Corriere della Sera 12/05/2007, pag.9 Paola Di Caro, 12 maggio 2007
Conflitto d’interessi, sì al testo Martedì in Aula alla Camera. Corriere della Sera 12 maggio 2007
Conflitto d’interessi, sì al testo Martedì in Aula alla Camera. Corriere della Sera 12 maggio 2007. Roma. Con il sì di un centrosinistra non compatto e tra le proteste durissime dell’opposizione, la Commissione Affari costituzionali ha ieri approvato il testo di riforma della normativa sul conflitto di interessi, che da martedì prossimo approda alla Camera. Fa dunque il primo, importante passo il provvedimento che fa infuriare Silvio Berlusconi, convinto che si tratti di un «killeraggio politico» ai suoi danni, e che ha due parole chiave: incompatibilità e «blind trust». Passando dal princìpio ispiratore dell’attuale legge che sotto controllo vadano tenuti gli atti di chi governa a quello che il conflitto di interessi riguarda l’individuo che si trovi a detenere certe proprietà o partecipazioni, il ddl prevede in primo luogo l’incompatibilità tra qualunque attività imprenditoriale o professionale collegata al ministero che si voglia guidare, nonché quella tra patrimoni superiori a 15 milioni di euro o titolarità di concessioni pubbliche e compiti di governo. Chi si trovi in una situazione di questo genere – recita il testo – dovrà «eliminare la causa» dell’incompatibilità in accordo con l’autorità di controllo. Se invece – sarebbe il caso di Berlusconi – il componente del governo detiene «partecipazioni rilevanti in settori sensibili (difesa, energia, credito, comunicazioni di rilevanza nazionale)» o comunque in un «medesimo settore di mercato», dovrà affidare i suoi beni a un «blind trust», un gestore indipendente che amministrerà il patrimonio a insaputa del proprietario. Un provvedimento equilibrato, secondo il relatore nonché presidente della commissione Luciano Violante, lo stesso sul quale «il centrodestra si espresse a favore» ai tempi del primo governo Prodi. Un provvedimento che però oggi risulta insensato secondo l’azzurro Donato Bruno perché «non si possono trapiantare modelli stranieri, come il blind trust, su un sistema complesso e totalmente diverso come è quello italiano. Al massimo, si possono inasprire le sanzioni oggi previste o creare un comitato di controllo parlamentare». Ben più alti i toni usati dal coordinatore azzurro Sandro Bondi, che parla di un ddl «incostituzionale e aberrante», e anche Gianfranco Fini attacca una «legge fatta contro Berlusconi». Ci sarà battaglia insomma in Aula, e non sarà facile per la maggioranza condurre in porto la nave. Anche perché ieri ben tre componenti del centrosinistra hanno mostrato il loro dissenso sul provvedimento: il Pdci e l’Udeur non hanno partecipato al voto, scontenti per ragioni opposte (i comunisti di Diliberto chiedono l’ineleggibilità, Mastella considera «ad personam» la legge) e i dipietristi si sono astenuti perché giudicano troppo morbida la normativa. E però né tra gli azzurri – «Purtroppo non ci ripenseranno, sanno che è una legge sbagliata ma andranno fino in fondo» si lamenta Bruno ”, né nella maggioranza si pensa che il testo possa essere abbandonato cammin facendo: «Lo modificheremo dove serve – conferma Gianclaudio Bressa, della Margherita ”, ma l’impianto fondamentale è serio, efficace e non si cambia. Il Pdci e l’Idv? La prossima settimana ci sarà un incontro di maggioranza dal quale, sono certo, usciremo uniti perché questa è la giusta mediazione. L’Udeur? una contrarietà che ha anche altre ragioni politiche... Ma io non ho dubbi: questo provvedimento lo approviamo». Paola Di Caro