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 2007  maggio 07 Lunedì calendario

Anno IV - Centosessantasettesima settimanaDal 30 aprile al 7 maggio 2007Francia Il nuovo presidente della Repubblica francese è Nicolas Sarkozy, 52 anni, sposato con Cécile (matrimonio in bilico), tre figli, ministro dell’Interno fino a ieri e per una ventina d’anni sindaco di Neuilly, città di un milione d’abitanti attaccata a Parigi

Anno IV - Centosessantasettesima settimana
Dal 30 aprile al 7 maggio 2007

Francia Il nuovo presidente della Repubblica francese è Nicolas Sarkozy, 52 anni, sposato con Cécile (matrimonio in bilico), tre figli, ministro dell’Interno fino a ieri e per una ventina d’anni sindaco di Neuilly, città di un milione d’abitanti attaccata a Parigi. un uomo di destra: due anni fa ha chiamato ”racaille”, cioè feccia, i rivoltosi della periferia, si proclama amico degli americani, dichiara di stare dalla parte di chi è derubato contro i ladri, eccetera. Insomma, un duro: gli avversari dicono che si crede Napoleone (è effettivamente piccolo di statura) e la candidata socialista, Ségolène Royal, ha tentato di fermarne l’ascesa gridando, il sabato prima del voto, che metteva in pericolo la democrazia. Non è servito a niente: Sarkozy ha ottenuto quasi il 54 per cento dei voti, Ségolène il 46 e qualcosa. La sinistra spera di prendersi la rivincita ai primi di giugno, quando ci saranno le elezioni legislative.

Ospedali Nell’ospedale di Castellaneta, in provincia di Taranto, la signora Cosima Ancona, 73 anni, cardiopatica ma non grave, è morta perché il tubo che doveva darle l’ossigeno le buttava invece in corpo protossido d’azoto. Anche un altro paziente, Pasquale Mazzone di 82 anni, potrebbe essere morto per lo stesso motivo e sui due cadaveri i magistrati hanno disposto l’autopsia. Si teme che i morti da protossido in quella struttura possano essere addirittura otto, e intanto un caso analogo sembra essere scoppiato a Siena e forse anche in altri ospedali: i Nas hanno disposto il sequestro di una settantina di impianti, tutti costruiti dalla ditta Ossitalia di Bitonto (Bari).

Sinistra Sabato 5 maggio è nata una nuova formazione a sinistra dei Ds, dovrebbe trattarsi - se non abbiamo perso il conto - del sesto partito in quell’area. Si chiama Sinistra democratica, la capeggiano Cesare Salvi, Gavino Angius e soprattutto Fabio Mussi (che ne è il coordinatore), l’hanno fatta nascere gli ex diessini in disaccordo con Fassino, quelli cioè che se ne sono andati per non fondersi con la Margherita nel Partito democratico. Al Palazzo dei Congressi di Roma, dove è avvenuto l’atto fondativo, si sono precipitati anche i transfughi delle epoche precedenti, coloro che, non condividendo le varie scelte che hanno segnato la vita del post-Pci negli ultimi quindici anni, hanno a loro volta dato luogo ad altre formazioni: quelli di Rifondazione, quelli del Pdci (Cossutta è stato accolto da una standing ovation), Occhetto ecc. probabile che questi spezzoni (con lo Sdi e i Verdi) si mettano poi in qualche modo insieme per dar vita a un soggetto di ispirazione marxista capace di raccoglie tra il 10 e il 15 per cento dei consensi. Mussi, nel suo discorso, ha detto: «Siamo una forza moderata che con il Partito democratico vuole dialogare e fare alleanze». La sensazione che si tratti di una specie di nuovo Pci e che a questo punto i fuoriusciti siano in realtà i diessini è forte. L’effetto sullo schieramento sarà in ogni caso quello di spingere verso il centro il Partito democratico, il cui congresso fondativo dovrebbe svolgersi il prossimo 16 ottobre. Turbolenze anche a destra dove Storace e la Santanché, in rotta con Fini e restii a una fusione-federazione con Forza Italia, meditano l’uscita da An e la creazione di un nuovo soggetto politico a destra.

Referendum Dal 24 aprile è in corso la raccolta delle firme per il referendum elettorale, cioè per una consultazione da tenere l’anno prossimo in cui si chieda agli elettori di tagliare certe parti dell’attuale legge elettorale in modo che: 1) il premio di maggioranza non vada più a una coalizione di partiti, ma a una singola lista, quella cioè che avrà preso più voti; 2) la stessa persona non possa candidarsi contemporaneamente in più collegi diventando arbitra di chi entrerà poi effettivamente in Parlamento (sistema delle rinunce); 3) non sia consentito l’ingresso alla Camera ai partiti che non ricevono almeno il 4 per cento dei voti e al Senato ai partiti che non prendono almeno l’8. La raccolta (bisogna mettere insieme almeno 500 mila firme) procede assai bene, con gran dispetto dei piccoli partiti che l’eventuale vittoria del sì cancellerebbe dal panorama politico. Mastella ha già annunciato che farà cadere il governo piuttosto che permettere lo svolgimento della consultazione e giovani di Rifondazione, durante la festa del 1° maggio, hanno dato l’assalto al tavolo per la raccolta delle firme posto in piazza San Giovanni a Roma, distruggendo un mucchio di schede e insolentendo Mario Segni, uno dei promotori: il giorno prima Bertinotti s’era permesso di dire che il referendum mette in pericolo la democrazia, opinione da cui i giovani teppisti di Rifondazione si sono evidentemente sentiti coperti. Infine, il giudice della Corte Costituzionale, Romano Vaccarella, con un gesto forse eccessivo, s’è irrevocabilmente dimesso dalla Consulta perché offeso dalle dichiarazioni di Mastella e Pecoraro Scanio che si son detti certi dell’inammissibilità dei quesiti referendari. Vaccarella pensa che si sia trattato di un’interferenza nel lavoro della Corte da cui il governo avrebbe dovuto prendere le distanze.

San Giovanni A piazza San Giovanni ne è successa un’altra, e cioè: il comico-cantante Andrea Rivera ha attaccato dal palco la Chiesa con queste frasi: «Mi dispiace che la Chiesa non abbia concesso i funerali a Welby dopo averli concessi a Pinochet, a Franco, e a uno della Banda della Magliana. Del resto, Cristo sulla croce accanto non aveva malati, ma ladroni». E: «Il Papa ha detto di essere contrario all’evoluzionismo, ha ragione, la Chiesa non si è mai evoluta». Il giorno dopo l’Osservatore romano se ne è uscito con un titolo spropositato, che lo accusava addirittura di terrorismo. Il nervosismo delle gerarchie - criticato persino da un innamorato del Papa come Giuliano Ferrara - è stato anche provocato dall’apparizione di numerose scritte minacciose contro il presidente della Cei, Angelo Bagnasco (da ultimo a Napoli). Alla curia di Genova è poi stata recapitata una busta contenente un bossolo e una foto dello stesso Bagnasco sormontata da una svastica. Tutti segnali preoccupanti in vista della manifestazione indetta per sabato prossimo da numerose associazioni cattoliche in difesa della famiglia e contro i Dico (’Family Day”).

Rumeni Ai funerali di Vanessa Rossi - uccisa nella metropolitana di Roma dalla punta di un ombrello che le era stata infilata nell’occhio sinistro con tanta forza da lederle il cervello - la madre ha chiesto l’ergastolo per la colpevole, la folla ha gridato «No» quando il sacerdote ha ricordato la virtù cristiana del perdono, il presidente della Regione Lazio è stato preso a parolacce e insomma quel delitto - forse dovuto soprattutto a una circostanza disgraziata - ha rivelato un rancore profondo degli italiani verso gli stranieri e verso i rumeni in particolare. L’assassina è infatti una prostituta rumena di 21 anni, Doina Matei, scovata quasi subito nella pensione di Tivoli Nuova dove viveva con l’amica Costantina, 17 anni, prostituta a sua volta e che le era vicina al momento del fatto. Doina piange e dice che s’è trattato di un incidente, certi testimoni riferiscono che ha aggredito Vanessa, altri sostengono che a cominciare la lite fu invece Vanessa che avrebbe dato a Doina una spinta da cui la rumena si sarebbe difesa alzando l’ombrello. In base a questa versione il puntale nell’occhio non sarebbe stato che una fatalità.