auto blu dei ministeri, i doppi incarichi degli amministratori di Regioni, Comuni e Province, le società controllate dagli enti locali, il governo contava di ricavare 340 milioni di euro. In battaglia, però, la politica italiana si sta dimostrando come la mitica Idra, la cui testa, tagliata, rispuntava in un attimo. E così è stato con gli stipendi dei governatori e dei consiglieri regionali. Tagliati del 10% dall’ultima Finanziaria del centrodestra, ma solo per pochi mesi. Il tempo di presentare i ricorsi e quello che c’è voluto alla Consulta per decidere: Finanziaria illegittima. Morale, tutto da rifare, con le buste paga tornate esattamente come prima, e i risparmi (quasi 200 milioni di euro) cancellati. Inutile dire che quello era solo il primo dei ricorsi arrivati a sentenza presentati da Regioni ed enti locali alle norme taglia-sprechi che da qualche anno fanno timidamente capolino nella Legge finanziaria. Altri se ne attendono già nelle prossime settimane e l’esito, considerata la sistematica censura della Consulta sull’invasione del governo nel campo delle autonomie locali, non lascia granché all’ottimismo. MANCANO 2 MILIARDI – Al nuovo governo non è comunque andata meglio. Il piano del ministro dell’Economia per tagliare il grosso degli sprechi nei ministeri previsto dalla Finanziaria dell’anno scorso, ad esempio, è rimasto fermo al palo. Padoa-Schioppa contava su un risparmio di spesa di ben 4 miliardi di euro quest’anno, ma se va bene, secondo le ultime stime, si arriverà a tagliarne forse due. I colleghi di Padoa-Schioppa appaiono assai recalcitranti, e a dire il vero anche lo stesso ministro dell’Economia sta incontrando parecchie difficoltà con i sindacati sul piano per la riorganizzazione del ministero, con la riduzione e l’accorpamento delle sedi provinciali. Fatto sta che a quanto è dato sapere, finora l’unico piano approvato è stato quello del ministero dello Sviluppo economico. Uno su diciotto, e metà dell’anno se n’è già andata. Anche la campagna contro gli «enti inutili» lanciata da Silvio Berlusconi fin dal lontano ’94, poi confermata da tutti i suoi successori, prosegue con esiti sconsolanti. Immarcescibili, ne restano in piedi ben 138. Anzi 139, perché oltre a questi c’è anche il surreale «Ispettorato generale degli enti disciolti», costituito come divisione della Ragioneria dello Stato proprio per abbattere la foresta degli enti di riconosciuta, quasi sempre decennale, inutilità. Inequivocabile e costosissima: 400 milioni di euro l’anno. COMMISSIONI CENTENARIE – L’importante è andare avanti. E anche la soppressione degli 81 comitati ministeriali decisa ieri può consolare. Come, nel loro piccolo, anche i 105 euro di tagli alla spesa della «Commissione per l’assegnazione del vitalizio agli sportivi indigenti» che tuttavia resta in piedi nel ministero retto da Giovanna Melandri. Oppure la soppressione del «Comitato di coordinamento per la sperimentazione dell’attività di pesca dei molluschi bivalvi con draga idraulica nei compartimenti marittimi di Ancona e S. Benedetto del Tronto». Uno dei 6 comitati soppressi all’Agricoltura, che però ne mantiene in vita altri 57. Solo il ministero dell’Istruzione ne ha di più. Dopo averne tagliati 36, al ministro Beppe Fioroni ne sono rimasti 61, tra i quali il «Forum dei genitori» e le «Commissioni per lo scarto d’archivio», il «Gruppo di lavoro progetto lettura» e quello «Ma che musica maestro». A tagliare più di tutti è stato Alfonso Pecoraro Scanio, ministro dell’Ambiente, da cui arrivano 6 dei 18 milioni di risparmio, ma al quale restano 14 comitati, tra i quali spicca una «Segreteria per la qualità della vita». Non tutti i ministri, però, hanno tagliato, anche se qualcuno ha comunque razionalizzato. Come Alessandro Bianchi ai Trasporti e Giuliano Amato all’Interno, così anche Francesco Rutelli, ministro dei Beni culturali, ha ritenuto opportuno conservare tutte le sue commissioni. Trentuno: comprese quelle consultive sulla danza, la musica, il teatro, la «Giuria per i premi di qualità», il «Comitato per i premi agli esportatori del libro», e la «Commissione per la pubblicazione dei carteggi del Conte di Cavour». In piedi dal 1913. Mario Sensini