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 2007  aprile 30 Lunedì calendario

Anno IV - Centosessantaseiesima settimanaDal 23 al 30 aprile 2007Rignano Due giudici di Tivoli, che si chiamano Marco Mansi (pubblico ministero, cioè l’accusatore) ed Elvira Tamburelli (cioè il gip, il magistrato che giudica la fase preliminare, teoricamente ponendosi al di sopra delle parti), ritengono che nella scuola elementare-materna "Olga Rovere" di Rignano Flaminio, piccolo centro di ottomila anime alle porte di Roma, si siano compiuti gravi atti di pedofilia ai danni di almeno sedici bambini di tre-quattro anni, e hanno perciò ordinato l’arresto di sei persone che si trovano ancora in carcere mentre scriviamo

Anno IV - Centosessantaseiesima settimana
Dal 23 al 30 aprile 2007

Rignano Due giudici di Tivoli, che si chiamano Marco Mansi (pubblico ministero, cioè l’accusatore) ed Elvira Tamburelli (cioè il gip, il magistrato che giudica la fase preliminare, teoricamente ponendosi al di sopra delle parti), ritengono che nella scuola elementare-materna "Olga Rovere" di Rignano Flaminio, piccolo centro di ottomila anime alle porte di Roma, si siano compiuti gravi atti di pedofilia ai danni di almeno sedici bambini di tre-quattro anni, e hanno perciò ordinato l’arresto di sei persone che si trovano ancora in carcere mentre scriviamo. I sei imputati sono tre maestre e una bidella, il marito di una delle maestre - autore televisivo (Buona domenica) e da molti anni specializzato in programmi tv per ragazzi - e un nativo dello Sri Lanka a suo tempo addetto a una pompa di benzina del paese. Tra i genitori che accusano spicca la scrittrice-attrice Roberta Lerici, tre figli alla Olga Rovere, i primi due negli anni passati (senza incidenti di sorta), l’ultimo ritirato a gennaio. Secondo i carabinieri, i magistrati e il gruppo di genitori che ha lanciato l’allarme, le maestre caricavano i piccoli su un pullmino durante l’orario di scuola e li portavano in almeno tre case di Rignano dove si giocava a "dito dritto", a "io mangio, tu mangi", allo "scatolone" eccetera. Il primo giorno, informando i giornalisti, i magistrati sostennero che l’attività della banda era documentata da più di cento pagine di prove, da foto e video che evidentemente venivano inseriti nel circuito commerciale della pedofilia mondiale, che ”parecchie bambine” risultavano deflorate e almeno sei bambini presentavano vistose tracce di arrossamento all’ano. Dal secondo giorno in poi s’è saputo che il rapporto contenente l’accusa è di 57 pagine, che non sono stati trovati da nessuna parte né foto né video, che su sei bambini visitati cinque non presentano alcuna traccia di violenza e la sesta ha un segno che potrebbe esser congenito. La scuola (considerata un modello fino all’anno scorso) ha aule di pareti trasparenti e nessuno ha spiegato come si sarebbero potuti portar fuori gli alunni (e anche spesso) senza che nessuno se ne accorgesse. Tutta l’accusa si basa, finora, su racconti fatti dagli stessi bambini di tre-quattro anni ai loro genitori, che li sollecitavano a parlare e che hanno poi consegnato i foglietti contenenti queste dichiarazioni e qualche videoregistrazione dei loro interrogatori privati a una psichiatra di nome Marcella Battisti Fraschetti, di anni 73, studio in Santa Maria Galeria, la quale ha giudicato quelle confessioni fatte in casa plausibili e ha sostenuto che i piccoli di tre-quattro anni non vedono il mondo con gli occhi dei loro genitori.

Cogne I giudici della Corte d’Assise d’Appello di Torino hanno concesso le attenuanti generiche ad Annamaria Franzoni e l’hanno condannata a sedici anni di carcere. La sentenza di primo grado aveva stabilito una reclusione di trent’anni. Si tratta dunque, per la mamma di Cogne, di scontare una pena pressoché dimezzata. E tuttavia la famiglia Lorenzi e il nuovo difensore Paola Savio - subentrata a Carlo Taormina come semplice avvocato d’ufficio - hanno annunciato il ricorso in Cassazione. Dunque Annamaria (che giudica "ingiusta" anche quest’ultima condanna) non finirà per ora in carcere, dato che la condanna non è definitiva. Per la sparuta minoranza di lettori che non sapessero di che cosa parliamo, ricordiamo che il 30 gennaio 2002, in una villetta di Montroz, frazione di Cogne, una mamma disperata chiamò la guardia medica, gridando che «il bambino butta sangue dalla bocca». I soccorritori trovarono pochi minuti dopo il piccolo Samuele Lorenzi, di tre anni appena compiuti, con la testa fracassata da diciassette colpi inferti con un corpo contundente, e il cervello che gli fuoriusciva dalle orecchie. La mamma che gridava era, appunto, Annamaria Franzoni. Il piccolo Samuele morì in ospedale dopo un’ora e mezza.

Roma Vanessa Rossi, una ragazza di 22 anni, è stata uccisa alla fermata della metropolitana della stazione Termini da un’altra passeggera, con cui stava litigando, che le ha infilato la punta dell’ombrello nell’occhio sinistro, spingendo il colpo fino a ledere il cervello. Erano le tre del pomeriggio di giovedì 26 aprile. Trasporto d’urgenza al Policlinico, due operazioni pressoché impossibili e dopo qualche ora la morte. Le telecamere hanno però filmato tutto: l’assassina era in compagnia di un’altra donna che le ha dato manforte. Nel video si vedono perfettamente la folla che preme per uscire dal vagone, l’inizio dell’alterco, il colpo, Vanessa che giace a terra in un lago di sangue. Le due donne - dicono quelli che hanno visto il filmato - appaiono belle, eleganti, vestite di bianco, una con la coda di cavallo, l’altra con una t-shirt nera sotto la camicia, tutt’e due con un cappelletto in testa. Hanno lasciato l’ombrello sul posto, ci sono le impronte digitali, non sarà semplice nascondersi. Tutta Roma gli sta dando la caccia. Vanessa aveva appena trovato un piccolo lavoro, era in prova in una gelateria di via dei Serpenti, a pochi minuti dalla stazione. Voleva fare l’ultimo tratto a piedi, per tenersi in forma.

Milano Un regolamento di conti tra cinesi, con due morti, è naturalmente finito in prima pagina, essendo avvenuto in quella Chinatown milanese che pochi giorni fa ha manifestato compatta contro le pretese vessazioni del Comune. Proprio durante l’esecuzione - venerdì 27 aprile, pomeriggio inoltrato -, rappresentanti della comunità cinese e del sindaco stavano discutendo delle nuove regole da adottare. I due morti sono giovanissimi (19 e 20 anni), si chiamavano Zheng Hui e Wei Zhou, sono figli di immigrati cinesi che stanno ancora da noi, erano a loro volta piccoli gangster, ragazzi di quella terza generazione che non intendono spaccarsi la schiena come i loro genitori e vivono di estorsioni, sequestri-lampo mai denunciati eccetera. Gli assassini, idem: due ragazzi non ancora identificati che al termine di una discussione hanno tirato fuori le pistole. Zheng e Wei sono scappati a perdifiato, gli altri due li hanno inseguiti sparandogli addosso almeno quindici colpi e prendendoli alla schiena e alla nuca. Cadaveri tra le macchine parcheggiate in via Messina, a trenta metri da via Paolo Sarpi. Ci sono video anche qui, e forse la foto di un passante che ha immortalato col telefonino gli assassini.

Berlusconi La Corte d’Appello di Milano ha completamente assolto Berlusconi dall’accusa di aver corrotto i giudici di Roma che dovevano pronunciarsi sul caso Sme. Anche se la sentenza allude alla vecchia formula dell’’insufficienza di prove”, le parole adoperate da giudici sono inequivocabili: «per non aver commesso il fatto». La Procura di Milano - accusatrice - aveva chiesto una condanna a cinque anni.

Telecom Mentre scriviamo, si prepara l’offerta definitiva per Telecom: Mediobanca, Generali, Intesa e SanPaolo capeggiano una cordata, di cui fanno parte la spagnola Telefonica e i Benetton, per acquisire il cento per cento di Olimpia, la scatola che contiene il 18 per cento di Telecom. Il 60 per cento delle azioni di Olimpia sarà degli spagnoli, che, pur di entrare, hanno però rinunciato ad avere alcuna voce in capitolo: a nominare il consiglio d’amministrazione saranno le banche e i Benetton. Le azioni saranno pagate 2,82 euro, la stessa somma offerta da At&t e dai messicani di America Movil (che si ritirano). Per Pirelli - che da tutta l’operazione Telecom esce con una perdita a saldo di almeno cinque miliardi - si tratta comunque di un incasso di tre miliardi, sufficienti per azzerare i debiti e far ripartire gli investimenti.